"Le decisioni di un giudice si applicano solo quando sono sfavorevoli ai lavoratori?". Su questo si interroga la segreteria regionale della Faisa Cisal sulla vicenda che ha visto la Riviera Trasporti condannata al pagamento degli stipendi ai lavoratori iscritti al sindacato, che non hanno accettato l'accordo siglato nel 2015 sulla contrattazione integrativa.
"E’ quello che attualmente traspare nella vicenda che si sta svolgendo in RT. - scrive il sindacato in una nota - Un gruppo di lavoratori associati alla Faisa-Cisal, per le vicende a tutti note, ha ottenuto dal Giudice del Tribunale di Imperia ragione sulla causa intentata nel 2014 contro l’atto unilaterale aziendale afferente la disdetta della contrattazione di secondo livello, condannando la Società a rifondere ai ricorrenti tutti gli emolumenti da allora ad oggi.
A tale riguardo è ormai nota la volontà più volte manifestata dai lavoratori, attraverso il loro legale, di trovare una soluzione transattiva, proponendo varie ipotesi tra cui la dilazione del dovuto in tempi ragionevoli. L’azienda da un lato fa alcune aperture, dall’altro mantiene certe rigidità e tenta di scavalcare il nostro legale, unico tenutario della trattativa sul versante giudiziale, attraverso lettere indirizzate ai colleghi gentilmente minacciose, oltre a convocarli in azienda, da cui ne è seguita una diffida dell’avvocato nel proseguire tale iniziativa.
E’ chiaro che in questo contesto nessun ricorrente è disponibile a rinunciare al dovuto, dopo essere stati lasciati a pane ed acqua per tre anni; lavorato 30 minuti in più senza che all’aumento della prestazione corrispondesse la retribuzione; sottoposti a pressioni da ogni dove e ad atti di scherno da parte di alcuni colleghi che accettarono l’accordo del 2015.
Da notare che i lavoratori con la falcidia dei loro stipendi hanno prestato dei soldi all’azienda con i quali ha potuto far fronte ai pagamenti dovuti ai fornitori. Non ci si deve stupire se adesso ne chiedono la restituzione.
E’ bene ricordare, ai più distratti, che le difficoltà in cui versa RT non è una responsabilità da addebitare ai dipendenti, ma ad una discutibile gestione protratta nel tempo da parte di coloro che ne avevano la responsabilità sia politica che aziendale.
Nessuno ha dimenticato gli effetti devastanti sui conti aziendali dell’operazione idrogeno e nessuno dimentica che in questo caso una parte dei soldi che Rt non aveva qualcuno si è preoccupato di andarli a trovare per evitare il tracollo della società.
Ora che i creditori sono i lavoratori e le loro famiglie si urla solo al fallimento!
Buon peso, leggiamo articoli e comunicati di Organizzazioni sindacali regionali che mettono in discussione l’accordo firmato nel 2015 dai loro Segretari provinciali che nel comunicato di oggi invece lo confermano. Inoltre, anziché apprezzare sindacalmente il giudizio del tribunale che ha dato ragione ai lavoratori, mostrando anche un certo stupore perché contraddice sentenze precedenti in materia, ne prendono solo atto rimanendo in attesa della sentenza, ma dichiarano che la questione apre nuovi scenari.





