Era novembre 2021 quando Amaie Energia e Servizi depositava alla Regione Liguria una relazione tecnica nell’ambito della Conferenza dei Servizi convocata per la messa in sicurezza del tratto focivo del torrente Argentina, a valle del ponte della via Aurelia nei comuni di Taggia e Riva Ligure. Una relazione che, riletta oggi alla luce del dibattito sulla passerella ciclopedonale e sulla demolizione del ponte esistente, acquista un valore tutt’altro che marginale.
Il documento, indirizzato al Settore Difesa del Suolo della Regione, si concentra in particolare sulla necessità di garantire la continuità della Pista Ciclabile del Ponente Ligure, infrastruttura strategica non solo per la mobilità sostenibile ma anche per il turismo e la valorizzazione del territorio. In apertura, Amaie sottolinea come la ciclabile, soggetta a vincolo di uso pubblico per tutta la sua estensione, debba poter restare fruibile anche durante l’esecuzione dei lavori e, ovviamente, una volta completati.
Uno dei punti centrali della relazione riguarda il percorso alternativo che, secondo gli elaborati progettuali, sarebbe dovuto essere previsto a monte e a valle del ponte ferroviario, lungo l’argine destro dell’Argentina. “Il nostro primo interesse – si legge – deve essere rivolto a garantire la continuità del transito sulla stessa anche durante il periodo di intervento sugli argini e sul ponte medesimo”. L’esigenza veniva rafforzata da una fotografia allegata, riferita all’attuale interruzione all’intersezione tra via Argine Destro e via Levà.
In particolare, Amaie indicava come soluzione temporanea il transito lungo il ponte di Prati e Pescine, proseguendo poi sull’argine sinistro fino a via Bartulemin, per ricollegarsi infine al tratto già esistente. Con una precisazione importante: il percorso alternativo avrebbe dovuto avere dimensioni adeguate al normale flusso di ciclisti e pedoni che transitano sulla pista.
Altro aspetto fondamentale affrontato nella relazione riguarda il ponte da realizzare in sostituzione di quello esistente. Amaie raccomandava che la nuova struttura garantisse “dimensioni e transiti in essere”, oltre alla capacità di permettere il passaggio di mezzi di soccorso come ambulanze, vigili del fuoco e spazzatrici meccanizzate. In assenza di queste caratteristiche, sarebbe stato necessario prevedere un bypass alternativo per assicurare la funzionalità del servizio pubblico.
Infine, viene sollevata una questione patrimoniale: il ponte da demolire, al tempo della redazione del documento, risultava in disponibilità della stessa Amaie (in quanto infrastruttura soggetta a vincolo di uso pubblico). L’ente proponeva dunque una riflessione preventiva sui rapporti di competenza e proprietà, per evitare ambiguità in fase di realizzazione dell’opera o successiva gestione.
La relazione, firmata dalla direzione generale e dalla presidenza della società, era allegata agli atti del progetto esecutivo per il primo lotto funzionale del cantiere, elaborato da un gruppo di professionisti e validato nell’ambito delle procedure regionali.
Un documento tecnico, ma dalle implicazioni molto concrete: richieste di chiarezza, tutela della continuità della ciclabile, attenzione alla dimensione pubblica e alle ricadute operative. Oggi, a distanza di quasi quattro anni, molte delle questioni sollevate in quelle pagine restano ancora di stretta attualità.








