È muro contro muro, tra il consiglio comunale di Imperia e il gruppo Colussi, proprietario del marchio Agnesi. Martedì 7 si terrà un’assise monotematica, preceduta da una marcia che partirà dallo stabilimento di via Schiva, che, secondo i piani della proprietà, dovrà chiudere entro la fine dell’anno. Arrivati a palazzo civico, i consiglieri voteranno una delibera redatta non senza difficoltà, dalle forze di maggioranza e opposizione, a eccezione di Imperia Cambia, assente perché non invitata al tavolo decisivo. Da quello che emerge dalla bozza del documento, che dovrà passare in commissione, il Comune intende bloccare la richiesta di Colussi di variante del progetto immobiliare, cosiddetto “Porta del mare”. È questa l’arma che il parlamentino imperiese intende utilizzare.
"L'investimento immobiliare – si legge - concesso all'imprenditore nel 2009 non poteva prescindere anche indirettamente da una ricaduta positiva dell'investimento stesso sull'attività dello stabilimento, essendo caratterizzato da significative varianti al P.R.G., nonché importanti volumetrie, impattanti in modo deciso sul fronte mare della città che dovevano essere per forza parte di un impegno più profondo e pregnante, in grado di garantire da parte dell'azienda una conseguente ed adeguata risposta occupazionale in termini di reinvestimento nell'attività industriale, impegno che era stato sottoscritto con il protocollo di intesa del 2003, firmato tra il Comune di Imperia, l'Azienda, i Sindacati e Confindustria, in base al quale, a fronte della futura approvazione del SUA 'La Porta del Mare', vi era l'impegno dell'Azienda a garantire consistenti investimenti diretti a mantenere la produzione ed i livelli occupazionali ad Imperia".
Ma, considerato che "le vicende aziendali degli anni successivi e degli ultimi mesi abbiano fatto sì che tale garanzia sia ad oggi venuta meno, e che detto SUA non abbia avuto alcuna attuazione sino ad oggi per scelta della proprietà dell'area e che nulla sia stato realizzato di quanto previsto e sottoscritto nell'apposita convenzione".
"Ritenuto, inoltre, che anche la richiesta di variante al progetto originariamente approvato, presentata da Colussi nel corso del 2012, sia fortemente penalizzante per l'interesse pubblico ed orientata esclusivamente a massimizzare l'interesse privato, cosa che appare ancor più evidente se vista ed analizzata in relazione alla Convenzione sottoscritta tra Comune e imprenditore e in corso di validità" e "Tenuto conto che, qualora il soggetto attuatore non proceda nei tempi ancora disponibili per legge alla realizzazione del SUA così come approvato, l'Amministrazione Comunale si troverà nelle condizioni di programmare e pianificare lo sviluppo urbanistico ed ambientale di quelle aree alla luce delle mutate condizioni sociali e d economiche del territorio, il consiglio comunale boccerà la richiesta di variante.
La delibera è una presa di posizione forte contro Colussi, che, nonostante i numerosi incontri e le promesse, anche fatte al Ministero dello Sviluppo Economico, "non ha presentato nessun piano industriale organico ed ha ribadito la volontà di cessare la produzione di pasta alla fine del 2016". Inoltre, "ancora nell'ultimo incontro in Regione il Management non ha annunciato alcuna apertura in merito né fatto alcuna richiesta specifica di finanziamento per mantenere e incentivare la produzione della pasta ad Imperia. Anche l'iniziale progetto alternativo proposto dall'azienda di coinvolgimento di imprenditori locali per un'attività di marketing territoriali e distribuzione di prodotti succedanei alla pasta, rimasto sempre estremamente vago nonché irrealizzabile in assenza di coinvolgimento e preparazione delle maestranze attualmente impiegate, è di fatto abbandonato, dimostrando strategie imprenditoriali volte ad altre realtà".
Insomma la politica imperiese sembra aver alzato finalmente la testa di fronte a tante promesse che a oggi non hanno portato a niente di concreto.





