Attualità - 02 ottobre 2025, 12:15

A Imperia e Ventimiglia manifestazioni per la Global Sumud Flotilla, a Sanremo spuntano le prime bandiere palestinesi (Foto)

Iniziative di solidarietà in tutta la provincia mentre ci si interroga sul 'Manuale di Sanremo', il documento più autorevole applicabile ai conflitti armati in mare

Anche la provincia di Imperia si mobilita per la Global Sumud Flotilla, la flottiglia internazionale diretta verso la Striscia di Gaza intercettata e abbordata nei giorni scorsi dalle forze israeliane. Questa mattina nel capoluogo si è svolta una prima manifestazione di solidarietà, organizzata in contemporanea con altre città italiane ed europee, per esprimere vicinanza ai centinaia di attivisti a bordo delle 40 imbarcazioni, tra i quali figura anche una delegazione italiana.

A Ventimiglia, oggi pomeriggio alle 17 in Largo Torino, è in programma un presidio a sostegno della flottiglia e del popolo palestinese. L’iniziativa nasce come reazione all’intervento della marina israeliana, definito dagli organizzatori “un atto illegale e aggressivo” contro una missione di carattere umanitario e pacifico, che aveva come obiettivi l’invio di aiuti a Gaza e la rottura del blocco imposto da Israele sulla Striscia. Secondo i promotori, il presidio rappresenta una denuncia pubblica dell’assedio e una chiamata alla solidarietà con chi soffre da anni sotto l’occupazione. La Global Sumud Flotilla è infatti una coalizione internazionale che raccoglie imbarcazioni da diversi paesi del Mediterraneo con a bordo attivisti, medici, operatori umanitari e cittadini impegnati nella difesa del diritto internazionale. Il presidio di Ventimiglia si inserisce così in una campagna europea più ampia di mobilitazione e pressione sulle istituzioni europee e israeliane, affinché venga rispettato il diritto umanitario e cessino le azioni militari contro missioni civili. L’appello degli organizzatori è rivolto a tutti i cittadini che desiderano partecipare a una risposta civile e solidale di fronte alla tragedia vissuta dalla popolazione di Gaza.

Intanto a Sanremo si registrano segni tangibili di sostegno: in centro città sono comparse in questi giorni le prime bandiere palestinesi, mentre alla Federazione Operaia Sanremese (FOS), da mesi, svettano la bandiera della pace e uno striscione, datato 24 maggio, con la scritta “L’ultimo giorno di Gaza”. Le piazze della provincia si uniscono così a quelle di tutta Italia in una mobilitazione che intreccia solidarietà verso una crisi che continua a scuotere la comunità internazionale.

Da non dimenticare che prende il nome dalla città matuziana il documento più autorevole applicabile ai conflitti armati in mare: è, infatti, il Manuale di Sanremo e codifica le norme giuridiche che disciplinano la guerra navale contemporanea. In questo momento, al di là dei commenti da social, è al centro del dibattito internazionale perché è riconosciuto come la più completa e aggiornata esposizione del diritto consuetudinario in materia, rappresentando un punto di riferimento fondamentale per le marine militari di tutto il mondo. La domanda che imperversa è proprio giuridica: le forze armate di Israele hanno fermato legittimamente le imbarcazioni della Global Sumud Flotilla o si è trattato di una violazione internazionale?

Israele ha intercettato le barche in acque internazionali, che iniziano a 12 miglia nautiche di distanza (circa 22 chilometri) dalle coste di ogni Paese. Alcuni esperti e interpreti del diritto ritengono che non avesse il diritto di farlo. A quella distanza dalle coste di Gaza, un'imbarcazione sarebbe soggetta esclusivamente alla sovranità dello Stato di cui batte bandiera, stando alle norme internazionali. Ma lo scenario è anche quello del diritto marittimo di guerra. Ed è qui che si guarda al Manuale di Sanremo.

Redatto da un gruppo di giuristi internazionali ed esperti di affari marittimi sotto l'egida dell'Istituto Internazionale di Diritto Umanitario di Sanremo, il manuale ha colmato un vuoto normativo significativo. Fino alla sua pubblicazione, le regole della guerra in mare si basavano su convenzioni risalenti all'inizio del XX secolo, ormai ampiamente superate. Il testo è stato preparato e adottato proprio a Sanremo, durante una serie di incontri e tavole rotonde tenutesi tra il 1988 e il 1994. Questi lavori furono organizzati e ospitati dall'Istituto Internazionale di Diritto Umanitario (IIDU), un'organizzazione indipendente e senza scopo di lucro che ha la sua sede principale proprio nella città ligure, nella storica Villa Ormond. L'Istituto è un centro di eccellenza mondiale per la formazione, la ricerca e la diffusione del diritto internazionale umanitario.

Un blocco navale è un'operazione bellica con precise regole d'ingaggio, scritte nero su bianco nel diritto internazionale. Affinché sia considerato legittimo, un cordone militare in mare aperto deve rispettare tre condizioni inderogabili. Innanzitutto, deve essere dichiarato e notificato: il mondo intero, dagli Stati neutrali a quelli nemici, deve sapere che quel tratto di mare è off-limits. In secondo luogo, il blocco deve essere effettivo, mantenuto da una forza navale credibile e non solo annunciato sulla carta; i cosiddetti "blocchi di carta" non hanno infatti alcun valore legale. Infine, vige il principio di imparzialità: le regole devono valere per tutti, senza discriminazioni basate sulla bandiera che sventola sulla nave. Solo a queste condizioni il blocco diventa vincolante, persino per le navi civili o battenti bandiera di Paesi non coinvolti nel conflitto. È su questo filo di regole che si gioca la complessa partita delle acque internazionali.

Ed è qui che la teoria si scontra con la realtà del blocco imposto da Israele su Gaza dal 2009. La difesa israeliana si appella al Manuale di Sanremo, sostenendo di avere il diritto di intercettare navi anche a oltre 20 miglia dalla costa se sospettate di voler forzare il blocco. Ma la legalità di questa operazione è al centro di un aspro dibattito tra giuristi e analisti. Il cuore della controversia, infatti, tocca un nervo scoperto del diritto umanitario. Lo stesso Manuale di Sanremo stabilisce che un blocco diventa illegittimo se il suo scopo è affamare la popolazione civile o se le infligge un danno sproporzionato, impedendo l'arrivo di aiuti essenziali. Anche qui alcuni sollevano la questione: gli aiuti della Flotilla potevano considerarsi essenziali? Quel che è certo è che la Convenzione di Ginevra vieta categoricamente di usare la fame come arma di guerra. A complicare il quadro c'è poi la natura giuridica delle acque al largo di Gaza: non sono acque territoriali israeliane, ma una zona marittima sotto il ferreo controllo militare di Israele.

Israele spiega di agire nell'esercizio del suo diritto fondamentale all'autodifesa contro Hamas. Il blocco navale, in questo contesto, non sarebbe diretto contro la popolazione civile, ma è uno strumento legale previsto dal diritto dei conflitti armati, con l'obiettivo specifico di impedire il contrabbando di armi, missili e materiali bellici destinati ad Hamas via mare. Le intercettazioni di flottiglie in acque internazionali, sebbene controverse, sono giustificate come azioni necessarie per far rispettare un blocco legalmente dichiarato e notificato. Secondo questa interpretazione, una volta che un'imbarcazione dichiara l'intento di violare il blocco, diventa un obiettivo legittimo di un'operazione di intercettazione e abbordaggio, perché l'alternativa sarebbe permettere un potenziale flusso di armamenti verso un'entità ostile. Israele sostiene di adempiere ai propri obblighi umanitari facilitando l'ingresso di tonnellate di aiuti, cibo e medicinali attraverso i valichi terrestri, separando così le necessità della popolazione civile dalle esigenze militari dei terroristi di Hamas

Accanto alla mobilitazione umanitaria e all'attivismo, dunque, c'è il grande tema del diritto internazionale e della sua interpretazione. Il cuore del dibattito irrisolto risiede nello status unico e contestato di Gaza e nel carattere asimmetrico del conflitto. Il diritto internazionale classico è stato pensato principalmente per guerre tra Stati sovrani. La sua applicazione a un conflitto tra uno Stato e un'entità non statale che governa un territorio, come Hamas, crea inevitabilmente zone grigie e interpretazioni divergenti. Anche in questo senso, il Manuale di Sanremo appare da aggiornare in base all'evoluzione tecnologica, geopolitica e strategica dei conflitti navali.

Andrea Musacchio

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