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Attualità | 12 agosto 2020, 07:11

Da Imperia a Gallipoli in bici per la Croce Bianca. Natalie Allegra ci racconta il suo viaggio, e rivela: "La prossima avventura sarà dedicata alle donne"

Natalie è una cittadina del mondo, nata a San Pietroburgo, da padre siciliano e madre mezza austriaca e mezza russa. È cresciuta a Berlino, ha vissuto in Toscana, in Svizzera e in Lussemburgo, prima di arrivare a Imperia nel 2001, dove è rimasta. Ma il desiderio di partire in sella alla sua bici la porta in giro per il mondo

Da Imperia a Gallipoli in bici per la Croce Bianca. Natalie Allegra ci racconta il suo viaggio, e rivela: "La prossima avventura sarà dedicata alle donne"

Un'altra avventura in bici per Natalie Allegra, la ciclista imperiese d'adozione, che ha dedicato il suo viaggio in solitaria fino a Gallipoli alla Croce Bianca.

Natalie è una cittadina del mondo, nata a San Pietroburgo, da padre siciliano e madre mezza austriaca e mezza russa. È cresciuta a Berlino, ha vissuto in Toscana, in Svizzera e in Lussemburgo, prima di arrivare a Imperia nel 2001, dove è rimasta. Ma il desiderio di partire in sella alla sua bici la porta in giro per il mondo. Pochi giorni dopo il ritorno dal suo ultimo viaggio ci ha raccontato com'è andata.

"E' stato fantastico. Devo premettere che mi ritengo una persona abbastanza asociale. Mia figlia mi definisce una social antisocial, perché sono molto attiva sui social network, ma nella vita 'vera' sono molto solitaria. Questo viaggio mi ha portato a rivedere il mio atteggiamento verso la società".

Com'è nata l'idea? "Per caso, ne avevo programmato un altro da Berlino a San Pietrobrugo, ma a causa del covid non ho potuto farlo. Poi un giorno, su Facebook una mia amica che non vedevo da tanti anni e che oggi vive a Gallipoli mi ha proposto di andare a trovarla. Così, dopo aver studiato la traccia ho deciso di cambiare rotta. Non avevo mai visitato il sud Italia, ma a dirla tutta non conoscevo molti posti, vivo dal 2001 a Imperia, anni prima ho abitato in Toscana per un anno, mi piaceva l'idea di attraversare il paese da nord a sud, rivedere i posti dove sono stata e scoprire quelli che non conoscevo. In Abruzzo ho anche rivisto un vecchio amico dei tempi in cui abitavo a Monaco di Baviera che non vedevo da sedici anni. Quello che mi ha colpito è stato visitare i paesini, che hanno una loro caratteristica particolare, e il contatto con le persone del posto è stato incredibile. Non so se sono stata fortunata io, ma ho trovato persone splendide che mi hanno aiutata in ogni modo durante il viaggio". 

Quanti chilometri percorrevi ogni giorno? "All'inizio, quando la strada era in pianura, anche 150, 160, poi sulle zone montuose anche meno, faceva molto caldo. Ricordo che in Toscana certe volte facevo fatica a respirare, alcuini giorni c'erano 32 gradi alle 8 del mattino. Così ho deciso di rallentare, e andando più piano ti accorgi di tante cose che ti sfuggono".

Hai voluto dedicare il tuo viaggio alla Croce Bianca, anche attraverso una raccolta fondi. Perché? "L'anno scorso mi è capitato di assistere a un incidente capitato a un ragazzo. Sono sempre stata una persona impressionabile, ma quella volta mi è venuto naturale soccorrerlo, e ho pensato che sarebbe stato bello imparare il primo soccorso. Durante il lockdown mi sentivo inutile, e così ho chiesto ai miei amici della Croce Bianca se potessi dargli una mano, ma mi hanno risposto di no, perché avrei dovuto fare il corso, che ho deciso di fare a settembre. Nel frattempo mi sono detta che avrei potuto raccogliere fondi tramite il viaggio".

L'anno scorso un'altra traversata ti ha portata a Barcellona. Anche in quel caso per beneficenza. "Sì, l'ho fatto per 'Il cuore di Martina'. Ho un legame particolare con Roberta, la fondatrice. Ripensando a quell'esperienza devo dire che anche in quell'occasione lungo il viaggio ho trovato persone che mi hanno dato una mano. Chissà, forse è la stella del viaggiatore a portarmi fortuna".

Come ti prepari a questo genere di avventure? "Ho un nutrizionista, Stefano Beschi, che mi ha fatto il piano alimentare. Cercavo di mantenerlo. Con me ho portato anche qualche integratore, tanta acqua e birra. Per dormire mi organizzavo con qualche b&b e campeggi, ma tanti amici mi hanno offerto ospitalità".

Hai avuto modo di percorrere piste ciclabili? Cosa pensi dei percorsi dedicati ai ciclisti? Ciclabili ne ho prese poco e niente. Credo che la nostra, quella che va da San Lorenzo a Ospedaletti, sia una delle migliori mai viste. Durante questo viaggio l'ho presa in Umbria tra Assisi e Spoleto, ma lì ho avuto una seria crisi di sete, non ho trovato una fontanella, né un albero dove ripararmi dal sole. Ho creduto di svenire. Per fortuna ho trovato un ciclista che mi ha offerto dell'acqua, ma chi non è intraprendente in situazioni simili può avere serie difficoltà”.

Hai fatto la traversata in solitaria. Non ti è capitato di aver paura? La paura c'è sempre, specie quando mi ritrovo in una zona isolata e non prende il telefono. In questo viaggio non mi è capitato, ma ho vissuto un episodio che mi ha provocato un attimo di ansia. Ero in una valle incontaminata, stavo facendo alcune foto con il telefonino e all'improvviso è spuntato un uomo. Non credo avesse cattive intenzioni, però sul momento ho avuto paura. Detto questo, credo di essere vaccinata per superare questo genere di situazioni. Sono cresciuta a Berlino, ero sotto il muro la sera in cui è caduto, sono abituata alle situazioni critiche. A ogni modo porto sempre con me lo spray al peperoncino e il taser”.

La prossima avventura? Sarà bellissima, non anticipo troppo, solo che riguarderà la libertà delle donne. Si chiamerà 'Libere in bici' e la realizzerò la prossima estate. Sarà un viaggio molto lungo e saranno coinvolte anche altre donne cicliste”.

Francesco Li Noce

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