In relazione all'articolo di Enrico Ferrari uscito oggi sulla 'Stampa' in merito al generale Asclepia Gandolfo di Porto Maurizio e al suo diario inedito, lo storico Andrea Gandolfo invia alcune notizie biografiche su tale personaggio storico, anche a integrazione e completamento dell'articolo apparso oggi sul quotidiano torinese. Ecco il suo profilo dell'alto ufficiale imperiese:
"Asclepia Gandolfo nacque a Porto Maurizio il 22 luglio 1864 da Giuseppe e Carolina Callini. Dopo aver conseguito il diploma di ragioniere e una brevissima esperienza lavorativa, decise di intraprendere la carriera delle armi, iscrivendosi alla Scuola militare di Modena, da cui sarebbe uscito, nel 1885, con il grado di sottotenente di fanteria. Destinato all'87° reggimento, divenne tenente nel 1888 per essere promosso capitano dieci anni dopo, passando in forza al 12° reggimento bersaglieri. Nel 1902 fu assunto dalla scuola di tiro di Parma come insegnante di tattica, mentre, nel 1907, fu chiamato alla guida del 1° battaglione bersaglieri ciclisti. Nel 1909 svolse per un anno le mansioni di aiutante di campo nella brigata di fanteria "Regina", per poi passare, come insegnante di geografia, alla Scuola militare di Modena, dove, nel 1911, venne promosso maggiore. Nell'aprile 1915 raggiunse al fronte il 10° reggimento fanteria "Regina", di cui assunse il comando, e già tenente colonnello, fu promosso colonnello all'inizio del 1916.
All'alba del 29 giugno del '16, nella zona del Bosco Cappuccio sulle pendici del San Michele, dopo un micidiale attacco da parte degli austriaci con i gas asfissianti, che aveva causato circa 2000 vittime tra i nostri soldati, Gandolfo, spronando i superstiti, riuscì a riprendere le posizioni abbandonate e persino a ricacciare il nemico che stava occupando il terreno circostante. Per tale sua valorosa azione egli ottenne la promozione a maggior generale per meriti di guerra, anche se il combattimento gli provocò un'intossicazione da cloro, di cui avrebbe risentito pesantemente in seguito. Rimasto sul fronte del Carso al comando della brigata Pisa, Gandolfo, alla fine del 1916, si era già meritato, per i suoi atti di valore, il cavalierato dell'Ordine militare di Savoia, due medaglie d'argento e l'incarico del grado superiore. Dopo aver comandato il IV e l'VIII corpo d'armata, nel giugno 1918, appena promosso tenente generale, respinse con successo l'ultimo assalto nemico sul Piave dopo nove giorni di combattimento, che gli sarebbero valsi la promozione a ufficiale dell'Ordine militare di Savoia. Dopo l'offensiva di Vittorio Veneto, assunse il comando del XXVI corpo d'armata, con cui inseguì il nemico in rotta sino a Fiume, dove giunse il 17 novembre 1918. Nel settembre 1919, sempre alla testa del XXVI corpo, non avrebbe tuttavia contrastato efficacemente Gabriele D'Annunzio in occasione della marcia di Ronchi, evitando in particolare di ordinare ai suoi uomini di sparare contro i legionari fiumani.
Messo a disposizione il 10 dicembre del '19, venne quindi insignito motu proprio dal re della croce dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro per le speciali benemerenze che aveva acquisito durante il conflitto appena concluso. Di fronte alla richiesta di aprire un'inchiesta sul suo operato in occasione della marcia di Ronchi, asvanzata dal governo Nitti nel luglio 1920, Gandolfo fece domanda di essere collocato in posizione ausiliaria speciale, ritirandosi a Oneglia. Nella città ligure esponenti del Fascio locale gli chiesero allora di mettersi alla loro testa, ed egli non si tirò indietro , tanto che alle elezioni del 1921 sarebbe stato battuto per poche centinaia di voti. A livello centrale ci si avvalse inoltre della sua consulenza per la "regolarizzazione" delle squadre d'azione, e fu proprio presso la sua residenza di Oneglia che venne redatto, con la collaborazione di Italo Balbo e Dino Perrone Compagni, il primo regolamento delle camicie nere. Il 1° gennaio 1923 Mussolini nominò quindi Gandolfo prefetto di Cagliari, dove il "duce" intendeva avvalersi della sua esperienza per estendere alla Sardegna il predominio del Partito nazionale fascista, attirando nella sua orbita gli ex combattenti che avevano dato vita al Partito sardo d'azione. L'opera svolta da Gandolfo a Cagliari andò dunque nella direzione indicatagli da Mussolini e fu coronata da successo, tanto che, nelle elezioni dell'aprile 1924, il "listone", a Cagliari, avrebbe ottenuto ben il 61% dei consensi. Dopo il delitto Matteotti, che aveva costretto il generale De Bono a dimettersi dalla carica di comandante della Milizia volontaria per la sicurezza nazionale, Mussolini chiamò proprio Gandolfo a succedere a De Bono alla guida della MVSN il 30 novembre 1924, mentre l'8 febbraio 1925 il generale ligure veniva anche nominato motu proprio dal re, grande ufficiale dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro. Nei nove mesi in cui restò in carica, Gandolfo non fece tuttavia in tempo a incidere significativamente sulla riorganizzazione della Milizia, che, grazie alle leggi eccezionali, aveva superato la crisi seguita al delitto Matteotti. Gandolfo morì a Roma il 31 agosto 1925, all'età di sessantun'anni, per un improvviso aggravamento dei postumi delle lesioni che aveva subito durante la guerra.
Dott. Andrea Gandolfo - Sanremo".





