La seconda serata mi ha sconvolto per due apparizioni. La prima quella di Francesco Gabbani, perché un verso come piovono gocce di Chanel su corpi asettici è qualcosa che mi fa rimpiangere i testi di Pace-Panzeri-Pilat degli anni '50-'60 dove cuore faceva rima con amore. Oppure versi come Il fiore che mi hai dato, non l'ho dimeticato di Pallavicini-Conte.
Non credevo che la musica e i testi italiani potessero cadere così in basso e visto che Gabbani è dato come probabile vincitore, se vince il Festval mi dedico all'astrofisica quantistica e non faccio più il ciritico musicale.
Il secondo sconvolgimento l'ho provato con Michele Bravi, che secondo me ha un futuro come impresario di pompe funebri. Le tipiche manovre solitarie di un ragazzino nella fase della pubertà: secondo me con questa pratica può sperare di avere una voce. Però se non canta è meglio. Mi permetto di dire #stendiamounvelopietoso





