Il sonno della ragione generò i mostri che sterminarono nei Campi di Concentramento sei milioni di ebrei. Ma ci fu chi nella notte nera riuscì ad essere un faro di salvezza per i perseguitati. Sono tutte quelle persone, non ebree, che dal 1930 al 1945 salvarono per umanità e con coraggiosa determinazione migliaia di ebrei, mettendo a repentaglio la propria stessa vita. Sono quelli che lo Stato di Israele definisce Giusti tra le Nazioni.
Nella banca dati ufficiale dell'Istituto Yad Vashem di Gerusalemme, a gennaio 2022 figuravano 28.217 uomini e donne per aver agito in modo eroico a rischio della propria stessa vita e senza interesse personale per salvare anche un solo ebreo dal genocidio nazista della Shoah. Settecentosessantasei erano italiani. L'Italia era a gennaio 2022 l'ottava nazione per maggior numero di "Giusti" certificati dalla commissione preposta da Yad Vashem. Uno di questi era nativo di Creppo, piccolo agglomerato di case, facente parte del comune di Triora.
Si chiamava Francesco Moraldo, detto François, era nato nel 1906 ed è deceduto nel 2001. Salvò dalla deportazione due bambini ebrei di nazionalità tedesca, destinati a Auschwitz, dove purtroppo perirono i loro genitori. La storia di François merita di essere raccontata perchè al di là di ogni considerazione assume lo sviluppo di un romanzo, con fughe rocambolesche ed espedienti ingegnosi, che chiamano in causa una sorta di nume tutelare: è il filantropo e avvocato modenese Angelo Donati, ebreo.
François nonostante le umili origini, giovanissimo si era recato in Francia, dove fece diversi lavori. Grazie al portamento, ed all’intelligenza venne notato ed assunto da Angelo Donati, che gli diede l’incarico di maggiordomo nella ricca villa in cui viveva a Parigi. Donati, conosciutissimo negli ambienti raffinati e finanziari della capitale svolgeva un’attività conosciuta da pochissime persone, che consisteva nel cercare di mettere in salvo le famiglie ebree nella Francia occupata, perseguitate dalla Ghestapo. Con i mezzi e le amicizie che aveva Angelo Donati riusciva a procurare documenti abilmente contraffatti e vie di fuga ai perseguitati, molto spesso, in barba ai tedeschi.
Nel 1942 adottò due bambini ebrei di otto e nove anni, Marianne e Rolf Spier, i cui genitori Carl e Hilde Spier, ebrei tedeschi, erano stati deportati dalla Francia e uccisi nei campi di concentramento nazisti. Donati si comportò come un vero padre e nella sicurezza della sua casa diede ai bambini un’oasi di tranquillità, mentre fuori le cose precipitavano. La famigliola si era poi dovuta trasferire a Nizza, nella zona di occupazione italiana Fu in questo periodo che Marianne e Rolf appresero a parlare correntemente l’italiano, grazie alla maestria di Francesco Moraldo e dell’avvocato Donati stesso.
L’otto settembre 1943 e la nascita della Repubblica di Salò non resero più sicura nemmeno la permanenza a Nizza di Donati che nel frattempo era diventato uno dei più ricercati dai tedeschi ed ora anche dagli italiani. Donati dovette trovare, rocambolescamente, rifugio in Svizzera, mentre Rolf e Marianne vennero affidati a Francesco Moraldo, con documenti falsi in cui figuravano come italiani di cognome Spiro. Rolf venne italianizzato in Rodolfo. Per la sorella fù più facile, bastò sostituire una vocale. Anche i biondi capelli vennero tinti di nero per non dare nell’occhio ed ai bambini venne detto di esprimersi rigorosamente in italiano. François grazie a questi stratagemmi ed ai suoi documenti autentici, riuscì ad attraversare il confine ed in men che non si dica riuscì a tornare a Creppo, sua borgata natale, all’epoca abitata da una sessantina di persone, tra cui gli stessi genitori.
La piccola comunità triorese, insieme a quella di Bregalla, praticamente adottò Rolf e Marianna. Questa volta ai bambini venne fatto un corso accelerato di dialetto e di usanze locali, in modo che potessero confondersi con gli altri coetanei della comunità. Rolf venne anche addestrato a fare il chierichetto, con tanto di tonaca e cappa per le funzioni religiose. Ma il parroco non gli chiese nemmeno di cambiare religione. Nella guerriglia con i partigiani, sempre più intensa, in più di un’occasione arrivarono a Creppo i tedeschi, ma François non perdeva d’occhio i due bambini che gli erano stati affidati. Nei momenti più critici lui Rolf e Marianne si rifugiavano nei boschi e dormivano all’interno di caverne che solo gli indigeni conoscevano. In questi rifugi improvvisati si potevano accendere piccoli fuochi per riscaldarsi durante le notti passate all’addiaccio. Finalmente arrivò il giorno della liberazione ed a Giugno del 1945 giunse una lettera dell’avvocato Donati che richiamava a Parigi il maggiordomo ed i suoi protetti. L’addio a Creppo da parte di Rolf e Marianne non fu senza lacrime, così come per la comunità che aveva costruito un guscio impenetrabile intorno ai due bambini ebrei.
La vicenda venne rievocata nel 2001 nel libro, praticamente introvabile di Olga Tarcali “Retour à Erfurt” Edizioni l’Harmattan, Paris. Da cui sono tratte le foto in bianco e nero. Ma si deve alla maestra Gianna Ozenda, con le ricerche condotte con le sue classi della scuola elementare di Triora, l’aver tolto dall’oblio la straordinaria storia del salvataggio di due bambini ebrei da parte della piccola comunità contadina a Creppo. Con un attivismo incredibile la docente riuscì a coinvolgere il regista Riccardo Di Gerlando che con persone del posto realizzò un intenso cortometraggio, pluripremiato. Grazie a questa rievocazione ed al coinvolgimento del Comune di Triora, Rolf e Marianne Spier Donati, tornarono insieme a Triora e Creppo, ormai anziani nel 2015 per una giornata in cui l’emotività l’ha fatta da padrona.
Purtroppo Francesco Moraldo era scomparso il 28 aprile del 2001. Ma Marianne lo aveva ancora incontrato a Triora l’11 luglio 1999, quando l’ambasciatore d’Israele a Roma, gli conferì alla presenza di tutta la comunità locale, il titolo e la decorazione di Giusto tra le nazioni. Anche in quell’occasione François rivelò il suo carattere schietto e schivo. Disse:”Ho fatto solo ciò che qualunque altro uomo avrebbe fatto”. Al che il diplomatico israeliano replicò: “Non è vero. Perché se qualunque altro uomo avesse agito come ha fatto lei non ci sarebbero stati sei milioni di morti”.
Di certo tutte le cento anime di Creppo e Bregalla si strinsero intorno a due piccoli bambini ebrei portati da lontano da un coraggioso maggiordomo, che era uno di loro. Con coraggio e determinazione nessuna di quelle umili persone ebbe il minimo dubbio a salvare, giorno per giorno, Rolf e Marianne dalle tante minacciose incursioni dei nazi fascisti. Nessuno tradì il segreto di Francesco Moraldo. E non è facile quando ti urlano ogni minaccia, mentre i cani lupo ti ringhiano contro, mentre ti puntano addosso un mitra. Per ricordare “tutti quei giusti” cento alberi, nel 2023, vennero messi a dimora in un angolo di Israele.
All’ingresso di Creppo una lapide ricorda ai viandanti: “Sebbene fossero poveri, senza mezzi, privi di ogni comodità, sebbene conducessero una vita rozza e austera, un’esistenza aspra e difficile dettero prova di grande nobiltà d’animo. Essi possedevano l’antico istinto di ciò che si deve e di ciò che non si deve fare”.













