Cronaca - 19 gennaio 2021, 07:14

Chiusura di bar, ristoranti e scuole: ma ha veramente senso visti gli assembramenti che si registrano ovunque?

Abbiamo cercato di analizzare la situazione alla luce di quanto abbiamo visto negli ultimi tempi, in relazione anche alle iniziative di apertura e pensando al prossimo Festival di Sanremo

Chiusura di bar, ristoranti e scuole: ma ha veramente senso visti gli assembramenti che si registrano ovunque?

E’ un momento davvero particolare, quello che stiamo vivendo in tutto il mondo e che noi viviamo nella nostra provincia. Un periodo difficile, sul piano sanitario e su quello economico. Due fatti che vivono tra l’incudine e il martello, con una serie di restrizioni alle quali tutti dobbiamo sottostare, in particolare il settore del commercio, tra codici e chiusure più o meno lunghe.

Negli ultimi giorni abbiamo vissuto l’introduzione dell’ennesimo stop a bar e ristoranti che, da domenica sono chiusi e possono solo lavorare con l’asporto fino alle 18 e, quindi, con la consegna a domicilio. Venerdì scorso alcuni ristoratori e gestori di bar in Italia hanno lanciato l’iniziativa ‘#IoApro’ che, nella nostra provincia ha trovato fondamentalmente un solo riscontro a Sanremo.

C’è anche il nodo legato alle scuole, chiuse parzialmente, quello dei trasporti e a quelle attività ferme per motivazioni di vario genere. A Sanremo, tra le altre cose, c’è anche il problema relativo al Festival che cadrebbe (in questo momento il condizionale è d’obbligo) tra il 2 e il 6 marzo mentre l’attuale Dpcm scade il 5 dello stesso mese.

A cosa servono le chiusure se poi i ragazzi hanno costanti contatti tra loro, facendo assembramenti continui in qualsiasi città? Una domanda che ci si può fare anche in tema di sospensione delle attività sportive. Quest’estate (eravamo in pieno agosto) le Amministrazioni comunali e provinciali, insieme a dirigenti scolastici e docenti in genere, cercavano soluzioni per mantenere negli istituti i distanziamenti sociali, per fornire i dispositivi di disinfezione ed altro. Contemporaneamente, in spiaggia, era ‘festa grande’ e sembrava di essere tornati al 2019, ante Covid.

Ora affrontiamo il problema delle chiusure dettate dal Decreto e lo facciamo cercando, non tanto di capire i motivi delle stesse, quanto se siano inutili perché tra assembramenti e contatti non controllati, effettivamente qualche ragione anche i commercianti la hanno. Fermo restando che, ovviamente, la prima cosa è quella di rispettare le regole.

Per quanto riguarda bar e ristoranti che meritano una premessa: quest’estate, in moltissimi casi, si è esagerato con le normative (toccate con mano da chi scrive) che non sono state completamente rispettate e, ancora sabato scorso seduti in un bar di Sanremo, abbiamo trovato il ‘distanziamento’ praticamente nullo. Una situazione che, nel corso dell’estate, ha visto anche lo scarso rispetto dell’ordinanza ‘Spazio Aperto’, grazie alla quale invece di allargare i tavoli, questi sono semplicemente aumentati di numero.

Però, a difesa di bar e ristoranti, c’è anche da sottolineare che il divieto delle aperture (in particolar modo quelle serali in caso di zona gialla) lascia il tempo che trova. Questo perché, al mattino e nel corso della giornata gli assembramenti ci sono comunque e raramente vengono evitati o sanzionati. Poi c’è anche chi sostiene che sia inutile far aprire di giorno e non di sera ma, effettivamente, la sera è molto più probabile creare assembramenti per un maggior afflusso di persone.

C’è anche il tema asporto, da ieri vietato e che tanto ha fatto discutere. Effettivamente bastava passare tra un locale e l’altro per accorgersi che il rito del caffè o dell’aperitivo, in pratica, si spostava dai dehors al marciapiede, di fatto eludendo la normativa. Però, a questo punto, ci si chiede se e quanto abbia senso vietare l’apertura serale, bloccare l’economia che nella nostra zona fonda le sue radici nel commercio, quando poi in fase di apertura c’è una sorta di ‘liberi tutti’. E venerdì scorso, al momento della chiusura delle 18 la situazione era proprio quella.

Per concludere il tema Festival di Sanremo, sicuramente più locale che sta facendo ancora discutere politica e commercio, senza dimenticare che l’organizzazione è comunque della Rai e la decisione (seppur di concerto con l’Amministrazione comunale) sarà presa in ultima istanza dalla tv di Stato. Il Festival, quello televisivo, se fatto a porte chiuse o anche con il pubblico nella nave ‘bolla’, si poteva fare anche a Roma in uno studio tv.

L’altro Festival, quello della città, o lo si può fare almeno al 50/60% di quello classico, oppure non serve a niente. Pensare anche al palco di piazza Colombo con concerti e collegamenti vari, con gente seduta e distanziata che, al termine deve tornare a casa perché c’è tutto chiuso, onestamente serve a poco. Organizzare mini concerti e collaterali di vario genere, senza poter ottenere un ritorno commerciale è sulla stessa linea. Il calcio, che ha un’altra valenza televisiva in tema di diritti, lo insegna. Si gioca a porte chiuse e, più o meno va avanti. Anche se sul piano economico i primi problemi si iniziano a registrare.

Quindi che fare? Certo, non vogliamo assolutamente fare noi le proposte a livello nazionale, senza dimenticare quello che accade anche all’estero, dove la situazione pandemica è addirittura peggiore. Però riteniamo che il settore commerciale inizia a scricchiolare e qualche piccolo lume di ragione lo ha, pur dovendo sempre rispettare le Leggi. Servirebbe un tavolo di confronto, sia a livello locale che nazionale, per capire effettivamente dove si vuole andare e cosa si può effettivamente fare. Ma rimane sempre, per chi amministra, l’incudine sanitaria da una parte e il martello economico dall’altra.

Carlo Alessi

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