Economia - 30 ottobre 2025, 07:00

Bye-bye Bitcoin? Tra gli italiani cala l'entusiasmo: -20% nel secondo trimestre 2025

Se fino a poco tempo fa c'era la corsa verso le cripto, adesso questo trend è rallentato.

Bye-bye Bitcoin? Tra gli italiani cala l'entusiasmo: -20% nel secondo trimestre 2025

È chiaro che questo è dovuto all'effetto del fisco e anche della normalizzazione dell'investimento via fondi ed ETP. Da qui in poi i numeri sono destinati a calare o ci sarà un altro aumento in futuro?

Il numero di italiani che detiene criptovalute è diminuito del 20% nel Q2 2025. Adesso ci sono circa 1,4 milioni di clienti, mentre il controvalore complessivo detenuto è sceso a 1,9 miliardi di euro (-22%). A certificare questa frenata è l'OAM, l'Organismo che raccoglie i flussi informativi dei VASP (gli operatori di servizi su cripto-asset) registrati in Italia. Questo calo è stato una sorpresa perché è arrivato proprio dopo un inizio di anno molto vivace, in più nel 2024 il trend era in crescita. Sembra proprio, quindi, che il mercato si sia assestato e che gli utenti meno convinti abbiano abbandonato.

Nel frattempo, gli ETP/ETF sugli asset digitali hanno continuato a macinare scambi e afflussi record nel 2025. Questo significa che una parte della domanda si è spostata su altri canali. Siamo a 39 miliardi di dollari di volumi in una sola settimana di ottobre e ad afflussi YTD che superano i 48,7 miliardi. Per chi investe dall'Italia, la possibilità di esporsi ai Bitcoin attraverso degli strumenti quotati (anche su mercati europei) rende meno necessario mantenere le coin sugli exchange.

Il ruolo delle tasse: 26% con regole rigide e prospettiva al 33%

Il 2025 è l'anno in cui la tassazione italiana sulle cripto-activity si è fatta più lineare e meno tollerante. Sono arrivate l'imposta sostitutiva al 26% sulle plusvalenze e l'eliminazione della soglia di esenzione da 2.000 euro. Dal 2026 l'imposta passerà al 33%. La direzione è chiara: equiparare sempre più le cripto alle altre rendite finanziarie.

Nella bozza della manovra 2026 è circolata l'ipotesi di mantenere al 26% l'aliquota per alcuni specifici token di moneta elettronica in euro, questo significa che si sta cercando di segmentare la tassazione per famiglie di asset. In ogni caso, l'orizzonte per i Bitcoin e per le criptovalute classiche resta impostato su un carico fiscale più pesante dal 2026, e già nel 2025 le cose sono cambiate perché per i piccoli portafogli le cripto non sono più così convenienti come prima.

Dalla mania all'abitudine: cosa dicono i numeri italiani

Il dato OAM del -20% non racconta un crollo ideologico ma un cambio di abitudini:

  • Selezione della base utenti: escono i profili occasionali, restano i detentori più strutturati. Il controvalore medio per cliente oscilla ma la platea è meno "mordi e fuggi".
  • Shift di canale: parte della domanda si sposta verso ETP/ETF, dove l'esperienza è simile a quella di un qualsiasi strumento finanziario e la fiscalità è gestita dall'intermediario.

Sul contesto domestico pesa anche il fatto che c'è molta più attenzione. Sono state fatte delle campagne informative congiunte e sono stati inibiti i siti non autorizzati. Questo tende a spingere gli investitori su dei percorsi più regolati e meno fai da te.

Crypto ovunque: dai pagamenti ai servizi di intrattenimento

Negli ultimi due anni le criptovalute sono state integrate in tanti servizi, per esempio nei gateway di pagamento, nelle carte con conversione istantanea, nei programmi loyalty, nei marketplace digitali e anche in alcune piattaforme di intrattenimento. Diversi casinò online hanno introdotto questa funzionalità per i depositi o per i bonus. Questo permette agli utenti di giocare con crypto in totale tranquillità così da poter usufruire di costi di transazione minori rispetto agli altri sistemi di pagamento. Non c'è da sorprendersi che i crypto casinò siano aumentati, proprio per abbracciare un bacino di utenti più ampio e variegato. Inoltre, i giocatori hanno apprezzato questa integrazione perché grazie alla blockchain le transazioni sono sicure e trasparenti, questo è un grande valore aggiunto.

Prezzi forti, ma sentiment meno euforico: il paradosso 2025

Il 2025 ha regalato ai Bitcoin nuovi picchi e fasi di correzione rapide, con una volatilità meno estrema rispetto al passato. Paradossalmente, però, questo ambiente più ordinato ha ridotto l'appeal per chi cercava delle emozioni forti, mentre ha legittimato l'uso dei Bitcoin come componente tattica nei portafogli, spesso via fondi. È un segnale di maturità del mercato, ma toglie visibilità ai wallet personali e sposta il baricentro verso gli intermediari.

E adesso? Le variabili da monitorare tra autunno e inizio 2026

Tre leve possono riaccendere (o raffreddare) l'interesse diretto in Italia nei prossimi mesi:

  • Cornice fiscale: se la manovra 2026 confermerà l'aliquota al 33% sulle plusvalenze crypto classiche, il differenziale di convenienza tra la detenzione diretta e i veicoli regolamentati resterà a favore dei secondi. Le eventuali eccezioni per alcuni specifici token in euro andranno lette in ottica di sistema.
  • Offerta di prodotto: più ETP/ETF e fondi con processi di risk management chiari riducono le frizioni d'ingresso e drenano gli utenti dai VASP.
  • Sul piano europeo, l'evoluzione dei pagamenti in euro sulla blockchain (compresi gli stablecoin regolamentati) potrebbe spostare l'uso quotidiano da USD a EUR e, indirettamente, potrebbe cambiare il modo in cui si tengono le cripto nei portafogli degli italiani.








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I.P.

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