Attualità - 26 aprile 2016, 07:41

71° anniversario della Liberazione: il racconto di Andrea Gandolfo sui fatti del 15 novembre '44 a Sanremo

In cui avrebbero perso la vita cinque partigiani, tra cui Aldo Baggioli e Francesco Giordano.

71° anniversario della Liberazione: il racconto di Andrea Gandolfo sui fatti del 15 novembre '44 a Sanremo

In occasione del 71° anniversario della Liberazione, che si è celebrato ieri in tutta la provincia di Imperia, il nostro lettore Andrea Gandolfo ci ha scritto per rievocare un importante episodio della Resistenza nel territorio di Sanremo: il rastrellamento nazista di San Romolo del 15 novembre 1944, in cui avrebbero perso la vita cinque partigiani, tra cui Aldo Baggioli e Francesco Giordano. Ecco il suo racconto di questa vicenda della seconda guerra mondiale che si consumò alle spalle di Sanremo.

Per fronteggiare le spese di mantenimento dei partigiani attivi sulle montagne della zona di Sanremo, nell'autunno del 1944, il rappresentante del PCI Alfredo Rovelli propose di chiedere un prestito al CLN provinciale di Imperia; la richiesta di Rovelli venne quindi approvata dal CLN matuziano, che incaricò lo stesso Rovelli di svolgere la pratica, alla quale si riconosceva carattere di particolare urgenza. Pochi giorni dopo questa riunione i tedeschi, che sospettavano la presenza di un gruppo di partigiani nella zona tra la frontiera e la Valle Argentina, effettuarono il massiccio rastrellamento di San Romolo, dove, nel novembre 1944, cinque partigiani furono trucidati dai nazifascisti, condotti sul posto a colpo sicuro da un certo Micellone, il quale tese un vero e proprio agguato ai patrioti operanti sulle montagne a nord di Sanremo. Dopo la nomina di Rovella (Lori) alla guida di una nuova Brigata GAP, questi si recò a San Romolo il 15 novembre 1944 per incontrarsi con Aldo Baggioli (Cichito), con il quale e con Tunin il Verde (Fiorillo), comandante della banda locale, il tenente jugoslavo Mischka e Francesco Giordano (Ciu), si rifugiò nel Dopolavoro della borgata per riposarsi in attesa di spostare il Comando in un altro posto in previsione di un imminente rastrellamento tedesco.

Improvvisamente, alle 6,30 del mattino, Tunin svegliò i suoi compagni perché fuori si sentivano voci e rumori come di uomini in marcia, dopodiché cominciarono a udirsi chiaramente urla e spari. Aperta la porta, i cinque notarono che lo spiazzo antistante il Dopolavoro era tutto occupato da tedeschi armati che correvano sparando all’impazzata. Allora Baggioli, Tunin e Giordano si precipitarono fuori fuggendo verso Monte Bignone. Accortisi della fuga dei tre, i tedeschi spararono una raffica di mitra contro di loro, colpendo Baggioli e Giordano, mentre Tunin, benché ferito, riuscì ad alzarsi e continuare la fuga. Rovella e Mischka si resero allora conto di essere circondati e senza via di scampo. Il tenente jugoslavo si chiuse nel gabinetto, mentre Rovella nascondeva la sua pistola e quella di Baggioli tra una coperta, poi chiusa in un armadio, e buttava tutte le carte compromettenti in una stufa che avevano lasciato ardere per tutta la notte. Nello stesso tempo sette o otto uomini armati fecero irruzione nella casa con le armi spianate, mentre Rovella alzava le mani in segno di resa e, dopo essere stato perquisito, veniva condotto fuori a colpi di moschetto nella schiena.

Sulla piazzetta del paese erano state radunate una cinquantina di persone, abitanti prevalentemente a San Romolo, tra cui vi erano Giuseppe Bramé, fratello di Agostino, e l’avvocato Carlo Benza, guardati tutti a vista dai tedeschi con i mitra imbracciati. Da qualche casa, sparsa nei dintorni, cominciavano intanto ad alzarsi fiamme e colonne di fumo, segno evidente che i tedeschi avevano già iniziato l’incendio del paese. Dopo pochi minuti giunse un tedesco con le due pistole nascoste da Rovella nella casa del Dopolavoro, mentre quest’ultimo, riconosciuto, veniva fatto uscire dal gruppo per essere interrogato insieme a Giobatta Piombo (Piemonte), che cadde esausto a fianco di Rovella. Di fronte a loro giacevano straziati i corpi di Baggioli, con il collo sfigurato dai colpi, e Giordano riverso bocconi per terra con le braccia aperte. Rovella spiegò quindi di essere venuto a San Romolo per cercare dell’olio per la sua famiglia, ma, senza sentire ragioni, i tedeschi gli ordinarono di marciare per condurlo davanti al plotone di esecuzione insieme a Piombo. Un maresciallo tedesco gli disse allora: «Qui casa tua» e Rovella gli rispose di abitare a Sanremo, mentre la sorella di Giordano, interpellata da un tedesco se conosceva Rovella, disse di non averlo mai visto.

Con le armi sempre puntate sulla nuca, tanto da aspettarsi da un momento all’altro la scarica mortale, Rovella stava vivendo momenti di estrema angoscia e tensione, quando il maresciallo gli disse: «tu conoscere partigiani, domani a Sanremo parlare... se non parlare... caput». Sentita questa frase, Rovella si risollevò immediatamente, la morte lo aveva appena sfiorato. Portato indietro, «Lori» sentì subito dopo una scarica di mitra, e, voltatosi indietro, vide Piombo fucilato in un lago di sangue. Dopo aver fatto salire su un camion con urla, pugni e minacce alcuni rastrellati, i tedeschi diedero fuoco al Dopolavoro, mentre il tenente Mischka, che scappava verso il bosco, venne fatto oggetto di numerose scariche, ma, fortunosamente, riuscì a salvarsi. Ebbe così termine il rastrellamento di San Romolo, nel corso del quale rimasero uccisi cinque gappisti, mentre, del centinaio di prigionieri catturati dai tedeschi, otto, tra cui Aldo Petenati e Giovanni Battista Buschiasso, furono trucidati il giorno successivo nelle carceri di Santa Tecla, mentre gli altri furono trasferiti prima a Genova presso la Casa dello Studente e Marassi, e poi deportati in vari campi di concentramento in Germania.

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