"Gli eventi del 1821-1822, con il delinearsi di un momento favorevole ai costituzionalisti in Piemonte, oltre che di moti rivoluzionari a Genova e in Liguria, ebbero durata effimera.
Il neonato governo costituzionalista di Torino, nato grazie all'appoggio del principe reggente Carlo Alberto, si sciolse quasi subito, dopo il precipitoso ritorno nella capitale del re Carlo Felice, sostenuto dagli austriaci. Carlo Felice revocò, infatti, la costituzione e Carlo Alberto fuggì segretamente a Novara. In questi frangenti il reggimento sardo detto ora 'Cacciatori Guardie', che, dopo la riorganizzazione e riconfigurazione organica, aveva raggiunto la nuova sede di Nizza, venne sorpreso dagli avvenimenti in corso come il resto delle unità dell'Armata sarda. Comandava il reggimento il Colonnello Don Stefano De Candia, che, informato della iniziale sollevazione rivoluzionaria a Torino, aveva inviato un distaccamento a presidiare il passo del Colle di Tenda e il Tenente colonnello Mannu a Sospello ad attendere il sovrano Vittorio Emanuele I che aveva abdicato a favore di Carlo Felice, per condurlo a Nizza, dove secondo i militari era possibile riconquistare Torino. Ciò nondimeno venne ben presto proclamata la fedeltà al nuovo re Carlo Felice e in tal senso si attivarono i distaccamenti di Monaco (il cui principe locale si serviva, per la sicurezza, proprio delle forze sarde), di Sanremo e di altri centri liguri di Ponente.
Già il 28 marzo 1821, con le due compagnie distanza ad Oneglia e a Sanremo, la colonna del Tenente Colonnello Mannu si erano spinta fino a Diano per verificare se esistevano anomalie rivoluzionarie, dal momento che i moti non avevano avuto riflessi sulle forze armate sarde. Le truppe lealiste, intanto, come visto sopra, riprendevano il sopravvento in Piemonte con l'aiuto austriaco. Si trattava di una pausa. Quando qualche anno più tardi Carlo Alberto divenne re le cose cambiarono e lo spirito nazionale italiano ricominciò a soffiare impetuosamente anche tra le fila del monarchico esercito sardo. Che da Nizza, la Nizza sabauda, dove erano benevidenti le stesse radici dell'anima dei Savoia, traeva linfa per promuovere la causa unitaria. Quella Nizza che era anche la patria di Giuseppe Garibaldi, patriota della prima ora.
Pierluigi Casalino".





