Attualità - 02 dicembre 2018, 07:14

I muretti a secco nuovo patrimonio dell'Unesco, centosette anni dopo le parole di Giovanni Boine

Un'assegnazione che non può che far felici anche la gran parte dei liguri di ponente che hanno visto o sentito raccontare da padri e nonni le storie dei muretti a secco, delle amate campagne

I muretti a secco nuovo patrimonio dell'Unesco, centosette anni dopo le parole di Giovanni Boine

"Una relazione armoniosa fra l'uomo e la natura", con questa motivazione l'Unesco ha inserito tra i patrimoni dell'umanità i muretti a secco.

La decisione ufficiale è stata presa nella giornata di mercoledì e vede coinvolti, oltre all'Italia, altri sette paesi che avevano presentato la propria candidatura: Spagna, Francia, Cipro, Grecia, Slovenia, Svizzera e Croazia. Quella dei muretti a secco sarà dunque una vera e propria arte riconosciuta, dry stone walling, inserita nella lista degli elementi immateriali patrimonio umanitario.

La notizia è stata comunicata, con congratulazioni alle nazioni partecipanti, attraverso un tweet ed è stata così motivata: "Si tratta di uno dei primi esempi di manifattura umana ed è presente a vario titolo in quasi tutte le regioni italiane" e ancora "i muretti a secco svolgono un ruolo vitale nella prevenzione delle slavine, delle alluvioni, delle valanghe, nel combattere l'erosione e la desertificazione delle terre, migliorando la biodiversità e creando le migliori condizioni microclimatiche per l'agricoltura".

Un'assegnazione che non può che far felici anche la gran parte dei liguri di ponente che hanno visto o sentito raccontare da padri e nonni le storie dei muretti a secco, delle amate campagne. Storie già ripercorse e già premiate con parole di rara bellezza esattamente centosette anni fa.

Non dall'Unesco, ma da Giovanni Boine che nel 1911 definiva così i muretti in pietra: "Terrazze e muraglie fin su dove non cominci il bosco, milioni di metri quadri di muro a secco che chissà da quando, chissà per quanto i nostri padri, pietra per pietra, hanno con le loro mani costruito. Pietra su pietra, con le loro mani, le mani dei nostri padri per secoli e secoli, fin su alla montagna! Non ci han lasciati palazzi i nostri padri, non han pensato alle chiese, non ci han lasciata la gloria delle architetture composte: hanno tenacemente, hanno faticosamente, hanno religiosamente costruito dei muri, dei muri a secco come templi ciclopici, dei muri ferrigni a migliaia, dal mare fin in su alla montagna! Muri e terrazze e sulle terrazze gli olivi contorti a testimoniar che han vissuto, che hanno voluto, che erano opulenti di volontà e di forza.

Perchè gli ulivi lentissimi a crescere, tardissimi a dare, solo i popoli ricchi li han coltivati; solo le generazioni a cui altre generazioni han tramandata una ricchezza sicura", parole de 'La crisi degli olivi in Liguria' ancora oggi attuali, commoventi  e rappresentative per tantissime famiglie del ponente ligure che hanno fatto degli uliveti ragione di vita e che ricordano con orgoglio la fatica dei padri per 'tirar su' i muretti a secco, o meglio i 'templi ciclopici'.

Oggi quella fatica è meritatamente premiata.

Lorenzo Bonsignorio

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