Con l’approvazione del bilancio 2017 e il via alla procedura di concordato inizia la seconda vita di Rivieracqua, la società a capitale pubblico chiamata a gestire il servizio idrico provinciale.
Come noto Rivieracqua versa in condizioni finanziarie a dir poco complicate, con debiti per circa 6 milioni di euro nei confronti di aziende e banche (il totale del dovuto è di circa 20 milioni di euro, i 6 milioni sono il differenziate tra il dovuto e le entrate) e un bilancio chiuso con un uguale passivo. Il documento è stato di recente approvato dal Cda e il prossimo 25 luglio sarà portato alla votazione dell’assemblea dei soci (i Comuni della provincia) nella riunione in programma a Sanremo.
“L’approvazione del bilancio 2017 ha previsto la ricostruzione di tutti i rapporti contrattuali e finanziari con i Comuni dal 2012 al fine di individuare i relativi saldi al 31 dicembre 2017 – hanno spiegato il presidente del Cda Gian Alberto Mangiante e il consigliere Sara Rodi in una conferenza stampa convocata presso la sede di Rivieracqua in Valle Armea – abbiamo letto tutti i verbali, le convenzioni e i contratti per verificare quale ricaduta contabile abbiano avuto questi movimenti sui bilanci. Questo ha comportato un documento che chiude con un negativo di circa 6 milioni di euro, un documento fondamentale perché rappresenta la chiusura di un periodo storico e costituisce le basi per lo sviluppo futuro della società”.
L’altro elemento fondamentale per ciò che sarà di Rivieracqua è la presentazione dell’istanza di concordato in bianco emessa la scorsa settimana con le “misure protettive” che consentiranno all’azienda di non essere oggetto di una continua e costante azione da parte dei creditori. “Azioni che non solo limitano – ha spiegato Mangiante – ma impediscono lo svolgimento dell’azione ordinaria come le manutenzioni. La lunga serie di azioni giudiziarie ha impedito che le manutenzioni avvenissero con la dovuta cura che necessitano. Le azioni che ci colpivano con i pignoramenti ci hanno impedito di far fronte agli obblighi nei confronti dei manutentori limitandone l’attività. Ora, con il concordato, possiamo programmare la manutenzione sia direttamente che tramite appalti. Oggi è inibito a terzi di bloccare i nostri conti correnti e abbiamo la disponibilità per garantire i pagamenti. Ricordiamo anche che un lento e progressivo “assalto alla diligenza” avrebbe portato al fallimento di Rivieracqua”.
Quale la chiave per garantire un futuro a Rivieracqua? Per il Cda sarà fondamentale il conferimento di Amaie e Secom: “Non possiamo effettuare lavori direttamente perché Rivieracqua è sotto organico, quindi fino a quando non entrerà Amaie saremo sempre in deficit. Attualmente la società ha entrate per circa 12 milioni ma, con l’ingresso di Amaie, potremmo arrivare a 24. Il conferimento di Amaie e di Secom è un passo decisivo”.
Uno degli introiti maggiormente redditizi è, senza dubbio, quello della bollettazione. Ci saranno conseguenze per i cittadini? Sì, con l’aumento tariffario del 9% previsto nel piano quadriennale 2016-2017-2018-2019.
La palla, quindi, passa anche nelle mani di Amaie e Secom, chiamate direttamente in causa dal Cda di Rivieracqua come possibili ancore di salvezza. Il debito è alto, così come lo è il “rosso” del bilancio al 31 dicembre 2017. Ma, con un’azienda più ampia e un conferimento importante come quello dell’azienda rappresentativa del Comune di Sanremo, Rivieracqua potrebbe avere le spalle larghe e gli introiti necessari per riportarsi sui binari.
I tempi per l’eventuale conferimenti sono a dir poco stretti. Rivieracqua ha presentato il concordato e, come stabilito, ha 120 giorni (prorogabili di altri 60) per portare all’assemblea il piano di rientro. Entro quella data i Comuni di Sanremo e Taggia dovrebbero dire la loro sul conferimento delle rispettive società.







