Il TAR Liguria ha annullato la delibera della Giunta regionale del 10 luglio scorso, proposta dal presidente Marco Bucci che prevedeva (in deroga alla normativa statale ed europea) l’abbattimento a scopo ricreativo di 25.984 fringuelli e 11.058 storni, specie protette e non cacciabili. Il ricorso, presentato dalle associazioni LAC, LAV, LIPU, LNDC, ENPA e WWF, difese dall’avv. Claudio Linzola, ha portato i giudici amministrativi a dichiarare illegittimo il tentativo di autorizzare una vera e propria mattanza, che avrebbe dovuto svolgersi tra il 1° ottobre e il 16 novembre.
Secondo il TAR, la Regione non ha dimostrato alcuna circostanza speciale tale da giustificare il prelievo venatorio amatoriale di specie protette, esigenza che – come sottolineano i giudici – avrebbe potuto eventualmente essere soddisfatta cacciando specie non protette. La Regione Liguria è stata inoltre condannata al pagamento delle spese di giudizio, per un importo complessivo di circa 6.500 euro.
Già il 17 febbraio scorso le associazioni avevano scritto al presidente Bucci, senza ricevere risposta, denunciando l’inconsistenza delle motivazioni addotte: richiami al folclore, ai piatti tradizionali della cucina rurale ligure, fino alla presunta salvaguardia della ruralità e dei muri a secco. Argomentazioni definite forzate e surreali, tanto più considerando la grave carenza di organici nella vigilanza venatoria regionale.
La sentenza conferma un principio già affermato anche dalla Corte di Giustizia dell’Unione Europea, che nel 2021 ha censurato l’uso delle tradizioni come giustificazione per le deroghe venatorie. Fringuelli e storni restano specie protette, e la loro uccisione non ha nulla a che vedere con il patrimonio culturale ligure, ma rappresenta una aggressione al patrimonio naturale e una pratica sempre più rigettata dalla maggioranza dei cittadini.





