Cronaca - 03 giugno 2020, 07:31

Imperia: torinese nella seconda casa al Parasio da febbraio, ma qualcuno gli ha sfregiato l'auto con l'acido. La lettera di sfogo

Il nostro lettore era arrivato a Imperia durante le vacanze di Carnevale e, a causa del lock down è rimasto bloccato con la moglie.

Imperia: torinese nella seconda casa al Parasio da febbraio, ma qualcuno gli ha sfregiato l'auto con l'acido. La lettera di sfogo

Un nostro lettore, Roberto Tonello (insegnante di Torino e con una seconda casa ad Imperia), ci ha scritto una lettera di sfogo e di riflessione alla vigilia della riapertura di spostamento delle persone da regione a regione:

“Sono un insegnante di Torino e da un paio di anni io e mia moglie abbiamo acquistato un appartamento a Imperia Porto Maurizio con quelli che potrei definire senza retorica ‘i risparmi di una vita’. Perché proprio lì? Perché mia moglie vi ha trascorso tutte le sue vacanze fin da bambina e quindi ha un rapporto speciale con quei luoghi e poi perché il Parasio, con la sua struggente bellezza ci ha stregati. Eravamo appunto a Imperia per trascorrere lì qualche giorno di stop dell’attività scolastica in coincidenza con il Carnevale (anche mia moglie insegna) quando è arrivata la notizia del prolungamento della chiusura delle scuole a causa dell’emergenza sanitaria, emergenza con la quale tutti abbiamo poi dovuto fare i conti. Avendo portato con noi libri e pc abbiamo deciso di fermarci: le notizie allarmanti sui contagi sembravano circoscritte ad alcune aree ben delimitate della Lombardia e del Veneto. Nessun blocco alla circolazione se non limitatamente a poche aree e una situazione sospesa di attesa per l’evolversi delle cose. Poi, alla vigilia del 9 marzo, nel mezzo della proiezione di un film alla tv, la conferenza stampa del Presidente del Consiglio e i divieti agli spostamenti, addirittura da comune a comune, immediatamente operativi. E così dall’appartamento di Imperia io e mia moglie proseguiamo una nuova esperienza di didattica a distanza. Esperienza lavorativa faticosa che ci vede ogni giorno attaccati ognuno davanti al proprio pc a tenere le lezioni via web, a correggere i compiti inviati nelle piattaforme didattiche dai nostri alunni, a preparare materiali ad hoc per questa inedita situazione. Un lavoro che ci occupa l’intera giornata, dalla mattina alla sera. D’altra parte, vista la situazione di emergenza sanitaria, limitiamo al minimo le uscite: una volta la settimana al supermercato più vicino, due/tre volte la settimana l’acquisto del pane così che in alcuni giorni l’unica uscita è quella per portare il mastello della raccolta differenziata sotto casa”.

“L’auto rimane parcheggiata in una via poco distante dal Duomo – prosegue - e mi premunisco una volta la settimana di andare ad accenderla, anche se per poco, giusto per evitare che la batteria si scarichi. Bene, in una di queste mie spedizioni ad attendermi c’è una amarissima sorpresa: due fiancate dell’auto completamente rovinate dall’acido. Rimango incredulo a guardare l’auto e a cercare di darmi una risposta. Vedo passare una signora che esce da una casa adiacente; le chiedo se per caso sa cosa è successo. Mi risponde che purtroppo c’è in azione qualche ‘sceriffo fai-da-te’ ha pensato di rovinare le auto parcheggiate nella zona che hanno nella targa il contrassegno di una provincia diversa da quella di Imperia e che il mio non è quindi un caso isolato. Di questo avrò successivamente conferma dal funzionario di polizia che raccoglie la mia denuncia qualche giorno dopo, esattamente il 4 maggio, data in cui viene consentito il rientro alla propria residenza e in cui faccio ritorno a Torino. Dietro l’inqualificabile azione c’è probabilmente la voglia di ‘farsi giustizia da sé’ contro i ‘furbetti delle seconde case’, contro chi viene a ‘invadere il territorio’ e non se ne sta ‘a casa propria’ come dice il decreto, contro chi arriva da una zona che magari ha una percentuale di contagio di qualche centesimo superiore a quella locale… (ma io… mi trovavo già lì). Inutile aggiungere che mi è caduto il mondo addosso e… non solo per gli ingenti danni all’auto ma per essere stato bersaglio di un gesto così ingiustificabile e senza senso, per aver sentito ‘tradito’ l’entusiasmo che provo quando passeggio per i vicoli del Parasio. Mi guardo bene da trarre conclusioni che, partendo da singoli casi, portano a generalizzare. Però è indubbio che spesso dietro gesti sconsiderati di qualche ‘testa calda’ c’è un humus, un modo di vivere e concepire le cose e il mondo che poi può sfociare, magari in un periodo di esasperazione come quello che abbiamo vissuto in questi ultimi mesi a gesti simili”.

“A cosa mi riferisco allora? Mi riferisco – termina Tonello - al delicato aspetto che riguarda il vissuto di chi abita in un luogo turistico. Credo che oltre al giusto desiderio di valorizzare quello che si ha, lavorando anche duramente per migliorarlo, sia necessario non perdere di vista una operazione di tipo più culturale: porsi di fronte al fenomeno del turismo in modo più aperto, senza considerarlo qualche cosa ‘da subire’. Un turismo che non vada a snaturare i caratteri del luogo ma che al contempo rappresenti un’opportunità di crescita: deve pur esserci una linea mediana di equilibrio fra il sentirsi ‘terra di conquista’ e il considerare il turista un corpo estraneo buono solo come ‘pollo da spennare’. Sulla promozione di un approccio equilibrato e  propositivo credo proprio ci sia ancora da fare un grosso salto di qualità!”

Redazione

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