Chi sostiene che l'opera sia noiosa si sbaglia e probabilmente non ha mai visto o ascoltato "Wozzeck" di Alban Berg. Nietzsche diceva "Quando guardi a lungo nell'abisso, l'abisso ti guarda dentro". Se avete voglia anche voi, di dargli uno sguardo e provare quel brivido, non potete perdervi lo spettacolo di scena all'Opéra Gariner di MonteCarlo.
Alban Marie Johannes Berg, compositore austriaco è uno dei maggiori esponenti della musica del primo Novecento e della seconda scuola di Vienna con il suo maestro Arnold Schönberg e Anton Webner. Emancipazione della tonalità, atonalità e tecniche dodecafoniche si incontrano nel suo operato compositvo. Tentò il suicidio all'età di 18 anni, dopo una forte depressione. Più avanti conobbe il suo maestro Shönberg, mollò il lavoro nell'amministrazione municipale per dedicarsi totalmente alla musica. Si avvicinò all'espressionismo, la sua produzione musicale subì le influenze del tardo romanticismo, poi il lavoro si indirzzò verso la sua cifra stilistica più peculiare, una musicalità svincolata dall'armonia tonale che sfociò nell'utilizzo della dissonanza. La sua prima opera fu, nel 1921, proprio Wozzeck, tratto dagli scritti di Georg Büchner. La sua arte, in seguito, fu additata come degenerata e poi censurata, indovinate da chi? I nazisti, i cui danni non hanno mai fine.
Per fortuna oggi possiamo godere del genio di Berg, attraverso la messa in scena del regista Michel Fau e della direzione musicale del Maestro Kazuki Yamada in quella gemma dorata che è il teatro di Montecarlo. Tutto è distorto, un ronzìo, un rumore, un grido, un incubo. Le linee sono curve e allungate, non vi sono riferimenti in un luogo in cui può accadere di tutto e che potrebbe vedere il suo svolgersi nelle viscere di una remota caverna oppure sulla luna,
senza fare differenza alcuna. L'inquietudine e la fatica passeggiano sulle note del compositore austriaco in un set irrazionale, assurdo, surreale, colmo di colpi di scena e angoscianti figure e figuri. Figuriamoci un pianeta figlio del prodotto dell'assunzione di un acido, o per restare in ambito letterario, immaginiamo un pianeta in cui Alice, mangia un altro tipo di pasticcino, beve un'altra bottiglia e non finisce affatto nel pease delle meraviglie. Il bianconiglio è gigantesco, cupo, arrabbiato, minaccioso e dall'aspetto famelico e assassino. Riporta il pensiero a "Donnie Darko" o, meglio, ai lavori di David Lynch e di quei "Rabbits" che introducevano temi quali l'alienazione e i rapporti umani, proprio come nello spettacolo di Berg, in cui agisce il soldato Franz Wozzeck che si muove come un personaggio sbucato fuori da un film di Tim Burton. Stralunato, flessuoso, folle. Un dramma horror che si ramfica in momenti grotteschi, lasciando spazio anche a qualche strano sorriso, piccole gag e movenze estremamente fuori contesto spiazzano lo spettatore e la sua percezione come fossero improvvise brillanti clip di "Frankenstein Junior". La musica ribolle, salta, suona, canta e interpreta avanzando fra quadri magnifici, luoghi d'attesa come le tele di De Chirico, o tormentati come quelle di Munch, Dalì, Bosch e abbiamo reso l'idea.
La scenografia è il ventre di questo show, in cui, come organi si aggirano i cantanti. Improbabili quinte, sorprendenti vie di fuga, astratte e geniali possibilità di spazio. Il letto su cui dialogano Wozzeck, la sua compagna Marie e il ragazzo resta in tutti i quadri, come fosse uno scoglio in mezzo alla tempesta della pazzia. Della visione mostruosa dell'insoddisfazione. Le incursioni del coro dell'Opéra di Montecarlo diretto dall'ottimo Maestro Stefano Visconti, sono brevi ma fondamentali, risuonando come impetuose estensioni del dramma. Soldati, medici fuori di testa, angeli che scendono dal cielo sono solo alcune delle apparizioni che vedrete. Gli artisti rispondono presente, tutti, in un intreccio musicale tecnicamente riservato a virtuosi dai polmoni d'acciaio (non consigliato ai fumatori).
Le scene sono a cura di Emmanuel Charles, i costumi di David Belugou e le luci sono firmate da Jöel Fabing. Wozzeck è Birger Radde, Marie è Annemarie Kremer, il bambino di Marie è Dimitri Dore, il Tambur-Maggiore è Daniel Brenna, il Soldato Andres è Michael Porter, Il Capitano è Mikeldi Atxalandabaso, Il Medico è Alberto Dohmen, Primo Garzone è Matthieu Toulouse, il Secondo Garzone è Fabrice Alibert, il Pazzo è Andreas Conrad, Margret è Lucy Chaufer, un Soldato è Walter Barbaria, Tenore solo è Vincenzo Di Nocera.
lo spettacolo ha previsto tre date, l'ultima è in programma domani.
Per info e biglietti è possibile consultare il sito dell'Opéra.





