Al Direttore - 22 dicembre 2020, 07:25

Pigna: difficile parlare con gli ospiti della Rsa, un altro lettore conferma i problemi di telefonia e connessione

Pigna: difficile parlare con gli ospiti della Rsa, un altro lettore conferma i problemi di telefonia e connessione

Un nostro lettore, Fabio Ferrero, ci ha scritto per far sentire la sua vicinanza a Giusy Caridi, che ieri ci ha scritto per esternare i problemi da lei vissuti con la casa di riposo di Pigna, dove su madre è ricoverata.

“Vorrei poter abbracciare Giusy perché ci accomuna lo sconforto e l’impotenza. Anche io ho avuto mio padre ospite della Rsa per 4 anni. Mio padre è morto il 30 novembre in struttura, senza che io avessi modo di potergli parlare un’ultima volta. Nonostante la disponibilità, e la collaborazione ricevuta dagli OSS e dalla Direttrice, il problema comunicazioni non è mai stato risolto. Purtroppo mio padre era cieco, ed avendo affrontato il Covid a maggio, era anche fisicamente debilitato. Un ricovero per una fibrillazione cardiaca lo portò per due settimane in Ospedale a ottobre. Rientrato in Rsa il 16 ottobre, da protocollo venne messo in isolamento fino al 2 novembre. Ebbi due occasioni di contatto telefonico, perché veniva spostato dal secondo al primo piano dove il segnale al cordless arriva meglio. Il 13 novembre ad un tampone di controllo risultò debolmente positivo, quindi venne disposto un nuovo isolamento al secondo piano, dove però non arriva il segnale al cordless, e non è presente un telefono fisso nemmeno nelle stanze. Non fu possibile nemmeno agli OSS riuscire a supplire con un cellulare, perché complice l’infelice posizione della struttura per riuscire ad utilizzare la telefonia mobile occorre affacciarsi alle finestre. Mio padre si è spento la mattina del 30 quando avrebbe dovuto fare un ultimo tampone molecolare, dato che un tampone precedente ed un test rapido erano risultati negativi. È stata considerata morte da Covid, mancava il secondo tampone, e quindi non è stato più possibile vederlo nemmeno da morto. Di lui mi rimangono però immagini e brevi video, che il cuore grande e l’umanità degli OSS hanno permesso di fissare con gli smartphone personali e me ne hanno fatto dono. Mi sono battuto con tutte le forze a disposizione, ma ho ottenuto solo promesse. Ho chiamato in causa anche l’Asl che ha preso contatti con il Comune, ma tutto rimaneva a livello di progettazione e sulla carta. Ho riscontrato anche una totale assenza da parte del gestore della telefonia, da me contattata svariate volte per numerosi disservizi. Era inaccettabile non riuscire a comunicare con la struttura anche per alcuni giorni consecutivi, si tratta di un ricovero e avere un blackout telefonico può fare la differenza in caso di emergenza. Il giorno che è mancato mio padre ho contattato l’Asl per ringraziare dell’attenzione dedicata alle mie richieste, e ho pregato la Dottoressa incaricata di continuare a monitorare e seguire la problematica delle comunicazioni, ma vedo che nulla è cambiato e come a marzo la risposta è: “adesso è tutto chiuso, non possono entrare persone da fuori, nemmeno i tecnici”. Vorrei che ci si rendesse conto che con una classica linea telefonica Tim che arriva in una presa a muro a tutti i piani i problemi sarebbero risolti, ma puntando invece sulle tecnologie moderne in zone infelici i problemi aumentano. Vorrei poter incontrare la Sig.ra Caridi un giorno, ma per ora le auguro di poter superare questo difficile momento”.

Carlo Alessi

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