Domenica prossima l'Anpi di Sanremo commemora i caduti di Coldirodi, con una cerimolnia che si svolgerà nella frazione matuziana.
Fin dai primi giorni del mese di dicembre 1944 si era abbattuta con una violenza e una ferocia indicibili sulle popolazioni comprese tra la val Nervia e le valli imperiesi la furia delle truppe naziste e dei loro alleati, i terribili “Cacciatori degli Appennini”, con l'intento di eliminare ogni traccia della presenza partigiana in questa zona, per poter affrontare il temuto arrivo degli alleati dalla vicina Francia, e di cui credevano fosse prossimo lo sbarco. Essi usavano la tecnica della rappresaglia sulle popolazioni: quando diciamo Resistenza infatti parliamo non solo dei partigiani, ma di tutti quei contadini, artigiani, uomini e donne che, al contrario delle spie, profumatamente ricompensate, rifiutarono - pagando per questo un prezzo altissimo - di denunciare i nascondigli dei Partigiani: in questo mese infatti avvennero gli eccidi di Trucco, Grimaldi, Castelvittorio, Torre Paponi, Villa Talla che costarono la vita di tanti civili, donne, uomini, bambini e sacerdoti, oltre alla devastazione dei paesi
In questo clima di violenza e terrore il 19 dicembre a Ospedaletti vennero rastrellate 503 persone: i giovani catturati sono avviati alle armi o condotti in Germania, e quello è lo stesso giorno in cui avviene lo scontro con i Partigiani qui a Coldirodi.
Otto partigiani della “Volante”, del Comando della V Brigata Garibaldi, provenienti dalle alture di Taggia, stavano tornando verso il paese, attraverso le montagne, suddivisi in terne per ragioni di sicurezza: erano scesi a Coldirodi sull’imbrunire del 18 dicembre 1944 e avevano prelevato il giovane Giuseppe Graziano per appurare se erano vere le notizie riguardanti il padre che, da informazioni pervenute, si temeva potesse essere un informatore del nemico: il giovane si era offerto di seguirli al posto del padre. Dopo aver ascoltato le sue dichiarazioni i partigiani si erano resi conto che le informazioni avute erano false, per cui, nella notte del giorno successivo, il tragico 19/12/1944 avevano deciso di riaccompagnare a casa il giovane Giuseppe, e mettere fine all’ansia dei suoi familiari al più presto. Giunti in vista del paese, avevano chiesto a Giuseppe di fare loro da guida attraverso le mulattiere che egli, essendo del posto, conosceva meglio. Giunti in questo punto furono però colti da un nutrito fuoco di un gruppo di nazifascisti appostati
Caddero, colpiti a morte i due Partigiani della prima terna: Caputi Giuseppe (Pasquale)di Molfetta, Giaccaglia Lelio (Bill)di Perugia, e con essi venne colpito a morte Graziano Giuseppe. Mentre il restante gruppo di Partigiani, nonostante alcuni feriti, riusciva a sganciarsi, Giuseppe si trascinò morente lungo un viottolo fino ad una scalinata presso un’abitazione e lì morì, dopo una lunga agonia, perché a nessuno fu possibile prestargli soccorso, data la presenza dei nazifascisti sul luogo dello scontro che lo impedivano. Il suo nome è inciso sulla lapide posta nel luogo ove terminò la sua giovane vita. Aveva 19 anni.
All’alba del giorno seguente i nazisti giunsero in forze nel paese e rastrellarono tutti gli abitanti di Coldirodi riunendoli nella chiesa: gli uomini vennero portati a Sanremo e furono rilasciati solo grazie all’intercessione del Parroco Giovanni Battista Lanteri, pochi alla volta.





