"Statue di oggi e statue d'antan. In altre epoche, oramai trascorse, per essere degni di essere ricordati per le imprese, vittoriose o meno, gli scritti, i sacrifici, con la realizzazione e l’esposizione pubblica di un monumento, di un cippo memoriale e, talora, perfino di una statua, occorreva aver compiuto azioni eccezionali per il bene e l’interesse collettivo cui tutti plaudivano riconoscendo le gesta, i contenuti, gli eroismi portati fino al martirio. Le ragioni di tale onore tributato risiedevano nei valori di coraggio, integrità morale, eccellenza letteraria, spirito di servizio spinto fino all’estrema rinunzia alla vita. Ora si dibatte sul conferimento del medesimo tributo onorifico a chi, peraltro con indubbie qualità, ha condotto la propria attività nel variegato mondo dello spettacolo e dell’intrattenimento beneficiando in vita di popolarità, successo e riconoscimenti economici di ogni genere" - dice un lettore, Giorgio Mantovani, commentando la possibilità di dedicare a Sanremo una statua al presentatore Pippo Baudo.
"Certamente è modo di stare al passo con i tempi e i costumi senza trascurare gli aspetti ludici come lo scatto dei consueti 'selfies' divenuti imprescindibili lungo la 'hall of fame' dei vincitori del Festival" - afferma - "Un costume che alimenta, grazie al telefono cellulare, la mania di immortalare un istante senza talvolta nemmeno viverlo".
"Tornando alla statua: siamo davvero sicuri che tutti siano d’accordo sull’iniziativa?" - chiede - "Sembrerebbe di sì poiché il solito messaggio che passa attraverso le reti social lo danno per scontato in quanto entrati in quella dimensione di messa in scena della comunicazione, secondo una logica ove ci si fa manipolare agevolmente oppure si tace".





