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Attualità | 17 maggio 2016, 13:28

Ventimiglia: la questione migranti vissuta al confine finisce sui muri di una chiesa di Genova

Più del concetto espresso a lettere cubitali, più dell’atto vandalico in sé e per sé quello che colpisce della vicenda è il disprezzo nei confronti del lavoro altrui.

Ventimiglia: la questione migranti vissuta al confine finisce sui muri di una chiesa di Genova

La chiesa di San Luca è un luogo di culto cattolico situato nell'omonima piazza del centro storico di Genova, nel quartiere della Maddalena e per la sua posizione e per la conformazione della facciata si è da sempre prestata purtroppo per essere utilizzata come strumento di ‘comunicazione’ per mezzo di incivili imbrattamenti.

Recentemente i vandali avevano preso di mira il Ministro Angelino Alfano dileggiandolo per le rime proprio sui marmi cinquecenteschi alla base della facciata. Alcuni conservatori delle opere d’arte si erano subito attivati ripulendo i marmi dalle scritte in vernice con grande spendita di impegno e di tempo. Ma non è passato nemmeno un giorno perché una nuova scritta tornasse a figurare sul bene storico. Una scritta che porta i riferimenti delle problematiche legate alla questione migranti della città di confine: “La polizia tortura i migranti a Ventimiglia”.

Più del concetto espresso a lettere cubitali, più dell’atto vandalico in sé e per sé quello che colpisce della vicenda è il disprezzo nei confronti del lavoro altrui, della fatica di chi con estrema forza di volontà tutela strenuamente i beni culturali convinto che questi siano una risorsa imprescindibile di una nazione che può vantare il primo posto al mondo per patrimonio artistico e culturale.

“Hanno aspettato che finissimo di pulire i marmi cinquecenteschi della chiesa di San Luca per tornare a insozzare i muri – ha commentato su Facebook uno dei conservatori genovesi - Ci hanno guardato lavorare per 8 giorni per tornare a colpire al momento giusto, per dire qui comandiamo noi, facciamo quello che vogliamo. Si sa chi sono, dove abitano abusivamente, persino dove i loro cani depositano regolarmente i loro escrementi, lasciati in bella vista. I residenti non li sopportano perché aggiungono degrado al degrado e frustrano ogni tentativo di dare alla città un'immagine più positiva e pulita. Però nessuno li caccia e qualcuno addirittura li difende in nome di chi sa quale politica sociale?”.

Lorenzo Ballestra

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