Nella Riviera dei Fiori c’è un'agricoltura underground che va controcorrente, che guarda alle tradizioni e alla tutela della biodiversità come stile di vita.
Ne è un esempio Marco Damele, imprenditore agricolo di Camporosso che da anni sviluppa la sua azienda mantenendo ben saldi i principi di territorialità, tradizione e rispetto dell'ambiente. Un floricoltore che non coltiva fiori ma porta avanti imperterrito un progetto di sinergia tra la coltivazione del verde ornamentale (piantato intorno al 1960) e il recupero di cipolle antiche. Per Damele passano gli anni, cambiano i gusti e le mode, ma l’unicità della bellezza dell’ Asparagus plumosus non ha eguali. Un’eccellenza territoriale agricola acquisita che perdura nel tempo e che è importante tramandare alle nuove generazioni.
I fiori non sarebbero fiori senza l'accompagnamento del verde senza parlare delle elegantissime composizioni floreali senza l'eleganza e la delicatezza di questa fronda introdotta in Europa verso la metà del 1800. Purtroppo viene spesso messo in secondo piano e nell'immaginario quotidiano non ne viene riconosciuta l'importanza che merita. La coltivazione del 'plumoso' è tradizione e armonia, non può esistere la fretta ma tempo, esperienza e necessaria fatica. Ma non è solo verde per Damele, dal 2013 anche l'introduzione di migliaia di piante cipolla egiziana (Allium cepa viviparum), un bulbo che ha rappresentato per secoli fonte di alimentazione e sostentamento, una materia povera, semplice, che descrive uno spaccato della nostra storia, con l’obiettivo dì coinvolgere i cittadini per rivivere insieme il contatto con l’ambiente e le tradizioni agricole per una migliore conoscenza delle peculiarità che l’agricoltura offre all’insegna della qualità, della biodiversità e della tipicità delle nostre produzioni. Un ritorno alla tradizione ed alla necessità di valori in cui sono coinvolti tutti gli stili di vita, da ciò che scegliamo a ciò che si mangia, da quello che si coltiva a ciò che si condivide.





