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Eventi | 07 gennaio 2026, 07:14

Festival di Sanremo, ipotesi strutture in spiaggia: tra voci, sicurezza e un equilibrio delicato

Le indiscrezioni su strutture temporanee si intrecciano con il quadro normativo: dalla gestione dell’arenile ai titoli necessari per eventi, fino alle ricadute su sicurezza e commercio locale

Festival di Sanremo, ipotesi strutture in spiaggia: tra voci, sicurezza e un equilibrio delicato

Le voci continuano a circolare e, pur restando prive di conferme ufficiali, si sono fatte nel tempo più articolate. Al centro delle indiscrezioni c’è l’ipotesi della realizzazione di grandi strutture temporanee sulla spiaggia dell’Arenella, in corso Trento Trieste, durante la settimana del Festival. Secondo quanto riferito da più fonti, si parlerebbe oggi di due strutture di dimensioni rilevanti, da circa 400 metri quadrati ciascuna (in una prima fase le voci facevano riferimento a un’unica struttura da circa 500 metri quadrati), destinate a ospitare eventi, ristorazione e intrattenimento.

Ad oggi non risultano progetti depositati né atti pubblici che confermino l’operazione. Ma proprio l’assenza di documentazione rende necessario guardare al contesto amministrativo e normativo in cui un’ipotesi del genere dovrebbe collocarsi. L’Arenella, infatti, non è un’area “libera” in senso generico: si tratta di un bene demaniale, sottoposto a regole precise, e ogni utilizzo dell’arenile deve essere sorretto da titoli formali.

Un primo nodo riguarda il titolo di utilizzo dell’area nel periodo del Festival. L’affidamento della gestione tecnica dell’Arenella aveva una scadenza fissata al 31 dicembre 2025, mentre il Festival si svolge tradizionalmente tra la fine di febbraio e l’inizio di marzo, con lavori preparatori che partirebbero già nelle settimane precedenti. Questo elemento rende, di fatto, irrilevante il riferimento all’ultimo gestore dell’area per quanto riguarda l’evento: alla data del Festival, infatti, la concessione risulta scaduta e l’arenile rientra nella piena disponibilità dell’ente concedente, salvo proroghe o nuovi provvedimenti formali.

È qui che emerge il vero interrogativo. Con quale titolo verrebbe utilizzata la spiaggia durante la settimana del Festival? Un eventuale coinvolgimento di soggetti privati non potrebbe prescindere da un nuovo atto dell’amministrazione, sotto forma di concessione temporanea, autorizzazione per evento o altro provvedimento specifico. In assenza di questi passaggi, non esiste alcun soggetto legittimato a “mettere a disposizione” l’arenile né a trarne utilità economica.

In questo quadro va ricordato che una delibera comunale dello scorso dicembre ha già individuato la spiaggia dell’Arenella tra le location destinate a ospitare iniziative aperte al pubblico durante la settimana del Festival, nell’ambito del programma di eventi collaterali diffusi in città, senza però entrare nel dettaglio delle modalità attuative, né degli allestimenti, delle dimensioni o delle tipologie di strutture previste.

La dimensione dell’intervento ipotizzato apre poi un secondo fronte. Ottocento metri quadrati complessivi, anche se temporanei, non rientrano nella categoria degli allestimenti leggeri. Si tratterebbe di strutture con un impatto rilevante, destinate a chiamare in causa autorizzazioni paesaggistiche, titoli edilizi anche per opere stagionali e una verifica puntuale di compatibilità con il Piano di utilizzo del demanio marittimo. Un percorso che, per sua natura, difficilmente si presta a soluzioni rapide o semplificate.

C’è infine il capitolo sicurezza, che rappresenta uno dei punti più sensibili. Eventi, musica e intrattenimento comportano l’applicazione delle norme sul pubblico spettacolo, con obblighi stringenti in termini di capienze, vie di fuga, gestione dei flussi, piani di safety e security. In un contesto come quello della spiaggia, con accessi limitati e una conformazione non pensata per grandi afflussi serali, questi aspetti diventano centrali. Non a caso, le attività assimilabili a vere e proprie discoteche sull’arenile sono spesso vietate o fortemente limitate, soprattutto in ambiti urbani.

Ma al di là delle carte e delle autorizzazioni, la questione tocca un nervo scoperto della città. Sanremo, durante la settimana del Festival, diventa una vetrina internazionale. Accoglie imprenditori, operatori e investitori da tutta Italia e dal mondo, ma lo fa poggiandosi su un tessuto commerciale che vive e lavora dodici mesi l’anno. Un sistema che affronta costi, concessioni e vincoli ordinari e che proprio in quei giorni concentra una parte decisiva del proprio fatturato annuale.

È qui che il tema assume una dimensione più ampia. Non si tratta di una contrapposizione ideologica tra apertura e chiusura, né di una resistenza al nuovo. Sanremo ha sempre dimostrato di saper accogliere il Festival e le opportunità che porta con sé. Ma ha anche imparato quanto sia fragile l’equilibrio tra grandi eventi e commercio di prossimità. Difendere quel modello, in una settimana cruciale come quella della musica, significa difendere l’identità economica della città, che da sempre tutela il proprio commercio con i denti e con le unghie.

Ad oggi il quadro resta sospeso, in attesa di eventuali chiarimenti ufficiali. Restano tuttavia aperti alcuni interrogativi sul piano amministrativo e organizzativo: con quali titoli verrebbe utilizzata l’area, attraverso quali autorizzazioni e con quali limiti, anche in relazione agli aspetti di sicurezza. Questioni che non chiamano in causa polemiche, ma la necessità di un quadro chiaro e definito, soprattutto quando si interviene su spazi pubblici e in occasione di eventi di rilevanza nazionale.

Andrea Musacchio

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