Attualità - 27 marzo 2018, 17:40

Imperia: viaggio della scuola di San Pietro a Sanremo alla scoperta dei prodotti del territorio al Museo dell'Olivo

"Tutte scoperte interessanti che ci hanno convinti sempre più dell'importanza di questo frutto prezioso, di cui noi abitanti del bacino Mediterraneo non riusciremo mai a fare a meno".

Imperia: viaggio della scuola di San Pietro a Sanremo alla scoperta dei prodotti del territorio al Museo dell'Olivo

Benvenuti al Museo dell'Olivo, da questo momento inizia il vostro viaggio alla scoperta della cultura della nostra terra e della coltivazione dell'ulivo nel bacino del Mediterraneo, così ci spiega la guida. Noi siamo la classe quarta della scuola di San Pietro e siamo pronti per l'avventura, anzi non vediamo l'ora.

Avevamo già ammirato diverse giare olearie che servivano per conservare l'olio e che si trovano nel giardino del Museo, a Imperia. Ce ne sono di forme e dimensioni diverse, con decorazioni che cambiano a seconda della provenienza, che può essere Grecia o Spagna, Sud Italia o Turchia, Francia o Isola di Malta. Tutte interessanti e bellissime. Entriamo nel laboratorio dove ci aspetta un'esperienza di immersione nei profumi e nei gusti dell'olio prodotto con le olive taggiasche, quelle caratteristiche della nostra Liguria di Ponente.

Adesso sappiamo che assaporando l'olio di taggiasca in bocca sentiremo prima un gusto dolce e mandorlato e alla fine ci resterà un pochino di amarognolo, che lo caratterizza e lo differenzia da altri oli. Una guida ci accompagna a visitare il museo e nella prima sala osserviamo due pietre con scrittura cuneiforme e dei noccioli di olive fossilizzate. Capiamo così che già gli antichi popoli della Mesopotamia coltivavano la pianta dell'olivo. In un'altra sala siamo interessati da una latta di Dachicida che era un veleno potentissimo contro la mosca dell'olivo utilizzato negli anni trenta.

Vediamo più avanti tanti oggetti usati nell'antichità: il guttus, uno strumento per versare l'olio goccia a goccia; lo strigile, utensile per asportare dal corpo l'eccesso di olio che i campioni sportivi usavano per lubrificare la pelle prima dei giochi; un'ancora romana in legno e ferro; un mosaico romano con disegnati due uomini che barattavano giare colme d'olio; alcune piccole lucerne, unguentari e coni per oli profumati che usavano già i faraoni. C'è un oggetto molto particolare, una vera rarità, chiamato oinochoe, di origine corinzia, prodotto con  terracotta lavorata al tornio e decorato con fregi in nero.

Più avanti troviamo due frantoi: il primo a sangue, dove veniva utilizzato un animale per far funzionare le grosse macine e un frantoio idraulico azionato ad acqua. Nei frantoi si utilizzava la quarta per misurare le olive, i fiscoli dove veniva messa la pasta macinata delle olive per poi essere pressate al torchio e l'otre, sacco di pelle di animale per il trasporto dell'olio, fin dall'antichità. Tutte scoperte interessanti che ci hanno convinti sempre più dell'importanza di questo frutto prezioso, di cui noi abitanti del bacino Mediterraneo non riusciremo mai a fare a meno.

Redazione

TI RICORDI COSA È SUCCESSO L’ANNO SCORSO A GENNAIO?
Ascolta il podcast con le notizie da non dimenticare

Ascolta "Un anno di notizie da non dimenticare 2025" su Spreaker.
SU