Sabato 11 ottobre, Villa Rucellai a Campi Bisenzio si è trasformata in un santuario della magia, un luogo dove il tempo pare essersi piegato per accogliere il respiro antico delle donne sapienti, delle streghe, delle guaritrici.
Il raduno dedicato alle tradizioni esoteriche — alle erbe, alla Wicca, allo sciamanesimo, alla divinazione — ha aperto le sue porte alla natura e alle sue leggi, affidando al vento e alla terra il racconto di un sapere silenzioso, tramandato e spesso osteggiato.
In questa radura sacra, il pubblico — camminando tra banchetti di erbe essiccate, conchiglie, simboli lunari, incensi — ha potuto respirare la tensione sottile tra il visibile e l’invisibile.
Non creature di fiaba, ma donne vere, custodi di un legame ancestrale con la terra: esse “conoscono le erbe, parlano con gli spiriti del bosco e leggono i segni del cielo”.
Ogni gesto è semplice eppure potente, ogni parola sussurrata parte da radici che affondano nei cicli del mondo naturale.
Ma è “Penta" di Cenere Viva, scritto e diretto da Sophie Lamour, che ha acceso i cuori e raccolto l’attenzione come fulcro imprescindibile dell’evento.
Sul palcoscenico “abbracciato” dagli alberi e circondato dagli sguardi, lo spettacolo ha narrato il destino di cinque streghe italiane realmente esistite, le cui vicende sono documentate negli atti inquisitoriali.
Un viaggio dal nord al sud d’Italia — passando da Campo dei Fiori a Roma, Todi, Libiano — che trova il suo apice sotto il "Noce di Benevento".
Ma il portale spirituale del racconto si apre con la figura emblematica di Franchetta Borrelli, simbolo di Triora.
Franchetta Borrelli: un nome che sa di ribellione e memoria
Franchetta Borrelli era donna benestante di Triora, appartenente a una famiglia altolocata, ma la sua posizione non la salvò dall’accusa.
In un’epoca in cui la conoscenza erboristica e il contatto con la natura erano sospetti, ella fu indicata, arrestata e sottoposta a torture che la ridussero quasi allo stremo.
Sono conservati agli archivi di Stato di Genova gli atti del processo che la riguardano.
È descritta come una “guaritrice, Sorella anziana” tra le streghe di Triora, depositaria di un sapere femminile antico.
Secondo le ricostruzioni storiche, durante il processo alle streghe di Triora — avvenuto tra 1587 e 1589 — furono accusate decine di donne (e in alcuni casi uomini), molte torturate, alcune condannate o morte, altre messe in carcere.
Franchetta Borrelli rimane una figura emblematica: riportata all’attenzione culturale, essa simboleggia la resistenza femminile, la memoria recuperata e l’idea che la voce delle donne — anche quando messa a tacere — continui a tornare.
L’eco di Triora: storia, mito e memoria collettiva
Triora, borgo medievale arroccato nell’Alta Valle Argentina ligure, è divenuto famoso come “paese delle streghe” proprio per il drammatico processo.
Nel periodo tra il 1587 e il 1589, una serie di carestie, crisi e paure diffuse portarono la comunità locale a individuare "Il Maleficio" tra le donne del luogo.
Gli atti dell’epoca — interrogatori, confessioni, condanne — sono custoditi tra Triora e Genova e servono oggi come memoria concreta di quella ferita collettiva.
A Triora si conserva anche la “Cabotina”, un luogo fuori dal centro dove, secondo le cronache locali, le donne si riunivano nei sabba: si tratta di un elemento dell’immaginario locale che persiste ancora oggi.
Ogni vicolo, ogni pietra del borgo richiama quel tempo: la memoria tra le mura è viva come un sigillo invisibile.
Le parole che abitano lo spettacolo
Sophie Lamour, che interpreta Franchetta, porta sul palcoscenico una voce potente — una voce che evoca dolore, resistenza, amore per la natura e per il sapere antico.
L'autrice racconta che Franchetta le “detta” emozioni e dialoghi, come se fosse ancora presente, vibrante, a ribellarsi al silenzio imposto.
"Durante lo spettacolo, ho potuto cogliere l’intensità di quel dialogo tra ieri e oggi: le luci ravvicinate tra le fronde, le ombre che si muovevano, il respiro di Franchetta che si faceva palpabile.
Quando il pubblico ha applaudito visibilmente commosso sotto una volta di rami e stelle, non era solo l’atto finale: era un rito collettivo, un atto di riconoscimento della memoria e della magia che non muore."
Un invito alla visita e alla scoperta
Molti presenti — affascinati — hanno chiesto informazioni su Triora e le sue attività a Sophie, facendosi Ambasciatrice del Borgo delle Streghe, promuovendo visite alla scoperta di questo luogo incantato, cercando di prolungare quel filo magico che ha attraversato Firenze.
E non potrebbe esserci risposta migliore: Triora attende le persone in questo periodo magico di introspezione che porta ad Halloween, con i suoi vicoli stretti, le sue storie, il suo Museo del Sacro e Profano (Museo Etnografico e della Stregoneria), che espone documenti originali del processo e memorie vive del gesto delle streghe.
Triora non è un luogo di macabro spettacolo, bensì di memoria: un invito a guardare la storia con occhi nuovi, a comprendere che la linea fra erba e veleno, fra cura e sospetto, fra voce e delitto è stata fragile per le donne sapienti, e che quella ferita può oggi trasformarsi in ponte.









