MILANO - Il Salone del mobile è solo un pretesto. Il bello è altrove, nella città che vive di design e arte e creatività, nel Fuori salone appunto. Lascio volentieri la fiera di Rho e la sua esposizione internazionale dell’arredamento agli operatori del settore. Per me il Fuori salone è una magnifica opportunità di esplorare quella Milano che non si vede tutti i giorni. Che gioca un po’ a nascondino e si mostra unicamente in certe occasioni. Eccentrica, kitsch, innovativa. Fuori di testa. Questo è il design: estetica, funzionalità, inutilità, pazzia, e chi più ne ha più ne pensa, crea e distrugge.
Quando c’è il Fuori salone, se sei un visitatore appena un po’ curioso e intraprendente, puoi entrare quasi dappertutto. Nei negozi e nelle gallerie d’arte che di solito incutono timore reverenziale. Negli androni di palazzi altrimenti inaccessibili, nei portoni che sei abituato a trovare chiusi. Non devi citofonare né domandare scusa o permesso o sentirti fuori posto. Perché c’è gente ovunque, tutti guardano e sono interessati a qualcosa o si fingono tali. Ho ammirato quadri di pittori contemporanei di cui ignoravo l’esistenza, divertendomi a chiedere maggiori informazioni al gallerista (ha ragione, quella pennellata aggiunge profondità e drammaticità al dipinto. La città raffigurata è Milano? Ah l’artista per sua scelta non vuole dire quale città sia. Qual è la quotazione della tela? Undicimila euro. Ok grazie, ci penso).
Dal mercato dell’arte a quello del design: la plastica di Kartell secondo Lapo Elkann. Mobili rivestiti di pellicole altamente tecnologiche, altamente colorate e altrettanto difficilmente vendibili se non a qualche appassionato di oggettistica con un tocco tamarro. L’idea è che ogni oggetto può trasformarsi, con una seconda pelle che gli dona una nuova vita (il comodino pied de poule, il tavolo che sembra una tavola da surf, il componibile arlecchino e cose di questo genere). Al fuori salone ho anche scoperto gli affreschi attribuiti a Giambattista Tiepolo di palazzo Gallarati Scotti (basta entrare nel negozio Frau, proseguire oltre le celeberrime poltrone di morbidissima pelle et voilà, il Tiepolo è servito). E l’albero ginnico nell’orto botanico di Brera, una vera palestra all’aperto realizzata di cemento ultra performante. Si chiama MyEquilibria e starebbe bene a Imperia al parco urbano, ma non vorrei sconfinare nella futurologia.
Da Sawaya & Moroni il tributo a Zaha Hadid, l’architetto che ha fatto del “decostruttivismo” la sua corrente di pensiero, cioè del caos-organizzato senza un barlume di geometria. Era tutto molto curvo, sinuoso, apparentemente comodo (il tavolo, la sedia, un paio di ciotole che ricordavano la sagoma di un pescecane). C’era perfino un servizio da the-caffè decostruttivista, dove l’unico elemento riconoscibile era il manico della caffettiera. Poi la collezione di oggetti di lusso per la casa di Swarovski a palazzo Cagnola; le Roi Soleil e altri lampadari esagerati di Baccarat alla pinacoteca di Brera. Divani ricavati nei cofani di vecchie Fiat 500. Oggetti di cristallo, cartone pressato, vetro, cuoio. Luci, tappeti, cortili, capannoni industriali. C’è di tutto al fuori salone, ma solo se si è disposti a non prendere tutto (troppo) sul serio.
FUORI SALONE 2016 fino a domenica 17 aprile





