L'esorcista “in carica”, don Michele, è destinato a trasferirsi per entrare in una famiglia religiosa, ma il suo posto nella Diocesi di Ventimiglia-Sanremo non resterà vacante. L'assicura il vescovo Antonio Suetta, protagonista della nuova puntata del format “L'Intervista”: “Nominerò un altro esorcista. Intanto abbiamo già un sacerdote formato, il quale ora aiuta don Michele”. Il diavolo è così diffuso tra noi? E come si può manifestare? “Il maligno non va cercato nei fatti eclatanti – risponde mons. Suetta – perché essendo padre della menzogna preferisce lavorare sotto traccia, rendendosi così più efficace. Ci sono circostanze, cercate o volute, in cui la sua influenza si manifesta con situazioni tipiche, come possessioni e ossessioni. I casi sono tanti, anche se non sempre autentici. Sta all'esorcista discernere tra i vari fenomeni, riconoscere eventuali suggestioni e patologie. E' un ministero di consolazione e carità”. Come fare per un contatto con l'esorcista, in caso di bisogno? “La Diocesi ha una email con cui risponde alle diverse istanze – spiega il vescovo – E sull'annuario diocesano c'è una sezione dedicata al ministero dell'esorcista al quale le persone possono rivolgersi”.
Quanto alla crisi delle vocazioni, attualmente nel seminario Pio XI di Sanremo vi sono due diaconi, che saranno ordinati sacerdoti, e undici partecipanti al corso di studio della durata di sei anni. “E all'ex convento domenicano di Taggia, che ha funzione propedeutica, sono presenti al momento otto giovani in cammino di discernimento verso l'ingresso in seminario”, fa sapere mons. Suetta. Che non si sottrae, poi, alla domanda sul suo modo d'interpretare la missione pastorale bacchettando, non di rado, il pensiero politically correct ("Mi diverte pure tirare qualche sasso nello stagno, perché credo sia utile”), e al ricordo degli incontri con Papa Francesco, al quale deve la nomina a vescovo, e all'unico avvenuto finora con il nuovo pontefice Leone XIV quand'era ancora cardinale.
Affronta, poi, il tema della gestione delle cento parrocchie del vasto territorio diocesano (comprese le reazioni dei fedeli al trasferimento dei sacerdoti) e lancia un messaggio rivolto a tutti, credenti e non: “E' quello tipico del Giubileo che stiamo vivendo: la speranza, termine cristiano. Che per il credente si fonda sulla resurrezione di Gesù, la sconfitta del male e della morte. Ma anche per chi non crede è un anelito del cuore, la speranza che anche sotto i pesi e le tribolazioni più grandi si ostina a non morire. Non bisogna arrendersi mai, attendendo con fiducia l'aiuto”.





