I neolaureati di oggi sono purtroppo tra i meno fortunati della storia. Se una volta avere una laurea era sinonimo di qualcosa di elevato e veniva considerato un grande punto in più, oggi i sacrifici di genitori e ragazzi per ottenere la famosa pergamena è purtroppo, nella maggioranza dei casi, un gesto simbolico. C'è chi, nonostante la situazione in cui versa l'Europa al momento, ha saputo “resistere alle intemperie” e andando contro le avversità iniziali, in un Paese straniero, ha colto anche grazie alla partecipe fortuna, il momento giusto. Daniele Agnese, ingegnere di Imperia ci racconta come, dal trovarsi con la valigia pronta a tornare a casa da Barcellona, si trovi a lavorare ogg all'HP, Hewlett Packard, azienda leader mondiale nel mondo dei computer.
Da Imperia a Barcellona. Cosa c’è stato nel mezzo del percorso?
Dopo il diploma di maturità conseguito all’ITIS di Imperia nel 2001 ho cominciato il Politecnico a Torino, in ingegneria elettronica, dove ho vissuto per 4 anni. Durante gli ultimi due anni di laurea specialistica ho avuto la possibilità di partecipare a un programma di doppia laurea tra il “Poli” e la Universitat Politecnica de Catalunya a Barcelona. Era il 2005 e da li è cominciato il mio viaggio. Appena laureato, ad inizio 2009 ho subito cominciato a cercare lavoro, all’inizio è stata dura, lo scoppio repentino della bolla immobiliare in Spagna bloccò l’incredibile processo di crescita di quegli anni e paralizzò completamente l’economia del paese. Avevo la valigia pronta per tornare e quando già intravvedevo i titoli di coda, sono entrato a lavorare nell’azienda che gestisce la metropolitana cittadina. Esperienza molto interessante prima di entrare in HP dove attualmente lavoro da quattro anni, come si dice: l’importante è cominciare.
Come si vive a Barcellona, si sente la crisi?
Barcelona è una moderna metropoli multietnica, che però è ancora capace di conservare alcuni aspetti caratteristici della sua storia e della sua tradizione (primo fra tutti l’uso della propria lingua, il Catalano). La qualità della vita è stato uno principali fattori che mi ha spinto a rimanere, la città è viva e piena di possibilità. Per un imperiese come me poi vivere a contatto con il mare era un requisito primario. La crisi fortunatamente in città si è sentita un po’ meno, rispetto ad altre aree della Spagna, dove la situazione è veramente tragica. Chi è riuscito a conservare il posto di lavoro si può considerare fortunato. È il momento di resistere, domani si vedrà..
C’è qualcosa di Imperia che hai importato in Spagna?
Più che cose da esportare sono una persona a cui interessa conoscere cose nuove, e qua ho avuto la possibilità di entrare in contatto con persone di diversi paesi e continenti acquisendo da ognuno qualcosa di nuovo. La cosa che comunque mi porto sempre dietro è l’amore per la mia terra e per le nostre tradizioni, e ovviamente la nostra tipica testardaggine che ci contraddistingue un po’ ovunque.
Puoi dirmi almeno tre cose che ti mancano di Imperia?
Prima di tutto la famiglia con la quale ci sentiamo un paio di volte a settimana e poi gli amici. Torno a casa un paio di volte l’anno ed è sempre piacevole fare le rimpatriate con gli amici di tutta la vita, sparsi anche loro qua e là, tutti con le nostre storie da emigranti da raccontare. Poi, sembrerà strano, ma la calma tipica della nostra città va giusto bene per staccare un po’ la spina e far tornare in mente i ricordi di gioventù durante i periodi di vacanza. E infine mi manca la pasta al pesto, per quanto ci si sforzi il pesto all’estero non viene mai uguale all’originale
Cucina imperiese e spagnola: come te la cavi?
Quando ho un po’ tempo mi piace dilettarmi tra i fornelli e devo dire che ho trovato molte analogie tra la gastronomia della zona e quella ligure. Immancabile la focaccia farcita e la pizza fatta in casa quando abbiamo nostalgia dei sapori di casa. Per gli amanti della cucina mediterranea consiglio i Fideua, tipico primo piatto della cucina catalana a base di spaghettini ai frutti di mare fatti al forno nella paella (la teglia), provare per credere.
Famiglia, amici e pesto. Queste sono le tre cose che mancano a tutti i ragazzi della nostra Provincia che vanno a vivere all'estero. Poi dicono che i giovani liguri non si riconoscano nelle tradizioni del loro paese.





