Sanità - 12 marzo 2024, 14:53

Nuova gestione all'ospedale di Bordighera, Fronte Comune Ligure per la sanità pubblica: "La salute non è una merce"

"Il presidente Toti invece di spianare la strada ai privati dovrebbe preoccuparsi di garantire il personale, la qualità e l’efficienza del servizio sanitario pubblico"

Nuova gestione all'ospedale di Bordighera, Fronte Comune Ligure per la sanità pubblica: "La salute non è una merce"

"Il 6 marzo è stato inaugurato trionfalmente da Toti, dalla direttrice sanitaria di Asl 1 e da autorità varie il primo esempio in Italia di partnership pubblico privato: l'ospedale Saint Charles di Bordighera. Un ospedale pubblico affidato a gestione privata è una nuova medaglia che il presidente Toti si appunta sul petto per riuscire a raggiungere il suo obiettivo: aumentare la percentuale di privatizzazione della sanità pubblica in Liguria, a suo avviso troppo bassa. Un precedente che potrebbe estendersi, considerato l’aggravarsi di una grave carenza di organico risalente a ben prima della pandemia. Infatti dichiara che 'la tendenza, già quest’anno, va verso la crescita, anche grazie ai 35 milioni di euro di gare che sono in procinto di uscire per settori come la cardiologia, la cardiochirurgia, l’ortopedia protesica'. Il presidente Toti, invece, di spianare la strada ai privati dovrebbe preoccuparsi di garantire il personale, la qualità e l’efficienza del Servizio Sanitario Pubblico in modo che tutti i cittadini, senza discriminazioni di reddito, classe sociale e genere, abbiano una sanità di qualità, pari possibilità di accesso alle cure e pari dignità di trattamento" - dice Fronte Comune Ligure per la sanità Pubblica.

"L’ospedale Saint Charles introduce un doppio binario nella stessa struttura: pazienti in parte della sanità pubblica, in parte provenienti da assicurazioni, fondi, o paganti in prima persona, così da 'essere attrattivo per tutti i livelli sociali' con la prospettiva di diventare un polo d’attrazione per turismo sanitario, chirurgia plastica, riabilitazione, settori indubbiamente assai remunerativi e non certo diffusi tra i ceti popolari" - sottolinea - "Viste le caratteristiche del nuovo ospedale, la provenienza dei pazienti rischia di determinare tempi e standard di trattamento differenziati in quanto potrebbero essere favoriti i settori più profittevoli per il gestore privato, a meno che la convenzione non indichi chiaramente percentuali, tempi, criteri e modalità certe di risposta ai bisogni sanitari dei pazienti del servizio pubblico senza predeterminare le prestazioni a vincoli di spesa. La gestione pubblica, non pagando tasse e non dovendo produrre profitto a parità di standard, costa meno del privato, gli eventuali utili vengono reinvestiti nel servizio sanitario producendo miglioramento continuo; nel privato, che non entra per beneficenza ma per profitto, diventano dividendi per gli azionisti".

"Non è questa la sanità che vogliamo ed esprimiamo grande contrarietà a questa operazione. Toti per dovere d’informazione e trasparenza dovrebbe rendere pubblica la convenzione e dire: se l’accordo prevede vincoli certi affinché la priorità sia garantire la risposta ai bisogni di salute del territorio per evitare il rischio che il settore più remunerativo fagociti i pazienti del pubblico; se sono previsti criteri e vincoli certi per il reclutamento del personale: obbligo di contrattualizzare gli operatori sanitari e con che contratto, in modo da poter garantire continuità e affidabilità evitando la deleteria pratica del personale a chiamata. La salute non è una merce, la sanità non è il Far West" - conclude.

Redazione

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