"Si è detto che la presenza stanziale in grande stile di ebrei a Genova e nelle Riviere venne accertata ufficialmente dopo il 1492, a seguito dell'espulsione della popolazione giudaico-sefardita dalla Spagna, ma anche dalla Francia e persino dagli stati tedeschi. Tuttavia ancor prima, intorno al 1460, nonostante che le autorità liguri riscontrassero che 'Li Zudei non abitano qui', allorquando Papa Pio II Piccolomini, il pontefice latinista e romanziere, cercava, presso la Signoria genovese, i fondi per la crociata contro i Turchi, esistevano nuclei sparsi in tutto il territorio ligure di ebrei commercianti. Albisola, Finale, Pietra Ligure, Alassio, Albenga e Sanremo E tracce di ebrei in tutta la Liguria e soprattutto a Ponente risalgono comunque ad epoche precedenti, quando vi erano comunità israelitiche ben consolidate prima della romanizzazione di questa regione.
La tensione derivata dall'espulsione dei frati francescani dalla Palestina nel XIV secolo, con il loro abbandono della custodia della tomba di Davide e di altri luoghi santi a Gerusalemme, suscitò malumore anche fra i cristiani liguri verso gli ebrei. In realtà la misura fu direttamente adottata dalle autorità musulmane, anche se non furono estranee le manovre degli ebrei per riottenere il controllo di tali luoghi al fine di costruirvi una sinagoga. Nel 1492 le autorità liguri-genovesi imposero il divieto dell'immigrazione ebraica nei loro territori e solo l'anno dopo, fu concesso lo sbarco e lo stanziarsi di ebrei con una severa regolamentazione dei permessi di soggiorno: anche in tale fase l'insofferenza nei confronti degli ebrei si manifestò con l'accusa di essere portatori nel Genovesato dell'epidemia di peste, diffusasi anche nelle Riviere. Persecuzioni e restrizioni contro gli ebrei si susseguirono nei due secoli successivi in tutta la Liguria. Trattamenti più favorevoli furono comunque concessi ad ebrei ricchi e a medici giudei, in parte provenienti da Algeri e da Orano. In genere la presenza ebraica a Genova e nelle Riviere era sefardita, successivamente dall'Italia settentrionale e dalla Germania cominciarono ad affluire ebrei ashkenaziti, dediti ad attività mercantili di grande livello. Nel frattempo i notai genovesi e liguri, anche nelle colonie d'oltremare, dalle isole greche alla Crimea, alla Siria, stipulavano rogiti a vantaggio di ebrei. Ed ebrei giungevano in Liguria da quelle zone con crescente regolarità.
Nel 1655 iniziarono ad adottarsi misure di tolleranza finalizzate all'attirare capitali ebraici. Nella Riviera di Ponente commercianti ebrei, generalmente tedeschi, come già segnalato, si occupavano dell'importazione dei cedri e delle palme per le festività israelitiche. Piace ricordare in proposito il caso particolare di ebrei protagonisti di un episodio, che, nel 1618, fece scalpore a Sanremo (da quel periodo datano, tra l'altro, anche le sepolture di ebrei nella Città dei Fiori): alcuni ebrei provenienti dalla Praga, Cracovia e dalla Lituania vennero arrestati dalle autorità sanremesi perché trovati senza il cappello giallo, mentre giocavano alle carte in un'osteria. Il processo intentato contro di loro suscitò contrastanti reazioni: essi si giustificarono dicendo che a Sanremo era possibile non portare quel speciale copricapo, imposto invece a Genova; ma venne fuori dall'interrogatorio che uno di essi, tale Isaac Frezel di Praga, girava con passaporto tedesco-imperiale e che già in altre occasioni era giunto a Sanremo per l'acquisto di cedri. Il Senato sanremese si comportava con relativa tolleranza nei confronti degli ebrei, alcuni dei quali giungevano quasi quotidianamente dai territori sabaudi vicini, come Nizza e Mentone, ma anche dalle francesi Narbonne e Carcassonne. Tra essi si ricordano anche studiosi della cabala e dottori della legge ebraica che proseguivano per gli stati toscani.
Pierluigi Casalino".





