Attualità - 11 novembre 2014, 18:38

Sanremo: il 'Laboratorio Cittadino' interviene sull'Outlet di Valle Armea e risponde ad un lettore

"Capiamo le ragioni di chi pensa alle opportunità occupazionali che ne deriverebbero, invitiamo però ad analizzare la questione in maniera un po' più ampia".

Sanremo: il 'Laboratorio Cittadino' interviene sull'Outlet di Valle Armea e risponde ad un lettore

Dopo aver letto la lettera del 'cittadino indignato', l'associazione 'Laboratorio Cittadino' di Sanremo (con il presidente Davide Gaglione) vuole replicare, per cercare di far capire le nostre perplessità sull'utilità dell'apertura di nuove aree commerciali destinate alla 'Grande Distribuzione':

"Capiamo le ragioni di chi pensa alle opportunità occupazionali che ne deriverebbero, invitiamo però ad analizzare la questione in maniera un po' più ampia. Purtroppo è ormai chiaro che, nella comunità dove apre il centro commerciale, i posti di lavoro in entrata, quelli che fanno notizia, alla lunga non coprono quelli in uscita, silenziosi, derivanti dalle inevitabili chiusure di negozi. Quando chiude un negozio tra l'altro il problema raddoppia: da una parte i dipendenti disoccupati, dall'altra il dramma dell'imprenditore, che deve spesso registrare pesanti perdite economiche e frustrazione. Sempre se non si finisce in tragedia, che allora fa notizia. Basta poco ad accorgersi che, oltre i diretti concorrenti del centro commerciale, anche gli altri esercizi subiscono pesanti ricadute. I residenti ed i turisti si muovono sempre meno tra i pochi negozi rimasti nel centro cittadino, i bar ed i ristoranti perdono passaggio, diminuisce insomma la ricchezza locale. Il centro commerciale è sempre periferico, la città rimane quindi bypassata e alla lunga rimane deserta".

"Un'altra grave problematica - prosegue il 'Laboratorio - riguarda i guadagni del centro commerciale, solo in minima parte reinvestiti nella comunità dove è stato costruito. In una città dotata di esercizi di piccole-medie dimensioni avviene l'esatto contrario: il denaro incassato per buona parte rimane e circola al suo interno o nelle zone immediatamente prossime. I benefici di questo secondo sistema, anche sulla fiscalità locale, sono chiaramente enormi. Volendo allargare il discorso dal locale al globale, ci si accorge di come il sistema della grande distribuzione sia alla base di squilibri economici devastanti, di cui spesso paghiamo le conseguenze senza rendercene conto. Avendo bisogno di vendere a prezzi sempre più competitivi per attirare il consumatore a scapito dei concorrenti, i colossi del commercio devono strappare ai produttori prezzi bassi, ordinando grandi quantità di merci. E' normale che questo gioco può essere retto solo dai grandi produttori e soprattutto dalle multinazionali. Una miriade di piccole e medie imprese italiane ha chiuso, od è stata costretta a spostare all'estero la produzione, anche per questo motivo".

"Se ancora non vi abbiamo convinto, vi invitiamo a soffermarvi sulla tematica ambientale. Sapevate che un carrello con 26 prodotti alimentari percorre quasi 250.000 chilometri e produce 80 chili di gas serra prima di raggiungere il consumatore finale? (fonte 'Shock Shopping'). Senza contare ovviamente che queste merci a basso costo, prodotte chissà dove in chissà quali condizioni, durano poco, sono difficilmente riciclabili e vanno a gonfiare le pittoresche discariche che abbiamo sopra la testa, tra l'altro in fase di ampliamento. Insomma, pensiamoci bene". 

Carlo Alessi

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