È una professione promettente e che se svolta bene dovrebbe assicurare un buon margine di guadagno quella del personal trainer: basta considerare come palestre, centri e associazioni sportive ma anche resort e centri benessere sono oggi costantemente alla ricerca di professionisti capaci di seguire i loro clienti nel raggiungimento dei propri obiettivi di forma fisica. Come si diventa personal trainer in Italia, però, e ci sono requisiti minimi da rispettare? Proviamo a capirne di più.
A differenza di come si potrebbe immaginare e di come avviene per altre professioni dello stesso campo, al momento non è previsto in Italia che i personal trainer abbiano titolo o qualifiche specifiche o siano iscritti a un albo e la ragione è semplicemente un ritardo normativo per la materia. Questo non vuol dire, però, che la passione per lo sport, una buona familiarità con la sala attrezzi e persino una lunga carriera sportiva alle spalle siano abbastanza per poter diventare personal trainer.
Che competenze ha un personal trainer e come allenarle con un corso ad hoc
Ci sono, innanzitutto, una serie di abilità che un personal trainer deve necessariamente avere e che non è detto che uno sportivo amatoriale o di livello agonistico possieda. Sono abilità come saper individuare quali sono i bisogni reali delle persone, specie se per la prima volta si avvicinano al mondo dello sport, saper stabilire insieme a loro obiettivi concreti e concretamente raggiungibili e individuare di conseguenza quelle che sono le strategie migliori per farlo. A volte sono innate nella persona, ma con un buoncorso personal trainer devono poter essere allenate mentre si acquisiscono tutta una serie di saperi teorici sull’anatomia e sulla patologia umana per esempio e mentre soprattutto si familiarizza con le più svariate tipologie di esercizi e le tecniche di allenamento.
Di fatto così, anche se non è obbligatorio, il modo migliore per diventare personal trainer è seguire un corso professionalizzante. Ce ne sono, sparsi per tutta l’Italia, di organizzati dai soggetti più diversi: per essere sicuri di ottenere un titolo direttamente spendibile sul mercato del lavoro l’unica cosa di cui accertarsi è che si tratti di soggetti, come l’Accademia Italiana Personal Trainer (AIPT), riconosciuti dal CONI e dalle altre autorità del settore come enti di promozione sportiva e per questo accreditati, a volte anche all’estero. Valutazioni che riguardano la durata del corso da personal trainer, l’organizzazione didattica, l’eventuale previsione di un periodo di apprendistato al termine o di un esame per il rilascio di una certificazione e un diploma da personal trainer sono valutazioni assolutamente soggettive e che non possono non tenere conto anche di quanta familiarità si ha già con questo mondo.
Per tornare ai requisiti e alle caratteristiche di un buon personal trainer, del resto, ce ne sono alcuni più innati e più difficili da acquisire di altri. Una buona dose di empatia, per esempio, serve al personal trainer come una buona capacità d’ascolto per individuare quelli che sono di caso in caso i bisogni della persona, perché fa esercizio fisico, che obiettivi vuole ottenere e in che tempi. Allo stesso modo, un personal trainer non può non essere un buon motivatore e spingere i propri clienti a dare il meglio d sé.





