Per una volta, scriverò di musica. Per la precisione, dell’anniversario di un album storico che in pochi, probabilmente, ricordano. Era la fine del 1976 quando un giovane e ancora sconosciuto compositore francese, Jean Michel Jarre, terminava di registrare a Parigi un disco che sarebbe diventato una pietra miliare dell’elettronica e non solo. Il titolo dei sei brani era sempre lo stesso: Oxygene (parte I, parte II eccetera). Jarre è figlio d’arte. Suo padre, Maurice, scrisse celebri colonne sonore cinematografiche, tra cui Lawrence d’Arabia e dottor Zivago.
Quarant’anni fa, la musica elettronica era un po’ diversa da come la conosciamo oggi. Era un genere avanguardista, confinato in una cerchia di gruppi che poco o nulla avevano da spartire con la musica “di massa”. La Germania era teatro di molte sperimentazioni: c’erano i Tangerine Dream con la loro kosmische musik, che all’alba degli anni ’70 stava ridefinendo i confini dell’udibile con un mix di rock psichedelico e sintetizzatori, trasportando l’ascoltatore in una sorta di viaggio interstellare. C’erano i Kraftwerk (ah, per inciso, il 25 luglio suoneranno all’Arena di Verona), anch’essi acuti sperimentatori con brani mai tramontati, come Autobahn o Radio Activity. Jarre, però, fu il primo a porsi seriamente questa domanda: la musica elettronica può emozionare un grande pubblico?
Chiuso nella sala da pranzo della sua casa parigina, trasformata in studio di registrazione, con pochi soldi nel cassetto, tanta fantasia e tanto coraggio, provò a darsi una risposta. Oxygene fu il risultato. Per comporlo utilizzò diversi strumenti, in particolare il sintetizzatore VCS3. Inizialmente, nessuno si filava questo disco tanto melodico e orecchiabile quanto anticonformista, perché Jarre aveva iniziato a mischiare la ruvidezza dell’elettronica di nicchia con il ritmo e la spensieratezza del genere pop. Poi una piccola etichetta, Disques Dreyfus, accettò di pubblicare l’album.
Quello che arrivò negli anni successivi è noto: Oxygene vendette oltre dodici milioni di copie e Jarre si lanciò in una lunga carriera che, tra alti e bassi, arpe laser e concerti faraonici con milioni di spettatori, prosegue ancora oggi. Alla mitologia di Oxygene certamente contribuì la pittorica copertina dell’album, realizzata da Michel Granger, con la Terra parzialmente pelata a svelare il teschio sottostante…è stato anche un precursore dei temi ecologisti?
A proposito di concerti, il primo luglio 2011 Jarre suonò live a Montecarlo, per le celebrazioni del matrimonio reale tra il Principe Alberto II e Charlene Wittstock. Ricordo ancora quei palchi giganteschi montati su piattaforme galleggianti a Port Hercule, fuochi d’artificio, laser sparati tra i grattacieli. Musica pirotecnica in tutti i sensi, magari un po’ ripetitiva e accoccolata su se stessa, ma vi segnalo due link su Youtube se volete farvi un’idea. Buon ascolto!
Il brano più famoso dell'album: Oxygene part IV





