"Il 2015 sembra configurarsi come un'annata straordinaria per le olive e per l'olio. La bonanza annunciata, almeno nel Ponente ligure, si evince anche, purtroppo, per assurda e paradossale contraddizione, anche dal fenomeno dello spreco di olive: tutte quelle olive, cioè, che vanno perdute per il mancato raccolto di una così vasta cornucopia; o impossibilità pratica di tesaurizzare un simile capitale naturale, sia in conseguenza del progressivo abbandono del patrimonio olivicolo, sia per la difficoltà a provvedere al completo utilizzo della preziosa risorsa in questione.
E' questa una querelle che si rinnova da tempo dalle nostre parti. Le risposte sono molte, a partire dal venir meno della adeguata remunerazione del raccolto, anche se qualcuno avanza l'ipotesi se non di scarsa sensibilità, almeno di cattiva organizzazione: tutti elementi che andrebbero approfonditi in sede di politiche di rilancio dell'oro ligure nei mercati mondiali, dove, a dire il vero, sconta il peccato mortale della poca conoscenza di un prodotto unico al mondo per gusto e qualità. La, ricorrente questione è sempre quella, e spesso disattesa, di una promozione accurata e dettagliata per informare il grande pubblico internazionale di ciò che perde a non consumare le olive liguri e il loro olio.
Forse anche l'Expo non sarà bastata per superare questo handicap ormai radicato. I mercati esteri sono, d'altra parte, bombardati da pubblicità ingannevoli e più agguerrite che supportano un fiume di olio che proviene da luoghi tradizionalmente lontani dalla storia primordiale dell'oro verde. Certo consumatore, infine, è abituato a gusti non così fini, ma sicuramente (e abbondantemente) più ricchi per il palato non ben educato. Questa sarebbe la vera lezione da impartire all'universo da parte dei liguri.
Pierluigi Casalino".





