Attualità - 30 agosto 2017, 13:31

Ventimiglia: intervista a don Rito Alvarez a quindici giorni dalla chiusura delle centro delle Gianchette “Abbiamo chiesto scusa al quartiere, ma anche comprensione perché dobbiamo essere umani” (Video)

E’ capitato che sul sagrato della chiesa siano arrivate alcune famiglie che speravano di entrare, ma noi non abbiamo potuto accoglierle, hanno aspettato lì l’arrivo degli operatori della Croce Rossa, anche in quel caso alcuni del quartiere sono venuti a controllare se li facevamo entrare. Ecco, certi atteggiamenti mi fanno tanto male, mi rattristano."

Ventimiglia: intervista a don Rito Alvarez a quindici giorni dalla chiusura delle centro delle Gianchette “Abbiamo chiesto scusa al quartiere, ma anche comprensione perché dobbiamo essere umani” (Video)

In accordo con la Prefettura e il Comune di Ventimiglia, il 14 agosto scorso dopo 440 giorni di accoglienza, ha chiuso ufficialmente il centro per famiglie, donne e minori allestito presso la chiesa di Sant’Antonio nel quartiere delle Gianchette. Decisione annunciata da tempo che ha portato al trasferimento degli ultimi ospiti rimasti, presso il Campo Roja gestito dalla Croce Rossa. A poco più di quindici giorni dalla definitiva chiusura del centro da cui sono passate circa 14 mila persone, abbiamo incontrato don Rito Alvarez che, fin dall’inizio dell’emergenza migranti a Ventimiglia, si è adoperato per garantire un’accoglienza alle persone in transito. 

“Adesso stiamo cercando di mettere a posto - spiega don Rito ai nostri microfoni - qui vengono sempre i volontari, un po’ per incontrare alcuni dei richiedenti asilo che sono in zona e vengono ad imparare l'italiano, anche se si tratta davvero di poche persone. Più o meno una volta a settimana ci incontriamo con tutti i volontari che hanno vissuto questa esperienza per condividere qualcosa e stare un po’ insieme.” 

Nonostante la chiusura del centro, alcuni cittadini, avevano lamentato il continuo andare e venire di migranti da e verso la chiesa delle Gianchette che, a loro dire, sarebbe ingiustificato, vista la chiusura del centro: “Mi dispiace dirlo - spiega don Rito - non voglio far polemica con nessuno però vorrei chiarire che le persone che vengono qua si incontrano con gli insegnanti, ma ci sono anche i volontari e si recano qui per dare una mano. Il via vai c’è sempre, a volte arriva qualcuno con il colore della pelle diverso dal nostro, ma se questo da fastidio, allora si chiama razzismo.”

L'INTERVISTA

Dal giorno della chiusura sul cancello della chiesa di Sant’Antonio è appeso un cartello in cui è indicato il numero di persone transitate dal centro di don Rito nei 440 giorni di apertura, ma vengono rivolte anche delle scuse ai residenti del quartiere per l’eventuale disturbo arrecato: “Abbiamo chiesto scusa al quartiere per quelli che sono stati i disagi reali causati - continua don Rito - ma allo stesso tempo chiediamo comprensione perché dobbiamo essere umani. 

L’altro giorno c’erano dei bambini qua davanti e alcuni del quartiere hanno chiamato chiedendo il perché di questa cosa. Io mi sono infastidito, cosa che non è nel mio carattere. Ho detto che questo proprio non lo condivido perché ci sono persone che aiutano, che sono venute qui per questo. Ci sono anche operatori di alcune organizzazioni che hanno un altro colore di pelle. E’ capitato che sul sagrato della chiesa siano arrivate alcune famiglie che speravano di entrare, ma noi non abbiamo potuto accoglierle, hanno aspettato lì l’arrivo degli operatori della Croce Rossa, anche in quel caso alcuni del quartiere sono venuti a controllare se li facevamo entrare. 

Ecco, certi atteggiamenti mi fanno tanto male, mi rattristano nel profondo del cuore perché sono persone che hanno bisogno, vivono situazioni complicate, hanno una storia molto triste. Solo l’amore umano, la comprensione, l’essere umani e il volerci guardare negli occhi indistintamente e per renderci conto delle necessità gli uni degli altri, potranno aiutarci a rendere questo mondo più bello.” 

Dal punto di vista umano quella delle Gianchette resta per don Rito e i volontari un percorso di crescita ed incontro sicuramente positivo: “Per noi è stata un’esperienza bellissima - afferma don Rito - per la generosità delle persone perché, è vero, ce ne sono alcune che si lamentano, ma ce ne sono anche molte altre che, dal punto di vista umano, ci hanno sostenuto in tutti i modi. I volontari sono contenti, è stata una ricchezza per tutti noi, tutto questo ci ha sensibilizzato ed arricchito ulteriormente.”

Simona Della Croce

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