La vicenda di Nessy Guerra, la giovane sanremese che da tempo vive nascosta in un luogo protetto in Egitto insieme alla figlia di tre anni, torna a precipitare. Mentre continua la complessa battaglia legale per l’affidamento della bambina, la donna rischia nuovamente fino a quattro anni di carcere per una riapertura del procedimento per adulterio — reato previsto dalla legislazione egiziana — sulla base di nuove dichiarazioni ritenute false dalla difesa.
A denunciarlo è l’avvocato Agata Armanetti, che assiste Nessy in Italia, e che parla apertamente della necessità di un intervento politico del Governo sul modello dei precedenti riguardanti Ilaria Salis, Cecilia Sala e Chico Forti. Nel frattempo, l’ex marito — già condannato in Italia per maltrattamenti, stalking e violenza sessuale su un’altra donna — continua a mantenere la potestà genitoriale, condizione che impedisce a Nessy e alla bambina di lasciare il Paese. La prossima udienza sull’affidamento è stata fissata al 2 febbraio.
L’avvocato Agata: “Il caso adulterio era stato archiviato, ora riaperto con dichiarazioni false”. Agata Armanetti ripercorre gli ultimi sviluppi, chiarendo come la nuova accusa non abbia alcun fondamento giuridico: “I processi per adulterio erano stati tutti archiviati per assenza di prove. Ora l’ex marito è riuscito a procurarsi una dichiarazione falsa da parte di una persona che sostiene di aver avuto una relazione con Nessy durante il matrimonio. Il procuratore di Hurghada ha riaperto il caso e ha fissato l’udienza il 31 dicembre.” Secondo la difesa, la giovane — oggi formalmente divorziata — si trova quindi nuovamente a rischio condanna: “Rischia quattro anni di carcere. Una cosa che, per come la conosciamo in Italia, sarebbe impossibile: è divorziata. Ma lì questa accusa è stata riaperta comunque.”
“Ora serve un atto politico. Da soli ambasciata e consolato non possono intervenire”. Armanetti racconta la costante interlocuzione con l’ambasciata italiana, che però — chiarisce — può fare solo ciò che è consentito dalle norme internazionali. “Sono in continuo contatto con ambasciata e consolato, ma loro possono muoversi solo attraverso la legge e la procedura. Qui serve un atto politico. Serve l’intervento del Ministro degli Esteri o della Presidente del Consiglio per trattare con il governo egiziano e permettere a questa ragazza di tornare in Italia con sua figlia.” Ricorda i precedenti ben noti: “Il ministro Tajani può farla rientrare, come è stato fatto con Ilaria Salis, con Cecilia Sala, con Chico Forti. Si tratta di alzare il telefono e intervenire.”
L’espatrio bloccato e la nuova udienza per la bambina: “Per loro non è una madre idonea”. Il punto più drammatico riguarda la figlia di Nessy. Un anno fa l’ex marito ha ottenuto un blocco all’espatrio della minore, motivandolo anche con presunte questioni religiose. “Lui strumentalizza la religione: pur essendo italiano, ha ottenuto la cittadinanza egiziana e usa questo status contro Nessy. In virtù delle accuse infondate che le ha rivolto, secondo le autorità lei non è ritenuta un genitore idoneo", spiega Armanetti. La difesa giudica le motivazioni surreali: “Hanno tirato fuori perfino il fatto che quando aveva vent’anni andava in discoteca, si tingeva i capelli di rosa. Oggi è una madre presente, affettuosa e centrata, ma loro ritengono che non possa essere una brava mamma. È assurdo.” Il procedimento sull’affido della bambina, inizialmente previsto per dicembre, è stato rinviato al 2 febbraio.
“Se non interviene la politica, la mettono in carcere e le portano via la bambina”. Armanetti non usa giri di parole: “Se aspettiamo che decidano se lei è un’adultera oppure no, la mettono in galera. E la bambina gliela portano via. La piccola rischia una brutta fine. La situazione è gravissima.” I timori si sommano alle nuove minacce dell’ex marito, diffuse sui social, già denunciate alla Procura di Genova: “Ci sono minacce chiarissime, l'abbiamo denunciato. Il console depositerà tutto in Procura.”
“Abbiamo riportato in Italia persone accusate di terrorismo. E non riusciamo a riportare madre e figlia?” L’avvocato Agata Armanetti chiude con un appello diretto: “L’Italia è riuscita a riportare a casa persone condannate per reati gravissimi. Possibile che non si riesca a far rientrare una giovane madre e una bambina che non rappresentano alcun pericolo? Mettere fine a questo incubo è un dovere morale e politico.”





