L’abbraccio tra gli Alpini e la gente di Badalucco ieri è stato totale. Partecipato. Significativamente affettivo. Il paese imbandierato, come non mai, ha accolto le penne nere di tutta la provincia in modo festoso. E le penne nere hanno ricambiato. “Sono in pensione da poco più di un anno. Vado a parlare e fare conferenze ovunque. Raramente ho visto tanta gente, di ogni età, così motivata e coinvolta” A dirlo è stato nientemeno che il generale di Corpo d’Armata Marcello Bellacicco, nativo di Savona. Uno che di Alpini e Esercito se ne intende. Ha un curriculum da paura e da ultimo, prima di dare le dimissioni in contrasto con le direttive ministeriali del 2020, è stato comandante di un importante settore operativo, interforze, in Afghanistan da ottobre 2010 ad aprile 2011. Il suo intervento ha chiuso la manifestazione ed ha aperto uno squarcio, inedito, sulla guerra poco conosciuta, combattuta dagli italiani nell’ambito della coalizione internazionale in quello scacchiere così pericoloso. “Il nostro contingente è stato elogiato dal Comandante della missione, l’americano generale Petraeus. Diceva i vostri soldati sanno leggere la situazione. Sono testa e cuore. Sanno reagire senza farsi prendere dall’emotività. Ti sparano addosso. Ma comprendono quando è il caso di rispondere al fuoco, e in maniera misurata. L’Italia ha perso in Afghanistan 54 militari. Ma è tornata a casa senza far registrare nessun effetto collaterale”.
In precedenza protagonisti erano stati i bambini della maestra Nives Bianchi che hanno dedicato i loro pensieri a Tiziano Chierotti, il caporal maggiore nativo di Arma di Taggia, caduto in combattimento in Afghanistan il 25 ottobre 2012. Questo, non appena si sono riaccese le luci, spente per la prima proiezione di uno struggente filmato, dedicato dagli stessi genitori al figlio caduto. Ripercorreva le tappe della vita di Tiziano, un soldato, un giovane uomo, amante della vita e della Patria, ma sempre attento a vedere la “persona” davanti a sé, anche nelle rischiose missioni condotte in quel selvaggio teatro di guerra. Nel nome di Tiziano Chierotti e Gaetano Rodi, l’alpino badalucchese deceduto nel 1942, sul fronte ucraino, durante la Campagna di Russia, gli alpini hanno aperto a Badalucco i festeggiamenti per i 150 anni della loro storia, che ne fa il reparto specializzato per la guerra in montagna più antico del mondo. Il corpo, nato il 15 ottobre 1872, era stato “inventato” letteralmente da un Capitano dei Bersaglieri, con la laurea in Geografia che di nome faceva Giuseppe Perrucchetti.
Un brivido ha percorso la schiena delle penne nere presenti quando Giovanni Badano, presidente dell’Associazione Nazionale Alpini della provincia di Imperia ha annunciato: “Ieri a Torino è stato ricostituito ufficialmente il 1 reggimento Alpini, con l’assegnazione della bandiera di guerra, che era stata depositata al Vittoriano, al momento del suo scioglimento, al termine dell’ultimo conflitto mondiale. In questo reggimento venivano inquadrati i soldati di leva della Liguria e del Piemonte. Celebre era proprio al centro dell’insegna che portavano sul cappello, il numero 1”.
Così era il berretto, ancora in ottimo stato che il sindaco di Badalucco Matteo Orengo ha mostrato nel corso del suo intervento dopo la scopertura della stele in memoria di Gaetano Rodi nella piazza a lui intitolata. “Mio nonno era partito con l’amico Rodi, per la Russia. Lui era stato casualmente più fortunato, perché quando lasciò la trincea, avendo preso la pagliuzza più corta, per andare a consegnare un dispaccio, la linea difensiva venne colpita da un bombardamento in cui morirono tutti i suoi commilitoni. E lui mi raccontava sempre questa vicenda. Quando aveva preso la pagliuzza corta pensava di essere sfortunato perché doveva percorrere al freddo nella neve una lunga distanza”.
Aneddoti, ricordi, rivelazioni che hanno avuto come motivo conduttore le note della Fanfara sezionale degli alpini, intervenuta con ben 26 elementi. Mentre in chiesa si è esibito il coro degli Alpini della provincia di Imperia. “E’ bello sentire queste musiche e queste voci. E’ bello vedere finalmente così tanta gente nella nostra chiesa. Con la pandemia, ultimamente non eravamo più di venti. Oggi è un po’ tornare anche noi alla normalità, pensando ai nostri vecchi, che sono partiti con quella divisa addosso e purtroppo non tutti sono tornati”. Era la confessione di una anziana signora, con le lacrime agli occhi, mentre il parroco officiava. E di li a poco ha sciolto le potenti campane del duomo, per un concerto fuori ordinanza che ha aggiunto una nota, per la verità un po’ alta, in più alla festa.
Chissà cosa avrà pensato Martina, l’asina, con tanto di basto portata in giro in coda al corteo? D'altronde trattandosi delle truppe alpine, questo nobile animale che ha accompagnato e facilitato, tante loro gesta eroiche non poteva mancare. Con il suo passo regolare, lo sguardo mite e senza mostrare la minima fatica.
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