Attualità - 31 maggio 2025, 14:45

Demolizione del ponte sull’Argentina, la comunità di Arma si divide: il sindaco spiega, i cittadini protestano

Non bastano i chiarimenti social del primo cittadino: il prossimo 8 giugno cittadini e commercianti si ritroveranno in zona Darsena per chiedere più trasparenza sulla demolizione del ponte

Demolizione del ponte sull’Argentina, la comunità di Arma si divide: il sindaco spiega, i cittadini protestano

Nonostante le spiegazioni dettagliate fornite dal sindaco Mario Conio attraverso un lungo post pubblicato esclusivamente sui propri canali social personali, in cui ha cercato di chiarire ogni aspetto del progetto di demolizione del ponte sul torrente Argentina, tra Arma di Taggia e Riva Ligure, il malcontento in città non accenna a placarsi. Domenica 8 giugno (inizialmente prevista per domani, poi rinviata di una settimana), alle ore 10, scatterà la prima protesta simbolica, lanciata sui social dall’ex consigliere comunale Jacopo Siffredi e subito accolta da numerosi cittadini.

L’annuncio della demolizione del ponte, prevista nei prossimi giorni nell’ambito del progetto regionale per la messa in sicurezza della foce del torrente, ha di fatto spaccato l’opinione pubblica di Arma. Se da un lato il sindaco e la Regione parlano di un intervento necessario per ridurre il rischio idrogeologico e prevenire future esondazioni, dall’altro lato molti residenti e commercianti lamentano la mancata realizzazione della passerella provvisoria, che avrebbe garantito la continuità della ciclabile e il collegamento tra le due sponde, e contestano le tempistiche, che di fatto isoleranno il centro per oltre un anno; e chiedono più trasparenza sull'intervento in generale. 

Nel suo post, che riportiamo integralmente, Mario Conio ha voluto ribadire, punto per punto, perché l’opera sia oggi non rinviabile e frutto di un progetto a lungo studiato. Un post che ha generato dibattito tra i cittadini, in particolare perché, nel lungo domanda e risposta pubblicato dal sindaco, non risulta la motivazione sul perché la passerella provvisoria non sarà realizzata. 

"Prendo atto delle numerose polemiche inerenti la demolizione del ponte dell’ex ferrovia e la definitiva messa in sicurezza della foce del torrente Argentina", ha scritto il primo cittadino. "Partiamo da un presupposto, che forse non è ancora chiaro ai più, nonostante sia stato ampiamente comunicato: si tratta di un’opera di Regione Liguria di tutela e prevenzione del rischio idrogeologico, che il Comune ha certamente avallato nel momento in cui, oltretutto, il progetto prevedeva una passerella alternativa per i pedoni e i ciclisti nel periodo del cantiere. Mi si accusa di non aver parlato del progetto: a qualcuno sfugge che se ne parla pubblicamente dal 2021 quando arrivò la conferma dei primi fondi necessari al primo stralcio delle operazioni sul torrente. Da allora, a più riprese, se ne è sempre parlato dando ai cittadini ogni dettaglio. Compreso in questi ultimi giorni, quando sia io, sia il sindaco di Riva Ligure Giorgio Giuffra, sia l’assessore regionale Giacomo Giampedrone siamo intervenuti su tutti i giornali". 

Subito dopo, il primo cittadino ha deciso di rispondere ad alcune delle domande e critiche lette in questi giorni. 

Si poteva evitare di intervenire? "Certamente, si sarebbe però rinunciato alla possibilità di prevenire, e di mettere in sicurezza un territorio fragile e a rischio (prova ne è la breve rassegna stampa e le foto che allego), abdicando al nostro ruolo di amministratori".

Si poteva evitare il rifacimento degli argini e la demolizione del ponte? "No, se si vuole mettere in sicurezza la foce. Prima di selezionare il progetto definitivo, i tecnici hanno studiato ben sette diversi scenari, alcuni dei quali non prevedevano la demolizione del ponte. Purtroppo l’unica opzione che assicura una portata tale da garantire sicurezza all’intera area è stata questa. Per la sua struttura, con i piloni e le altezze degli archi, non è sostenibile. È quindi necessario sostituirlo con un ponte ad arcata unica".

Il ponte attuale c’è sempre stato, solo ora rappresenta un problema? "Il ponte ha sempre rappresentato una problematica, un vero e proprio imbuto, e lo si sa da tempo. È sempre stato indicato, dalle relazioni dei tecnici, quale reale rischio. La vera differenza, rispetto al passato, è che oggi Regione ha finalmente i finanziamenti e le autorizzazioni necessarie per intervenire. Sarebbe irresponsabile non farlo".

Il ponte e il torrente non è mai esondato e mai ha creato preoccupazioni. Perché non lasciare tutto com’era? "Ebbene sì, ho letto anche questo. La memoria è forse corta? Non ci si ricorda infatti la Darsena invasa dall’acqua nel 2019. Le famiglie di Riva Ligure spalavano il fango nelle loro proprietà e aziende nel 2020, dopo essere state evacuate in piena notte. E questo per citare solo i più recenti eventi. Senza poi considerare che i fenomeni atmosferici sono sempre più intensi e frequenti; è sotto gli occhi di tutti e dubito potremmo aspettarci un’inversione del trend in un vicino futuro. C’è davvero bisogno di aspettare una tragedia per intervenire? Dobbiamo piangere feriti (o ancora peggio) prima di porre in sicurezza un’area densamente abitata e con diverse attività?"

Non si poteva iniziare dopo l’estate così da mantenere il collegamento ciclistico durante la stagione? "Comprendiamo i disagi che verranno a crearsi per l’interruzione della pista ciclabile. Tuttavia il progetto (che inizialmente prevedeva una passerella alternativa) e i lavori portati avanti da Regione Liguria sono legati al cronoprogramma del PNRR. Purtroppo non vi è più il tempo per realizzare questa via alternativa. Si tratta di un grave danno, ma non possiamo più tornare indietro. Non rispettare le tempistiche comporterebbe perdere i finanziamenti".

Perché non creare un percorso alternativo dedicato alle biciclette così da collegare in sicurezza i due tratti di ciclabile interrotti dal cantiere? "La creazione di un percorso alternativo non è purtroppo possibile. Non vi sono gli spazi e la possibilità di modificare la segnaletica orizzontale, soprattutto in un tratto, quale quello della via Aurelia, di competenza di ANAS, caratterizzato da vincoli e normative stringenti".

Non sarebbe bastato tagliare le canne e dragare l’alveo del fiume invece che abbattere il ponte? "Il torrente è pericoloso non per le canne che in realtà diminuiscono la velocità dell’acqua, ma perché la sua foce è un collo d’oca rispetto alla sua sezione a monte. La pulizia del torrente viene periodicamente effettuata: non tanto per eliminare le canne, ma per eliminare arbusti più spessi, detriti o tronchi che si accumulano nel tempo. L’ultima pulizia è stata effettuata nel 2023 e ne sono previste in futuro.

Per quanto riguarda il dragaggio, diversamente dall’opinione popolare e dalle chiacchiere da bar, non è né una risposta definitiva, né in tanti casi efficace. Credo sia doveroso affidarsi ai professionisti e non a dicerie o credenze infondate. Gli esperti infatti spiegano come debba essere una pratica puntuale, che in alcuni casi rischia di essere addirittura dannosa: alterando l’equilibrio del corso d’acqua, creando erosione e potenziali problemi, quali la compromissione degli argini e dei piloni dei ponti, con il rischio di crolli. Il dragaggio del tratto focivo dell’Argentina è stato più volte effettuato, come nel 2017. Operazione che sollevò le critiche di alcuni, anche di persone che oggi sono contro l’intervento di messa in sicurezza. Non è comunque una soluzione risolutiva e, se frequente, potrebbe oltretutto essere rischiosa, soprattutto nelle prossimità di un ponte con piloni nel letto del torrente".

La demolizione del ponte non serve, il problema sono le piene durante la mareggiata? "Falso, il nuovo ponte è necessario. Nella progettazione e nella messa in sicurezza degli argini e della foce, è stata certamente presa in considerazione l’interazione tra la marea e la portata del torrente".

Il ponte ha resistito ai bombardamenti, stiamo distruggendo un pezzo di storia? "Falso, il ponte venne ricostruito nel Dopoguerra proprio perché distrutto dai bombardamenti alleati. Sono ancora visibili alcune porzioni dei vecchi piloni. Il progetto del nuovo ponte è stato ovviamente studiato in collaborazione con la Soprintendenza delle Belle Arti. Credetemi quando dico che spiace a tutti dover demolire un pezzo della nostra storia. Ma qui stiamo parlando della sicurezza della nostra comunità. Dobbiamo tutti essere responsabili e comprendere cosa ci sia in gioco. Soluzioni alternative, come già spiegato, sono state valutate da tecnici, ingegneri e professionisti, purtroppo non sarebbero sufficientemente efficaci".

Nonostante ciò, sui social la proposta lanciata da Jacopo Siffredi ha trovato rapidamente adesioni: “Che succederebbe se organizzassi una protesta e venissero tutti? L’amministrazione fa orecchie da mercante? Noi facciamo come Gesù al tempio. Abbiamo pochi giorni, ma sono abbastanza per far sentire la nostra voce. Contro scelte calate dall’alto, non condivise, abbiamo un’opportunità immensa per dimostrare il nostro dissenso. Usiamo questa sezione commenti per organizzarci, scegliamo una data e un orario per ritrovarci ed esprimere ogni nostra perplessità riguardo l’abbattimento del Ponte”, aveva scritto l’ex consigliere.

Proprio in queste ore, a conferma del grande interesse e della crescente mobilitazione, Siffredi ha comunicato che, per motivi di ordine pubblico e per garantire la sicurezza di tutti i partecipanti, l’incontro previsto inizialmente per domani è stato rinviato. “Viste le molte adesioni pervenute e quelle che ancora stanno arrivando per l’appuntamento del 1° giugno sull’ex Ponte Ferroviario, per motivi di ordine pubblico e al fine di tutelare al meglio l’incolumità di tutti, l’incontro viene rinviato alla nuova data dell’8 giugno alle ore 10. L’incontro sarà spostato in Zona Darsena. Voglio inoltre ricordare che l’incontro non è contro l’abbattimento del ponte in sé, ma vuole esprimere perplessità riguardo alcune sue modalità”, ha chiarito Siffredi.

La data e l’ora sono dunque fissate: domenica 8 giugno, alle ore 10, i cittadini si ritroveranno per una protesta simbolica proprio nei pressi dell’area interessata dai lavori. Una mobilitazione che conferma quanto questo intervento, pur tecnicamente necessario come ribadito più volte da Regione e Comune, sia percepito da parte della cittadinanza come una ferita.

La comunità che quel ponte ha sempre unito, oggi proprio su quel ponte si divide. Un’infrastruttura nata per collegare rischia ora di diventare un caso politico e sociale, che oppone istituzioni e una larga fetta della cittadinanza.

Andrea Musacchio

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