Vasta eco in tutta Italia per l’ordinanza del Vescovo della Diocesi di Ventimiglia-Sanremo, Mons. Antonio Suetta, con la quale sospende per tre anni la presenza dei Padrini e delle Madrine, nella celebrazione dei Sacramenti del Battesimo e della Cresima.
Molte le interviste da tutto il paese per Mons. Suetta: “Mi sorprende l’interesse attorno alla questione, che è stata affrontata in uno spirito di comunione con il consiglio presbiterale e il collegio dei consultori, approfondendola con attenzione. La ragione è semplice: il ruolo di Padrini e Madrine, in sé molto importante nei Sacramenti del Battesimo e della Cresima, per varie ragioni si è affievolito. Spesso riducendosi a un formalismo o solo a una consuetudine, legata al momento della celebrazione. La loro funzione comporta un vero accompagnamento nel cammino di fede, con vita cristiana, una sua esemplarità e una serie di requisiti che sono fissati dalle norme canoniche. La mia decisione è strumentale come tirare un sasso nello stagno, destare attenzione e ovviamente suscitare e accompagnare qualche buona prassi di rinnovamento”.
Quali sono i fondamenti giuridici e teologici alla base della decisione? “Il ruolo di Padrino o Madrina ha la funzione di accompagnatore nella Fede. Questo appartiene all’antica tradizione della Chiesa e, sul piano teologico ha un significato di itinerario spirituale. Chi si incammina in questo ha bisogno di un sostegno, di un accompagnamento e di un modello a cui ispirarsi. Dal punto di vista giuridico il ruolo non è obbligatorio e, quindi, è lasciato alla discrezionalità. Se scade in una forma svuotata di significato è meglio correre ai ripari”.
Come mai la decisione è stata presa per le coppie eterosessuali? “Si tratta di un dettaglio messo per dovere nel Decreto. Abitualmente, sia chi viene Battezzato o Cresimato, vive un percorso di Fede nella propria famiglia o di accompagnamento catechistico delle parrocchie. L’eccezione indicata riguarda i bambini presentati da persone dello stesso sesso che si dichiarano i regime di unione. Questo perché la loro scelta non costituisce, dal punto di vista cattolico e cristiano, la realtà di una vera famiglia e di conseguenza appare significativamente inadeguata all’accompagnamento nella Fede. In questo caso la figura non è solo opportuna ma indispensabile”.
In Diocesi ha sentito qualcuno sulla decisione presa? “Il provvedimento è stato condiviso e ne parliamo da diversi anni, nei luoghi preposti e in particolare con i sacerdoti. La questione crea discreto interesse e a volte una significativa fatica. Non è un fulmine a ciel sereno ma frutto di una riflessione, per altro non definitiva. Ho voluto dare un periodo sperimentale, perché tutte le posizioni (favorevoli e contrarie) trovino adeguato ascolto. Il mio auspicio è che si arrivi a una ripresa, ma anche una valorizzazione del ruolo di Padrino e Madrina. Volesse il cielo di arrivare ad averli fedeli al loro impegno ma anche guide sicure per bambini e ragazzi nel cammino della Fede”.





