Attualità - 29 marzo 2018, 09:28

#NativiDigitali: Cambridge Analytica, lo scandalo che sta facendo tremare Facebook tra privacy e politica

Secondo appuntamento con la rubrica tech curata da EseDigital

#NativiDigitali: Cambridge Analytica, lo scandalo che sta facendo tremare Facebook tra privacy e politica

 

Secondo appuntamento con #NativiDigitali la rubrica settimanale dedicata al mondo del web e della tecnologia curata da EseDigital.

Negli ultimi giorni, come avrete letto e sentito, il mondo dei social è stato travolto dallo scandalo di portata internazionale detto 'Cambridge Analytica'. Il principale accusato è Facebook, re dei social network con oltre due miliardi di iscritti in tutto il mondo.

Ma vediamo di capire che cosa è successo e come si è sviluppato il caso che rischia di mettere sotto scacco l’olimpo della comunicazione e non solo.
Partiamo dal ruolo di Cambridge Analytica, la società che ha avuto un ruolo fondamentale, sia nel corso delle ultime elezioni presidenziali che nel Brexit.

Circa una settimana fa giornali come il Guardian ed il New York Times hanno rivelato che la società sarebbe riuscita a carpire informazioni sugli utenti di Facebook (e utilizzarle nel corso delle ultime elezioni presidenziali) senza rispettare la politica vigente sul social. A rendere più scottante la questione il fatto che la società è finanziata da persone molto vicine alla destra statunitense (basti pensare che uno dei Vp è stato Steve Bannon ex consigliere di Donald Trump). Ma non è finita qui: Cambridge Analytica è accusata di avere avuto contatti con la Russia, a sua volta tacciata di avere interferito nella campagna elettorale per le presidenziali statunitensi del 2016.

Ovviamente le conseguenza non sono tardate ad arrivare: il responsabile della sicurezza delle informazioni di Facebook Alex Stamos si è dimesso per “presunti disaccordi” dopo aver esortato i vertici dell’azienda a mostrare la più completa trasparenza di informazioni sulla vicenda. Anche il CEO di Cambridge Analytica Alexander Nix è stato sospeso dal suo incarico. La società rischia una serie di indagini giudiziarie e inchieste parlamentari (sia nel Regno Unito che negli Stati Uniti). L’accusa principale è che abbia agevolato Donald Trump facendo “propaganda” tramite la Russia contro Hillary Clinton.

In merito è intervenuta anche l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni italiana che ha inviato a Facebook una richiesta di informazioni sull'impiego di data analytics finalizzato alla comunicazione politica da parte di soggetti terzi. Anche l’authority di vigilanza sulla privacy statunitense (la Federal Trade Commission) accusa la società di Zuckerberg di aver violato i termini del decreto del 2011 che regola l’utilizzo di dati e la condivisione con terze parti. Quel che però viene contestato a Facebook è che non abbia fatto dovute verifiche ed approfondimenti. Cambridge Analytica infatti si autodenunciò, affermando di avere scoperto di essere in possesso di dati provenienti da Facebook che non avrebbe potuto usare.

Stando alle ricostruzioni, Facebook chiese la cancellazione dei dati, ma non condusse ispezioni sui PC di Cambridge Analytica per verificare che ciò fosse accaduto, nonostante ne avesse diritto, come indicato nelle condizioni d’uso.

A risentirne, ovviamente, anche il mercato: l’azienda di Zuckerberg ha perso in una manciata di ore oltre 80 miliardi in borsa (picco più basso dalla quotazione avvenuta nel 2012) e anche mostri sacri come Twitter ed Amazon hanno accusato il colpo.

Il patron di Facebook Mark Zuckerberg ha recentemente dichiarato che l’azienda sta facendo di tutto per prevenire simili abusi della privacy degli utenti. “Abbiamo la responsabilità di proteggere i tuoi dati e, se non possiamo, non meritiamo di servirti – ha scritto sul suo profilo –  ho lavorato per capire esattamente cosa è successo e per assicurarmi che ciò non accada di nuovo. La buona notizia è che le azioni più importanti per impedire che questo accada di nuovo oggi le abbiamo già prese anni fa. Ma abbiamo anche commesso degli errori, c’è ancora molto da fare e dobbiamo farlo”. Sicuramente l’affaire riserverà ancora parecchi colpi di scena.

 

Andrea Ventura

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