Al Direttore - 27 febbraio 2015, 07:14

68 anni fa la stipula del Trattato di pace con gli alleati: il saggio del nostro lettore Andrea Gandolfo

68 anni fa la stipula del Trattato di pace con gli alleati: il saggio del nostro lettore Andrea Gandolfo

A 68 anni dalla stipulazione del Trattato di pace tra l’Italia e le Potenze alleate, avvenuta a Parigi il 10 febbraio 1947, che sancì, tra l’altro, per il nostro paese, la cessione alla Francia di Briga, Tenda e del Moncenisio, oltre ad altre piccole rettifiche di confine, che comportarono il passaggio alla Francia anche del Piccolo San Bernardo e delle frazioni di Olivetta San Michele Libri e Piena, il nostro lettore Andrea Gandolfo, ci ha inviato il suo saggio sulla genesi e le principali vicende storiche che portarono alla firma di quel trattato, con particolare riferimento agli avvenimenti che hanno interessato la zona delle Alpi Marittime.

Il 27 giugno 1946 la radio italiana comunicò ufficialmente che il Consiglio dei  ministri degli esteri riunito a Parigi aveva accettato le richieste francesi in cambio di garanzie da parte del governo transalpino sulla fornitura di energia elettrica all’Italia. La decisione, che significava per la nostra zona la cessione definitiva alla Francia di Briga e Tenda, fu appoggiata in modo particolare dal ministro degli Esteri sovietico Molotov, dopo che pure i ministri degli Esteri americano e inglese Byrnes e Bevin si erano espressi a favore delle richieste francesi nel corso di una precedente riunione, dedicata alla questione del confine italo-francese e tenutasi il 24 giugno. Dunque Briga e Tenda passarono alla Francia nonostante i pur generosi tentativi in senso contrario da parte del governo italiano, che mise sul piatto della bilancia la notevole importanza economica che rivestivano per l’Italia le centrali idroelettriche della valle, mentre non mancarono prese di posizione contro la decisione del Consiglio dei ministri degli Esteri anche da parte di autorevoli esponenti del mondo politico francese come il socialista Léon Blum, che, sul quotidiano «Le Populaire» del 2 luglio, criticò apertamente l’atteggiamento del suo governo verso l’Italia, individuando in ragioni esclusivamente di carattere strategico la motivazione principale delle rivendicazioni transalpine nei confronti del nostro Paese.

Il 3 luglio si diffuse invece la notizia che dei francesi originari dell’Alta Roia intendevano recarsi armati nei maggiori centri della valle per effettuarvi una vasta azione di epurazione, al che i filoitaliani decisero di approntare un comitato d’azione segreto per contrastare il minaccioso progetto. Per difendere i legittimi interessi delle popolazioni interessate dalle modifiche del tracciato confinario era stato intanto costituito a Bordighera nell’agosto 1946 un «Comitato per l’Italianità della Valle Roia», su iniziativa della militante democristiana sanremese Nilla Gismondi, che avrebbe svolto, dalla sede centrale del comitato in piazza Colombo a Sanremo, un’intensa attività per ottenere un trattamento più equo alla conferenza di pace (come attestato tra l’altro dalla petizione di oltre ventimila italiani residenti nelle zone di frontiera inviata  dalla stessa Gismondi a De Gasperi) e per recare assistenza e conforto ai numerosi profughi tendaschi e brigaschi stabilitisi in maggioranza nelle province di Imperia, Cuneo e Torino, dopo la cessione dei loro paesi d’origine alla Francia. Sul fronte delle trattative diplomatiche si registrò invece un importante intervento di Saragat, che, in qualità di delegato dell’Italia alla Conferenza della pace, espose il 28 agosto il punto di vista del nostro esecutivo davanti alla Commissione politico-territoriale sulla frontiera italo-francese. Per quanto concerneva i territori reclamati dalle autorità transalpine nel comprensorio della Roia, così Saragat spiegò le ragioni del governo di Roma in merito alla legittimità di tali rivendicazioni: «Ci resta ancora da esaminare due richieste per i territori situati nella Valle della Roia: 1° il comune di Olivetta San Michele; 2° i territori di Tenda e di Briga. Il comune di Olivetta San Michele non ha mai appartenuto alla Contea di Nizza e tale territorio non è mai stato oggetto di discussione durante la negoziazione del trattato di Torino (1860). Di sentimento e di lingua italiani, i 1110 abitanti di questo villaggio sono economicamente e storicamente legati all’Italia. Inoltre in questo territorio c’è la presa d’acqua e la canalizzazione delle derivazioni della centrale elettrica di Airole, come pure la presa d’acqua dell’acquedotto che soddisfa i bisogni della popolazione di Ventimiglia. Se il Governo francese è preoccupato di includere nel suo territorio la zona in cui passa il tunnel della ferrovia Nizza-Breil, ciò si può ottenere mediante una piccola rettifica che, tagliando il saliente del colle «dei Termini», lascerebbe in territorio italiano la quasi totalità del comune di Olivetta San Michele. Esaminerò brevemente la situazione nell’Alta Valle della Roja sotto un duplice punto di vista: quello della situazione locale e quello degli interessi generali dell’Italia in quella regione: 1° il Consiglio dei Ministri degli Affari Esteri ha inviato lo scorso mese di maggio sul posto una Commissione speciale per un’inchiesta sulla situazione locale. Questa Commissione ha riconosciuto nel suo rapporto conclusivo che la lingua italiana era non solo la lingua ufficiale, ma anche la lingua universalmente parlata nella regione, pur constatando che il francese era conosciuto dalla gran maggioranza della popolazione, cosa che si spiega facilmente col fatto che una buona parte degli abitanti di Briga e Tenda, come d’altra parte una buona parte degli abitanti delle valli alpine del Piemonte, emigrano in Francia nella stagione invernale. Aggiungiamo che il dialetto della regione è un misto di ligure e di piemontese.

Per quanto concerne le opinioni politiche locali, la Commissione ha constatato che solo una frazione limitata degli abitanti possedeva un’opinione decisa. In generale, la Commissione ha espresso il punto di vista che una gran parte della popolazione di Briga sembrava in favore della Francia, mentre che la maggioranza della popolazione di Tenda – il più grande dei due comuni – desiderava restare italiana. In conclusione, se si esamina la situazione da un punto di vista puramente obbiettivo, tutti gli elementi confermano la constatazione che la regione di Briga e Tenda, per la lingua dei suoi abitanti e per la sua situazione geografica, è italiana; 2° dal punto di vista economico, la valle della Roja è legata all’Italia piuttosto che alla Francia. La produzione di legno della valle, molto importante per un paese privo di foreste come l’Italia, trova il suo mercato naturale e tradizionale a Cuneo. I pascoli di Briga e Tenda alimentano ogni anno numeroso bestiame di provenienza delle valli piemontesi. Occorre infine sottolineare l’importanza primordiale che le centrali idroelettriche di Tenda hanno per l’Italia, cosa che è stata pienamente riconosciuta dal Consiglio dei Ministri degli Affari Esteri. Mi limiterò qui a ricordare che una parte dell’energia dell’alta valle della Roja è prodotta ad una frequenza speciale assolutamente insostituibile e contribuisce ad azionare la rete ferroviaria elettrificata della Liguria e del Piemonte. In conclusione, né il sentimento degli abitanti, né la lingua, né delle ragioni geografiche ed economiche giustificano in alcun modo la separazione di questa zona dal territorio italiano».

Gli sforzi compiuti dai rappresentanti italiani per annullare le richieste francesi risultarono però vani e la Conferenza dei Ventuno approvò così il 31 agosto la cessione dei territori rivendicati dalla Francia lungo la frontiera con l’Italia. Nei mesi successivi non cessarono tuttavia le critiche e le proteste da parte italiana nei confronti delle deliberazioni della conferenza di Parigi, come testimoniato dal discorso tenuto dal leader socialista Pietro Nenni a Canzo il 13 ottobre e dalla nota inviata dal governo italiano al Consiglio dei quattro il 3 novembre sempre del 1946. Anche la stampa italiana non mancò di associarsi al coro delle proteste contro le decisioni dei Ventuno, mentre numerosi manifestanti si diedero convegno a Roma sotto le sedi diplomatiche transalpine per esprimere il loro profondo dissenso verso quanto era stato stabilito nella capitale francese. Tutto fu però inutile e non cambiò le decisioni prese dalla conferenza dei Ventuno, che confluirono praticamente senza alcuna modifica nelle clausole territoriali del Trattato di pace, che venne firmato a Parigi dai rappresentanti delle Potenze alleate e dal delegato italiano Meli Lupi di Soragna il 10 febbraio 1947. In virtù di tali clausole, passavano alla Francia – nel settore delle Alpi Marittime – le ex «terre di caccia», costituite dai valloni della Guercia, Chastillon, Mollières e Millefonts nell’alta Valle Tinée e dai valloni di Salse, del Boréon, della Madonna delle Finestre e della Gordolasca nell’alta Valle Vésubie, con il piccolo paese di Mollières staccato dal comune italiano di Valdieri e aggregato a quello francese di Valdeblore; il comune di Tenda compresa la frazione di San Dalmazzo; la parte del territorio comunale di Briga Marittima comprendente il capoluogo e Morignolo in Valle Levenza, che formarono il nuovo comune francese di La Brigue (mentre le ex frazioni di Briga Piaggia, Upega e Carnino, nonché il bosco delle Navette, già appartenente al comune di Tenda, avrebbero formato dal 7 ottobre 1947 il comune di Briga Alta in provincia di Cuneo e la ex frazione di Briga Realdo sarebbe stata aggregata al comune di Triora in provincia di Imperia); le ex frazioni del comune italiano di Olivetta San Michele Piena Alta e Libri, nonché le tre casermette e le altre costruzioni adibite ai servizi doganali e frontalieri di Piena Bassa, annesse al comune francese di Breil-sur-Roya; 7 milioni e mezzo di metri quadrati di superfici boschive e pascolative di proprietà comunale e 350.000 metri quadrati di boschi, pascoli e seminativi, di proprietà privata, appartenenti al comune di Pigna; 3 milioni di metri quadrati di superfici boschive e pascolative comunali e 300.000 metri quadrati di boschi e pascoli privati facenti parte del comune di Rocchetta Nervina; e infine alcune limitate strisce di territorio appartenenti ai comuni di Dolceacqua e Triora e una piccola porzione del comune di Airole in direzione della località di Forquin, cedute allo scopo di rafforzare ulteriormente il saliente francese di Saorgio.

Il nuovo tracciato confinario italo-francese, descritto dettagliatamente nel II Allegato del Trattato, rispondeva soprattutto ad esigenze di natura strategica e militare, sentite in modo particolare dallo Stato Maggiore francese, a cui premeva in primo grado assicurarsi il controllo delle vette delle montagne per poter dominare dall’alto il versante italiano e scongiurare così il rischio di eventuali attacchi da parte del nostro Paese. Per soddisfare dunque la richiesta francese di acquisire le zone alte delle valli, fu convenuto di portare la linea di confine sullo spartiacque lungo tutte le Alpi occidentali dal Piccolo San Bernardo al mare. Per quanto concerneva invece la questione dello sfruttamento delle centrali idroelettriche della Val Roia cedute alla Francia, l’articolo 9 della Sezione seconda del Trattato stabilì una serie di speciali garanzie, che imponevano al governo di Parigi di far funzionare le centrali della vallata in modo tale da produrre i quantitativi di energia elettrica di cui l’Italia potesse aver bisogno per un periodo di tempo che venne allora indicativamente fissato con scadenza al 31 dicembre 1961, mentre altre clausole prevedevano una serie di ulteriori garanzie relative all’equa utilizzazione delle risorse idriche del fiume Roia. Intanto venne anche deciso che il passaggio definitivo della zona di Briga e Tenda dalla sovranità italiana a quella francese sarebbe avvenuto alle ore 0,00 del 16 settembre 1947. Trascorsi i quasi sette mesi previsti dal trattato non senza i soliti episodi di insofferenza verso l’amministrazione italiana uscente, alle 18 del 15 settembre il nuovo amministratore francese dei territori annessi alla Francia e sottoprefetto di Nizza Louis Bourguet ricevette i poteri sovrani dal commissario italiano, generale Giacomo Lombardi, a Tenda, dal cui municipio veniva contemporaneamente ammainato il tricolore nazionale salutato dagli onori militari di un plotone di carabinieri. Nel corso della notte successiva tutti i reparti delle forze dell’ordine italiane lasciarono l’Alta Roia, dove sarebbero stati sostituiti da gendarmi e funzionari della dogana francesi nelle prime ore della mattina del 16. Nel pomeriggio dello stesso giorno militanti filofrancesi e numerosi abitanti della zona ceduta festeggiarono con musica e balli, che si sarebbero protratti fino a notte fonda, l’avvenuta annessione alla Francia di Tenda, Briga, Piena e Libri. Il 12 ottobre 1947, a norma della legge transalpina, si tenne infine un referendum che diede una larghissima maggioranza a favore dell’annessione con punte del 95% a Tenda, 96% a Briga e addirittura 99% a Mollières, mentre più contenuti risultarono i suffragi per la Francia a Piena e Libri, con rispettivamente il 65% e il 67% di voti a favore dell’annessione.

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