Attualità - 24 novembre 2025, 14:30

Sanremo saluta Ornella Vanoni: l’Ariston si illumina con la foto del Tenco 1989 (Foto)

Un omaggio della città e del Club Tenco alla prima donna a ricevere il prestigioso riconoscimento nel 1981, figura che ha segnato la storia del Festival e della canzone d’autore italiana

Sanremo non dimentica Ornella Vanoni. A poche ore dalla sua scomparsa, la città della musica ha scelto il luogo più simbolico per salutarla: la facciata del Teatro Ariston. Lì, tra luci e vetrate, è comparsa una fotografia storica scattata durante il Tenco 1989, anno in cui Vanoni fu ospite della rassegna e celebrata dalla comunità della canzone d’autore. Un’immagine intensa, proiettata in grande formato, che oggi diventa segno di gratitudine collettiva.

Quel richiamo visivo non è casuale. Nel 1981, Ornella Vanoni fu la prima donna nella storia a ricevere il Premio Tenco, il massimo riconoscimento italiano dedicato alla canzone d’autore. Un traguardo che non premiò soltanto una carriera già importante, ma ruppe una barriera culturale: fino ad allora quel mondo era quasi esclusivamente maschile. Da quel momento, non più.

Sanremo, del resto, è stata una casa artistica per lei. Dal debutto festivaliero del 1965 con “Abbracciami forte”, alle successive partecipazioni con “Io ti darò di più”, “La musica è finita”, “Casa bianca”, “Eternità” e il ritorno del 1989, fino alle apparizioni più recenti come ospite e icona riconosciuta, la voce di Vanoni ha attraversato decenni di Festival, trasformandosi senza mai perdere identità.

Il gesto dell’Ariston e del Club Tenco non è solo commemorativo: è narrativo. Ricorda a tutti che Ornella Vanoni non ha soltanto calcato quei palchi, ma li ha cambiati. Ha portato eleganza, ironia, fragilità, ricerca musicale, teatralità. Ha insegnato che interpretare significa raccontare, abitare una canzone, trasformarla in esperienza condivisa.

Nel silenzio del teatro, quella fotografia dice ciò che le parole non riescono più a contenere. È il saluto di Sanremo a una delle sue voci fondative. E sembra suggerire ciò che la sua musica ha già dimostrato: alcune presenze non finiscono. Restano. Sempre.

Andrea Musacchio

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