Ventimiglia Vallecrosia Bordighera - 06 luglio 2016, 17:00

L'ossigeno in musica

Jean Michel Jarre, un anniversario da ricordare, come quel mega concerto di Montecarlo.

La copertina originale dell'album Oxygene

La copertina originale dell'album Oxygene

Per una volta, scriverò di musica. Per la precisione, dell’anniversario di un album storico che in pochi, probabilmente, ricordano. Era la fine del 1976 quando un giovane e ancora sconosciuto compositore francese, Jean Michel Jarre, terminava di registrare a Parigi un disco che sarebbe diventato una pietra miliare dell’elettronica e non solo. Il titolo dei sei brani era sempre lo stesso: Oxygene (parte I, parte II eccetera). Jarre è figlio d’arte. Suo padre, Maurice, scrisse celebri colonne sonore cinematografiche, tra cui Lawrence d’Arabia e dottor Zivago.

Quarant’anni fa, la musica elettronica era un po’ diversa da come la conosciamo oggi. Era un genere avanguardista, confinato in una cerchia di gruppi che poco o nulla avevano da spartire con la musica “di massa”. La Germania era teatro di molte sperimentazioni: c’erano i Tangerine Dream con la loro kosmische musik, che all’alba degli anni ’70 stava ridefinendo i confini dell’udibile con un mix di rock psichedelico e sintetizzatori, trasportando l’ascoltatore in una sorta di viaggio interstellare. C’erano i Kraftwerk (ah, per inciso, il 25 luglio suoneranno all’Arena di Verona), anch’essi acuti sperimentatori con brani mai tramontati, come Autobahn o Radio Activity. Jarre, però, fu il primo a porsi seriamente questa domanda: la musica elettronica può emozionare un grande pubblico?

Chiuso nella sala da pranzo della sua casa parigina, trasformata in studio di registrazione, con pochi soldi nel cassetto, tanta fantasia e tanto coraggio, provò a darsi una risposta. Oxygene fu il risultato. Per comporlo utilizzò diversi strumenti, in particolare il sintetizzatore VCS3. Inizialmente, nessuno si filava questo disco tanto melodico e orecchiabile quanto anticonformista, perché Jarre aveva iniziato a mischiare la ruvidezza dell’elettronica di nicchia con il ritmo e la spensieratezza del genere pop. Poi una piccola etichetta, Disques Dreyfus, accettò di pubblicare l’album.

Quello che arrivò negli anni successivi è noto: Oxygene vendette oltre dodici milioni di copie e Jarre si lanciò in una lunga carriera che, tra alti e bassi, arpe laser e concerti faraonici con milioni di spettatori, prosegue ancora oggi. Alla mitologia di Oxygene certamente contribuì la pittorica copertina dell’album, realizzata da Michel Granger, con la Terra parzialmente pelata a svelare il teschio sottostante…è stato anche un precursore dei temi ecologisti?

A proposito di concerti, il primo luglio 2011 Jarre suonò live a Montecarlo, per le celebrazioni del matrimonio reale tra il Principe Alberto II e Charlene Wittstock. Ricordo ancora quei palchi giganteschi montati su piattaforme galleggianti a Port Hercule, fuochi d’artificio, laser sparati tra i grattacieli. Musica pirotecnica in tutti i sensi, magari un po’ ripetitiva e accoccolata su se stessa, ma vi segnalo due link su Youtube se volete farvi un’idea. Buon ascolto!

Il brano più famoso dell'album: Oxygene part IV

Il concerto di luglio 2011 a Montecarlo

Luca Re

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