A poche ore di distanza dall’inaugurazione della 67ª edizione del Festival della Canzone italiana, lo storico sanremese Andrea Gandolfo ci propone una sua breve trattazione della prima edizione del Festival, che si svolse presso il Salone delle Feste del Casinò di Sanremo, dal 29 al 31 gennaio 1951, che avrebbe visto la vittoria, com’è noto, di Nilla Pizzi con la sua celeberrima 'Grazie dei fior'.
Il 29 gennaio 1951, alle 22 in punto, Nunzio Filogamo dichiarò aperto dal Salone delle Feste del Casinò Municipale di Sanremo il primo Festival della Canzone italiana davanti a un pubblico, peraltro piuttosto scarso (tanto che nel corso della seconda serata si sarebbe reso necessario trovare persone da sistemare presso alcuni tavoli) raccolto intorno a tavolini tipo vecchio cabaret o café-chantant e intento a cenare o che aveva appena finito di mangiare. La scarsa presenza di pubblico si può peraltro spiegare non tanto con il costo del biglietto d’ingresso (500 lire), una cifra non certo particolarmente elevata, quanto per il fatto che i sanremesi per primi erano abituati a veder rappresentate nel vecchio Casinò opere di carattere culturale di una discreta levatura che andavano dai premi letterari alle stagioni di prosa e operette. Ma la connotazione principale della manifestazione era costituita dalla trasmissione radiofonica in diretta, che poteva teoricamente raggiungere un pubblico di milioni di persone, valutato in circa dodici milioni, che durante le tre serate del Festival si sintonizzarono sulla Rete Rossa, la rete su cui andava in onda la kermesse (l’altra era la Rete Azzurra). Tale rete iniziò a collegarsi dal Casinò alle 22, trasmettendo le dieci canzoni di turno fino alle 22,45, poi, nel corso delle votazioni, mentre l’orchestra in sala eseguiva altri motivi, mandò in onda altri programmi come Folklore internazionale, Musica da camera con il Quartetto da Roma, Oggi al Parlamento, nonché brani musicali eseguiti dal chitarrista Mario Gangi; la radio tornò infine a collegarsi con il Salone delle Feste alle 23,30 per la designazione delle canzoni prescelte. Tutte le venti canzoni partecipanti al Festival entrarono inoltre di diritto a far parte dei repertori delle orchestre della radio, iniziando subito i normali cicli di programmazione.
Mentre era in corso il Festival, non si erano intanto ancora spente le polemiche per la recente visita in Italia del generale americano Dwight Eisenhower, da poche settimane nominato comandante delle forze militari del Patto atlantico in Europa, giunto nel nostro paese con l’incarico di predisporre i piani per l’integrazione di tre divisioni italiane nell’esercito della Nato e per l’allestimento di altre unità da combattimento. Le sinistre, in segno di protesta, organizzarono manifestazioni e scioperi duramente repressi dal governo. Ad Adrano, Piana degli Albanesi e Comacchio si verificarono alcuni scontri con la polizia nel corso dei quali persero la vita quattro manifestanti.
Nel clima decisamente più sereno di Sanremo partiva invece il festival della canzone, nel corso del quale l’«Orchestra della Canzone» diretta dal maestro Cinico Angelini e composta da otto elementi, eseguì le venti canzoni finaliste, selezionate tra le 240 giunte alla commissione esaminatrice dalle varie case editrici, e presentate da Nilla Pizzi, Achille Togliani e il Duo Fasano, davanti al pubblico del Salone delle Feste. Al termine delle due serate preliminari, tra le dieci canzoni giunte alla finale di mercoledì 31 gennaio 1951, furono scelti i tre brani vincitori da una giuria composta dalle persone presenti in sala, e presieduta dal maestro Razzi per la Rai, Pier Busseti per il Casinò, Giovanni Asquasciati, vicesindaco di Sanremo, Mario Sogliano, capo ufficio stampa della casa da gioco, Nunzio Filogamo, l’avvocato Nino Bobba e una signora (il cui nome è rimasto ignoto), in rappresentanza del pubblico.
Le venti canzoni in gara erano: Al mercato di Pizzighettone, di Nino Ravasini e Aldo Locatelli, cantata da Achille Togliani e dal Duo Fasano; La cicogna distratta, di Armando Stefanini, Aldo Valleroni e Silvestro Nusca, interpretata dal Duo Fasano; Sedici anni, di Livio Gambetti, Mario Mariotti e Astro Mari, eseguita da Achille Togliani; Mani che si cercano, musicata da Giovanna Colombi Manfrini su testo di Gino Redi (nome d’arte di Luigi Pulci), cantata da Achille Togliani; Sorrentinella, con musica di Saverio Seracini e testo di Arrigo Giacomo Camosso, interpretata dal Duo Fasano; Tutto è finito, di Danilo Errico, Otello Odorici e Sergio Odorici, cantata da Nilla Pizzi; La margherita, di Ester B. Valdes, interpretata da Nilla Pizzi e dal Duo Fasano; Famme durmì, di Virgilio Panzuti e Danpa (nome d’arte di Dante Panzuti), cantata da Achille Togliani e dal Duo Fasano; Ho pianto una volta sola, con musica di Dino Olivieri e testo di Pinchi (nome d’arte di Giuseppe Perotti), interpretata da Nilla Pizzi; Grazie dei fior, musicata da Saverio Seracini su testo di Gian Carlo Testoni e Mario Panzeri, cantata da Nilla Pizzi; Eco fra gli abeti, musicata da Carlo Alberto Rossi su testo di Enzo Bonagura, interpretata da Nilla Pizzi e Achille Togliani; Oro di Napoli, di Angelo Brigada e Umberto Bertini, cantata dal Duo Fasano; Serenata a nessuno, di Walter Colì, interpretata da Achille Togliani; Notte di Sanremo, di Enzo Luigi Poletto, cantata da Nilla Pizzi; La luna si veste d’argento, musicata da Vittorio Mascheroni su testo di Biri (nome d’arte di Ornella Ferrari), interpretata da Nilla Pizzi e Achille Togliani; Sotto il mandorlo, con musica di Carlo Donida e testo di Gian Carlo Testoni e Mario Panzeri, cantata dal Duo Fasano; Mai più, di Fuselli e Rolando, cantata da Achille Togliani; È l’alba, musicata da Armando Trovajoli su testo di Gian Carlo Testoni, cantata da Nilla Pizzi; Mia cara Napoli, di Mario Ruccione e Salvatore Mazzocco, interpretata da Nilla Pizzi, e Sei fatta per me, di Fassino e Quattrini, cantata da Achille Togliani e dal Duo Fasano.
Giunsero in finale La cicogna distratta, Famme durmì, Sedici anni, Sotto il mandorlo, Grazie dei fior, Eco fra gli abeti, Al mercato di Pizzighettone, Serenata a nessuno, La margherita e La luna si veste d’argento, mentre furono escluse dalla finale Ho pianto una volta sola, Sorrentinella, Tutto è finito, Mia cara Napoli, È l’alba, Mani che si cercano, Notte di Sanremo, Mai più, Oro di Napoli e Sei fatta per me. Grazie dei fior si classificò al primo posto, La luna si veste d’argento al secondo e Serenata a nessuno al terzo. Durante la cerimonia di premiazione, a Nilla Pizzi, l’organizzazione non sarebbe riuscita a procurare nemmeno un bouquet di fiori, e così si rimediò all’ultimo momento consegnando alla cantante dei garofani, ormai avvizziti, fin lì utilizzati come ornamento del Salone delle Feste! Un’altra situazione imbarazzante si verificò quando Nunzio Filogamo chiamò sul palco l’autore della musica della canzone vincitrice, Saverio Seracini, che però era rimasto a casa in quanto ammalato da vari anni di broncopolmonite, oltre ad essere divenuto cieco da alcuni mesi; non avendo ottenuto risposta, il presentatore, evidentemente a disagio, provò allora a tergiversare quando intervenne il maestro Angelini che, preso in mano il microfono, con voce leggermente emozionata, disse: «Il maestro Seracini non c’è, non verrà. Ha composto questa canzone poco dopo essere improvvisamente diventato cieco…». Ne seguì una commozione generale e fragorosi applausi da parte del pubblico. Secondo un’altra versione della cerimonia di premiazione, sarebbe stato invece un orchestrale, e non il maestro Angelini, ad annunciare al pubblico l’assenza forzata di Seracini, mentre Filogamo avrebbe utilizzato espressioni poco riguardose nei confronti dei musicisti.
Nonostante le numerose difficoltà, il decollo della manifestazione fu rapidissimo, tanto che la gente, che aveva seguito la kermesse da casa via radio, rimase molto colpita dalle canzoni e ne decretò subito il grande successo. Già poche ore dopo la conclusione della prima serata, verso le tre di notte del 30 gennaio 1951, Nunzio Filogamo trovò sul bancone della portineria del Casinò un fascio di telegrammi pieni di complimenti per lui e per il Festival. Come ha raccontato lo stesso presentatore, i telegrammi "Arrivavano un po’ da tutta Italia, ma anche dalla Francia, dalla Jugoslavia e, mi ricordo, anche da alcune navi. La gente mi ringraziava per quel saluto rivolto agli amici lontani". Era la chiara e inequivocabile dimostrazione che Filogamo aveva fatto breccia nei cuori degli ascoltatori e, soprattutto, che il Festival era piaciuto al grande pubblico e che l’idea di Pier Busseti era risultata vincente.
Pur non essendo disponibili dati ufficiali, sembra comunque certo che, durante le tre serate del Festival, la Rete Azzurra, su cui andava in onda la commedia di Giuseppe Giacosa I diritti dell’anima, con protagonista Gianni Santuccio, abbia perso nettamente la battaglia degli ascolti con la Rete Rossa, che trasmetteva la rassegna canora. Un altro segnale del successo popolare del Festival traspare da un particolare rivelato proprio a Sanremo dal maestro Angelini, che molti anni dopo ha raccontato: "Finito il Festival, tornati a Torino venimmo a sapere che un po’ in tutta Italia la gente chiedeva, nei negozi, i dischi delle canzoni ascoltate al Festival, ma a quel punto ci si accorse che nessuno, ma proprio nessuno, aveva pensato ad inciderli. Così la Cetra, che era la casa discografica della Rai, in fretta e furia li preparò e li distribuì nei negozi". Il successo dei dischi delle canzoni del primo Festival testimonia ancora una volta la bontà dell’idea di Pier Busseti, lanciata per la prima volta da Amilcare Rambaldi e realizzata grazie soprattutto all’impegno di Giulio Razzi e dei suoi collaboratori, che avrebbero presto consolidato la fama di Sanremo e consacrato definitivamente la manifestazione a livello nazionale e internazionale.





