Il cortometraggio “A Creppo... paese amato” realizzato nel 2015 dagli alunni della Scuola Primaria di Triora con la partecipazione della locale scuola dell’infanzia “Padre Francesco Ferraironi”e presentato a Triora lo scorso 7 giugno 2015 ha ottenuto un altro importante riconoscimento. Oltre ad aver vinto il I° Premio al video festival Imperia per la miglior opera scuole -Premio giuria popolare l’11 giugno 2016 ha ottenuto il I° Premio internazionale miglior opera scuole Trofeo La Lanterna Genova - Finalisti italiani con il concorso i giovani ricordano la shoah.
Il cortometraggio “A Creppo… paese amato” realizzato dalla Scuola Primaria “Padre Francesco Ferraironi” di Triora narra una piccola – grande storia rimasta a lungo quasi sconosciuta per il pudore ed il riserbo di chi l’ha vissuta. E’ quella di Marianne e Rolf Spier, due fratellini tedeschi di origine ebrea che durante la seconda guerra mondiale sfuggirono alla deportazione grazie al rifugio offerto loro dalla comunità contadina di Creppo ed in particolare dalla famiglia di Francesco, Celu, Moraldo, che nel 1999, pochi anni prima di morire è stato insignito dal Ministro rappresentante dell’Ambasciata di Israele a Roma del titolo di “Righteous among the Nations” (Giusto tra le Nazioni).
"La storia di Marianne e Rolf era già stata raccontata da uno dei principali protagonisti. Marianne aveva infatti dato alle stampe il libro Retour à Erfurt, 1935-1945: récit d’une jeunesse éclatée, scritto dalla sua amica Olga Tarcali ed edito da L’Harmattan nel 2001, nel quale aveva riportato in modo semplice e diretto le proprie testimonianze di bambina strappata all’affetto dei suoi cari. Successivamente il prof. Gian Paolo Lanteri dedicò al fatto un cortometraggio dal titolo François il Giusto. Anche Rolf, in occasione della giornata della memoria dell’anno 2006, aveva voluto narrare la propria esperienza, donando il racconto, intitolato Creppo…paese amato, all’Associazione Pro Triora, che l’aveva inserito nel trimestrale Le stagioni di Triora di quell’anno (XIV, n. 1)" - spiegano dal Comune di Triora.
"Proprio alla sua testimonianza si sono ispirati gli alunni della scuola di Triora, dimostrando l’importanza del valore della memoria, affinché certi fatti non abbiano più a ripetersi. La storia che viene narrata nel cortometraggio è la seguente: Da diversi anni l’Europa era sconvolta dalla seconda guerra mondiale, in preda ad una demenza umana che uccideva bambini, donne e uomini per la loro appartenenza ad uno Stato, ad una religione o ad un genere di vita inaccettabile ed inconcepibile per l’ideologia dettata dalla dittatura nazista. I genitori di Rolf e Marianne, ebrei tedeschi, erano scappati dal loro paese fin dal 1936, malgrado fossero totalmente integrati nella borghesia di Erfurt in Turingia: altri uomini avevano deciso i loro destini. La famiglia, trovato rifugio a Bruxelles, fu costretta a rifugiarsi nel sud della Francia, quando i Tedeschi, nel 1940, invasero il Belgio. La tranquillità fu di breve durata; nel corso dell’estate 1942 infatti il destino si accanì ancora sui due bambini. I loro genitori furono arrestati e deportati ad Auschwitz, mentre il destino, nella persona di un Questore di Nizza, lasciò la vita salva ai due orfani, successivamente accolti in quella città da un uomo di cuore che diede loro asilo, sicurezza e conforto. Quest’italiano, di origine modenese, aveva un nome predestinato: Angelo Donati" - proseguono.
"Decise di fare di tutto affinché i due ragazzini potessero ritrovare una vita normale quanto più possibile, malgrado i tormenti della guerra che imperversava dappertutto. La sua intenzione fu di breve durata. Angelo Donati, anch’egli ebreo, dovette scappare a sua volta dalla Costa Azzurra per sfuggire ad un arresto programmato da tempo. Fu allora che affidò il ragazzino e sua sorella alle cure del suo maggiordomo, che seppe essere tanto generoso quanto affettuoso; si chiamava Francesco (detto François Moraldo). Creppo era, all’epoca, accessibile unicamente attraverso strette mulattiere. Il ragazzino e sua sorella scoprirono queste strade disagevoli con stupore e fatica. Le ore di marcia sui sentieri di montagna nascondevano la bellezza del luogo, che i due bambini, con ogni probabilità, non notarono neanche. Alla svolta di un sentiero, il cammino scendeva verso il fondo della valle, si perdeva nelle acque dell’Argentina, che bisognava attraversare a guado, poi risaliva un poco più in là, e la lenta processione continuava. Infine, al di là di una curva del sentiero, Creppo apparve. Il ragazzino e sua sorella ignoravano totalmente quale destino li attendesse in quel luogo".
"Non potevano certo immaginare il loro avvenire in quel piccolo villaggio nel quale il loro arrivo con François stupì gli abitanti, che parlavano un dialetto a loro assolutamente incomprensibile. I paesani interrogarono François. Egli spiegò loro le ragioni del suo ritorno al villaggio natio, accompagnato da quei due bambini ebrei che rischiavano, per mancanza di discrezione e di silenzio, di essere arrestati dai fascisti italiani, all’epoca alleati con i Tedeschi. I loro nomi furono “italianizzati”: Marianne si chiamò Marianna e Rolf diventò ... Rodolfo. Tutta la popolazione di Creppo, composta da gente semplice dal cuore immenso, comprese ed accettò immediatamente. Erano generosi e buoni, vivevano semplicemente e modestamente e sapevano sempre accontentarsi di poco, come tutti i montanari. Il villaggio era piccolo e poco abitato: due bambini in più non modificavano per niente la sopravvivenza di Creppo".
"I due nuovi arrivati furono dunque immediatamente ricevuti e calorosamente accolti come membri di pieno diritto della comunità , ragione per cui nessuno sparse la voce. Oggi i rari abitanti che restano ancora a Creppo e che hanno partecipato alla salvezza dei due bambini, continuano a vederli come due nativi, vissuti accanto a loro. Bianca, Mario ed altri, compagni d’infanzia di Marianna e Rodolfo, sono diventati adulti, ma non li hanno mai dimenticati. - chiosano dal Comune - Il lavoro svolto dai bambini della Scuola di Triora è molto importante in quanto sottolinea e rafforza il valore della memoria affinché certe cose non accadano mai più".






