Un nostro lettore, Franco Fiorucci, ci ha scritto per analizzare la situazione attuale e futura del Festival di Sanremo:
“Volitivo e concretamente efficace il sindaco Mager nel porre la questione della rivalutazione della convenzione Comune-Sanremo per il Festival. Forse però l’argomento richiede anche un altro approccio, oltre a quello pur sacrosanto degli aspetti economici. La manifestazione è nata ed è per sua natura uno strumento di promozione per la città, la Riviera, la regione. È perfino banale ricordarlo. Ma a ripercorrere le cinque serate festivaliere di quest’anno viene da chiedersi se in realtà esse non siano state interpretate come occasione promozionale soprattutto per la Rai. I cosiddetti ‘co-conduttori’ sono personaggi quasi tutti legati a filo doppio alle attività Rai. Gli ospiti italiani a loro volta sono tutti riconducibili a produzioni Rai già in corso o di imminente diffusione. Un po’ eccessivo, forse. Se poi si combina questa realtà con l’insieme della partecipazione musicale, cioè con le 29 canzoni in competizione, la cosa appare ancora più stridente. La maggior parte dei cantanti è ancora ben lontana dalla celebrità più conclamata, quasi come siano stai chiamati, appunto, a un ruolo da comprimari (rispetto alle star, riconducibili al palinsesto Rai…). E il dubbio si rafforza a scorrere l’elenco degli autori delle canzoni e delle case editrici delle stesse. Vi sono autori che ricorrono nove volte, sette volte, sei volte, per tre, quattro, cinque canzoni per ciascuno. Un po’ troppo, anche qui. Nella stessa logica ci sono case editrici in gara con una pletora di canzoni (una con quasi la metà delle partecipanti: quattordici). Non sarà che la Rai ha affidato l’incarico della scelta delle canzoni da portare in gara a ‘pacchetto’, come si fa con le scelte secondarie, ‘che tanto tutto va bene’?. Si dice che a pensar male si fa peccato. E sarà vero, ma poi viene in mente che però spesso ci si azzecca. Si può obiettare che quel che conta è la riuscita delle kermesse. Ed è innegabile, ma se l’analisi malevola fosse vera, per Sanremo ci sarebbe da stare molto accorta, perché ci vuole poco a svuotare di ‘sanremesità’ la manifestazione, trasformandola in una enorme cassa di risonanza di fiction, film, docufilm e via discorrendo, tutto targato Rai, o magari tutto targato un ‘pacchetto’ di emittenti. Speriamo di no”.





