Dura presa di posizione del Consigliere comunale di ‘Progetto Bordighera’, Giovanni Ramoino, contro il Sindaco Pallanca e l’Amministrazione comunale bordigotta.
Ramoino non ha risparmiato polemiche nei confronti del primo cittadino, accusato di averlo ‘sospeso’ dalle riunioni del gruppo di maggioranza. “Come già sapete – dice Ramoino - il Sindaco dapprima ha tentato di cacciarmi dal gruppo consiliare di maggioranza, poi, durante la seduta del Consiglio comunale del 4 agosto scorso ha ritrattato, affermando di avermi solo ‘sospeso’ per qualche tempo dalle riunioni del mio gruppo consiliare”.
Ramoino, dopo l’accaduto, si è rivolto ad un legale per approfondire il caso e per capire se il Sindaco avesse o meno la facoltà di sospenderlo dal suo gruppo di appartenenza. Il legale ha fornito a Ramoino un motivato parere al riguardo, concludendo che la disposta sospensione si è concretizzata in un provvedimento del tutto atipico, non previsto né dalla legge, né dal regolamento comunale: “Oltre che ad essere illegittimo – prosegue Ramoino - ha avuto effetti ancora più gravi della minacciata espulsione dal gruppo consiliare. Espellendomi, infatti, il Sindaco, da un lato, si sarebbe assunto pubblicamente e più onestamente la responsabilità politica della propria azione e, dall'altro, avrebbe quantomeno consentito di iscrivermi immediatamente ad un altro gruppo consiliare e quindi di continuare ad esercitare senza soluzione di continuità le prerogative per le quali i cittadini mi hanno eletto”.
“Nascondendosi dietro una ‘sospensione’ – dice ancora Ramoino - il Sindaco ha tentato di tenermi fuori dai giochi per il maggior tempo possibile. Come detto, a seguito di una espulsione, io avrei avuto diritto di aderire immediatamente ad un altro gruppo, con la sospensione invece no. In quanto ancora iscritto al gruppo di appartenenza, io sarei dovuto rimanere lì, ‘sospeso come in purgatorio’, in attesa di una poco probabile riabilitazione della mia figura da parte del Sindaco”.
“Io però non ci sono stato ed ho deciso di distaccarmi spontaneamente (diciamo così) dal gruppo di maggioranza, perché io la bocca non me la faccio tappare e, soprattutto, ho ritenuto di non dover fermare, per rispetto e dovere nei confronti dei miei elettori, il mio lavoro. A maggior ragione, oggi, confortato dal parere del mio legale, posso dire di non aver alcun rimpianto e che non tornei indietro. Ho ritenuto solo che i miei elettori dovessero sapere che quello del Sindaco è stato un atto di forza, poiché, come chiaritomi anche dal mio legale, le prerogative di un consigliere non possono essere compresse e sospese se non nei pochi casi (patologici) previsti dalla legge in via tassativa (si tratta di ipotesi molto gravi, come aver ricevuto gravi condanne penali nel corso del mandato) e non già per evitare che il consigliere esprima le proprie idee ed eserciti le attività connesse al proprio mandato”.





