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Cronaca | 29 marzo 2020, 10:01

Cronache dal 'Fronte': il racconto di un infermiere impegnato in prima linea ai tempi del Coronavirus

Sul campo, in Rianimazione (insieme a tutti gli altri reparti), il nemico è invisibile...

Cronache dal 'Fronte': il racconto di un infermiere impegnato in prima linea ai tempi del Coronavirus

Cari amici amici, cari lettori. Non potevo in un momento come questo pubblicare un articolo che parlasse delle nostre  magagne quotidiane: ci sarà tempo per riprendere il nostro amatissimo 'tran tran'. E’ inutile soffermarsi su cifre, statistiche, curve epidemiologiche e quant’altro : ci sono gli organi ufficiali a cui fare riferimento. E attenzione a tutte le fake news che girano sul web e col passa parola; ne ho viste tantissime, una più allucinante dell’altro, tra cui anche numerose truffe.

Ricordate che le fonti delle notizie devono essere sempre certificate: il resto è nebbia. Volevo invece raccontarvi sempre nel rispetto per la Istituzione per cui lavoro, e garantendo la privacy di tutti, le mie cronache dal fronte. Non sembra, ma siamo in guerra. Una guerra subdola, perché non ci sono proiettili, perché le case non sono distrutte, ma anzi, rappresentano il vero punto sicuro in cui rifugiarci ora, per arrestare l’avanzata del nemico. Sul campo, in Rianimazione (insieme a tutti gli altri reparti), il nemico è invisibile eppure io l’ho visto, ci siamo confrontati faccia a faccia, e con tono di sfida, sembrava voler dire: vincerò.

Invece vinceremo noi, vincerà l’essere umano, con coesione, impegno e grande dispendio di energie e vite umane. In questo momento un pensiero va alle famiglie, che a casa aspettano trepidanti notizie sulle condizioni dei loro cari che, soli, in un letto d’ospedale aspettano. Non possono parlare perché addormentati dai farmaci e collegati ad una macchina, eppure anch’essi bisognosi di tutto. Noi abbiamo mascherine, farmaci e apparecchi all’avanguardia, ma nulla di tutto ciò può guarire l’animo di chi soffre, di chi aspetta, di chi cura. Mi rendo conto che siamo, a volte,  l’ultima speranza per queste persone, ma, mai e poi mai, noi infermieri, forse perché  insito nel nostro DNA, negheremo uno sguardo gentile, una carezza, un fiore a coloro che, in un letto di terapia Intensiva , stanno lottando duramente contro Covid-19.

Mentalmente, col cuore, cerchiamo di farci da ponte tra i loro cari: fratelli, mogli, figli con un gesto di umana pietà; quando è possibile, ognuno di noi, ogni singolo infermiere, quando si ferma un attimo, si avvicina al paziente come fosse un proprio congiunto, e con una carezza, un contatto vorrebbe trasmettere un senso di speranza, di guarigione. Ma noi siamo solo esseri umani, stanchi,  con le nostre paure: di contagiare i propri cari o di contagiare noi stessi. Il bollettino dei Sanitari deceduti in Italia è veramente alto, e mai mi sarei aspettato nella  vita di vivere un momento così duro. Non contiamo le ore, ne lo sforzo: non ce ne frega niente. Diamo tutto quello che possiamo, a volte arrivando al limite psicologico nel sopportare un tale peso. Voi, purtroppo non potete visitare i vostri cari, ma vi assicuro, dal profondo del mio, dei nostri cuori, che non somministriamo solo medicine, che non ci occupiamo solo di terapie e macchine, cerchiamo di dare anche una parte di noi stessi affinché i vostri cari possano avere anche il conforto di un amico, per molti dell’ultimo: ma noi ci siamo, e non li abbandoneremo MAI, anche se questo esigesse un dazio molto alto.

Noi combattiamo, restate al nostro fianco con tutto l’amore che il nostro grande popolo ci sta dimostrando ogni giorno ,ogni ora, ogni secondo : è la nostra benzina, l’unione che ci farà uscire vincitori da questa grande battaglia,

Il vostro Infermiere, Roberto Pioppo

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