Eventi - 20 febbraio 2024, 09:35

Sanremo: a villa Nobel la lectio magistralis di Melania Mazzucco “Vissi d'Arte”

Davanti a un pubblico numeroso le prof. Stefania Sandra e Francesca Rotta Gentile hanno conversato con la scrittrice

Sanremo: a villa Nobel la lectio magistralis di Melania Mazzucco “Vissi d'Arte”

Un altro incontro a villa Nobel. Melania Mazzucco si è raccontata in una lectio magistralis dal titolo “Vissi d’Arte”.
Davanti a un pubblico numeroso le prof. Stefania Sandra e Francesca Rotta Gentile hanno conversato con la scrittrice, vincitrice del Premio Strega con il romanzo “Vita”, storia vera, ma reinventata in chiave epica, di due ragazzini che dalle campagne del Mezzogiorno di inizio Novecento approdano a New York dove vivono sopraffazione e violenza, ma anche amicizie e amore.

Definire Melania Mazzucco è difficile - dice la professoressa Sandra - perché è scrittrice, storica dell’Arte, sceneggiatrice,  benché abbia dedicato al Cinema meno energie rispetto alla scrittura,   nonostante una Laurea al Centro Sperimentale di Cinematografia. L’argomento centrale delle conversazione è l’Arte, in tutte le sue manifestazioni e in tutte le forme con cui può essere espressa e raccontata”. 

La nostra epoca fatica a comprendere la bellezza classica - afferma  la scrittrice - perché  ormai prevale  l’estetica del brutto, del  repellente e l’arte è diventata “gassosa” , celebratrice della bellezza in un mondo privo di opere d’arte, cioè  oggetti di culto venerati nei musei, ed anche “politica”, secondo la definizione di Artivismo proposta da  Vincenzo  Trione, fondendo ragion poetica e ragion politica  e l’artista si trasforma in attivista, l’opera in documento e l’esperienza estetica in esperienza politica. Che cos’è, quindi , l’arte oggi?

L’arte è “ciò che resta, ciò che ci raggiunge”, insomma – continua Mazzucco - è come il libro per Kafka: un colpo d’accetta nel cranio. Racconta così la sua esperienza di diciottenne alla National Gallery di Londra e il fascino suscitato in lei da un dipinto  di  Piero di Cosimo, pittore fiorentino del Quattrocento, che raffigura Proci, uccisa per errore dal suo amato Cefalo, pianta da un satiro, che nel dipinto, contrariamente alla classica iconografia, è molto triste  e un cane , insomma un epicedio, un canto funebre delicato  e commovente, che ha suscitato in lei il desiderio di capire l’arte e di intraprendere un’avventura della conoscenza,  senza essere imprigionata nella “visione” e nelle linee di un rigido storicismo  tutto italiano. Ma l’opera d’Arte per essere ammirata e impressionarci deve essere mostrata ed oggi più che in precedenza l’evento visivo diventa importante e il contenitore (museo, struttura) rilevante per costruire un percorso di conoscenza. Così il Museo, luogo simbolo della visibilità dei dipinti di grandi artisti altrimenti nascosti  gelosamente in collezioni private, distribuiti in sale e corridoi secondo un percorso esplorativo quasi predefinito, viene messo in discussione e talvolta sostituito da allestimenti e strutture  innovativi, che richiedono uno studio complesso. Il museo tradizionale deve così rinnovarsi e soprattutto portare alla luce dipinti, soprattutto se realizzati da donne,  sepolti nei sotterranei dei grandi musei per incuria,  trascuratezza, incompetenza.  Così sono state a lungo nascoste nei magazzini del Musei Vaticani le opere di Plautilla Bricci , architetta e pittrice del 1600, che, molto amata dalla Mazzucco, diventa la protagonista del suo romanzo L’Architettrice. Ma un modo ancora più intenso di vivere l’arte è ammirarla nel suo contesto, come si può fare nella basilica di sant’Agostino con La Madonna del Pellegrini di Caravaggio”.

Ma come Melania Mazzucco ha vissuto d’arte? - aggiungono gli organizzatori - lei racconta quindi che arte e scrittura per   lei vanno insieme e che ha raccontato l’arte da molti punti di vista. Così “La lunga attesa dell’Angelo” è un romanzo storico ed insieme una biografia che  resoconta  gli ultimi giorni di vita di Tintoretto ; ne “La camera di Baltus” si intrecciano e si compongono ad incastro tre storie: quella di Maestro Enrico, pittore delle fine del Quattrocento che ha affrescato  la camera di Baltus , quella di Arsenio Ventura, critico contemporaneo  che deve dare un giudizio sugli affreschi e quella di Baltus , ufficiale napoleonico morto nelle stanza affrescata da cui prende il nome. Ma Melania Mazzucco ne “Il Museo del Mondo”, un museo immaginario nato da un progetto di Repubblica, racconta l’arte in un modo molto  personale , cioè sceglie cinquantadue capolavori per raccontare cinquantadue brevi storie dal Cane di Francisco Goya alla Lattaia di Vermeer, dalle Cattive madri  di Segantini fino alla presentazione di Maria al tempio di Tintoretto.  Cosi diventa arte anche il racconto dell’arte e degli artisti che l’ hanno prodotta, cosi come fece Vasari, che ne “Le vite de’ più eccellenti pittori, scultori e architetti” scrisse una serie di biografie di grandi maestri, creando una bellissima opera d’arte letteraria. Ma vivere d’arte vuol dire vivere del proprio lavoro, opponendosi all’idea aristocratica delle scrittura, che necessita di un buon conto in banca  o di un committente generoso e danaroso, perché fino alla fine dell’Ottocento chi scriveva in autonomia  era considerato solo un pennivendolo. Vivered’arte vuol dire sapere che il lavoro della scrittura è serio, impegnativo, sia quando si compone un romanzo sia quando si scrive il  pannello di una mostra. Con questa consapevolezza Melania Mazzucco al Salone de libro di Torino curerà la sezione dedicata all’arte, un’arte da leggere. Certo è che vivere d’arte è stato per secoli molto difficile , se non impossibile soprattutto per le donne, che per dedicarsi alla pittura dovevano essere istruite da un padre pittore e dal Novecento furono compagne di pittori, loro Muse, come per i pittori surrealisti, ma sempre in posizione secondaria. In “Self-Portrait” l’autrice crea una galleria di capolavori femminili realizzati da donne e che hanno donne come oggetto. Il lettore così incontra artiste straordinarie ignorate o sminuite dal giudizio maschile in un percorso che comprende Artemisia Gentileschi , Plautilla Briccia, Frida Kahlo, Carol Rama, Leonora Carrington Antonetta Raphael: donne che rivendicano il diritto di realizzarsi nell’arte. Anche nel mondo della letteratura la realizzazione femminile non è stata facile,perché la storia letteraria è stata segnata da silenzi e tentativi di mimetizzazione come dimostra il fatto che le scrittrici donne erano nominate col cognome del marito, come è accaduto per Maria Bellonci, Natalia Ginzburg, Elsa Morante. Una certa resistenza maschilista si può leggere anche nell’assegnazione del Premio Strega a solo undici donne dal 1947 ad oggi. Ma le cose cambieranno quando si cambierà l’ambiente, quando le donne saranno tra i giurati, e quando nessuno le definire brave, ma pur sempre “sorelline minori””.

C.S.

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