Politica - 16 ottobre 2014, 14:54

Outlet in provincia, Confcommercio ribadisce il no e rilancia i 'centri commerciali naturali'

La possibile apertura di outlet a Sanremo e Ventimiglia non piace all’associazione di categoria che questa mattina ha ribadito le sue perplessità avanzando una proposta di rilancio dei centri commerciali cittadini esistenti, tra l’altro già duramente colpiti dalla crisi.

La riunione di questa mattina con i rappresentanti di Confcommercio provinciale

La riunione di questa mattina con i rappresentanti di Confcommercio provinciale

Ideare e valorizzare i centri commerciali naturali come contro risposta alla ventilata ipotesi di apertura di outlet in provincia di Imperia. E’ questa la ‘ricetta’ lanciata stamani dalla Confcommercio provinciale riunita all’Ariston per una riflessione su realtà e futuro del commercio nella Riviera dei Fiori.

La possibile apertura di outlet a Sanremo e Ventimiglia non piace all’associazione di categoria che questa mattina ha ribadito le sue perplessità avanzando una proposta di rilancio dei centri commerciali cittadini esistenti, tra l’altro già duramente colpiti dalla crisi. Tanti i punti che non convincono: dal turismo mordi e fuggi che non farebbe più tappa in centro, alla reale offerta dei posti di lavoro annunciati, a medio periodo ben inferiori rispetto alle aspettative economiche e infine, alla perdita dell’occupazione generata dall’inevitabile chiusura di negozi.

“Queste iniziative di tipo imprenditoriale danno maggiore coesione al nostro tessuto, sono scaturite idee positive, perché noi siamo per fare vivere le città – spiega il presidente provinciale Enrico Lupi - Abbiamo lanciato stamattina l’ideazione di centri commerciali naturali a Sanremo ad esempio ma anche a Bordighera. In merito alla paventata apertura dell’outlet, su delibera degli organi, abbiamo commissionato ad un legale e ad un architetto la verifica dello state dell’arte dall’inizio del procedimento ad oggi, per vedere che non ci siano difformità e irregolarità. La preoccupazione di moltissimi operatori è legittima – continua il presidente - siamo una provincia con 220 mila abitanti e siamo una fettuccia di terra, potranno essere attrattivi sulla vicina Francia ma prima desertificano i centri storici e poi faranno anche cassa. Noi ci preoccupiamo di dare maggiore valore alle attività economiche e innalzare la qualità di vita, quindi dialogheremo con le pubbliche amministrazioni  per le nostre proposte. Gli operatori dovranno investire ma pretendono città pulite, marciapiedi funzionanti”.

L'intervista ad Enrico Lupi

L’unione fa la forza, spiegano i rappresentanti territoriali di Confcommercio e rilanciare i centri naturali si può. Come? Il progetto è in fase di ideazione e una verrà illustrato una volta raccolta l’adesione degli operatori. Certo, si sa che mettere d’accordo tutti i commercianti è dura ma di fronte all’arrivo di grandi colossi forse qualche cambiamento è davvero necessario. Inoltre è in corso un’indagine di Confcommercio tra i singoli operatori.

“Sanremo soffre di una crisi che anno per anno ha sempre un piccolo segnale meno – ha aggiunto il presidente di Confcommercio Sanremo Gianni Ostanel - in questi ultimi tempi abbiamo un turismo legato alla Russia, ma per mantenere i turisti, la città deve essere viva, con negozi di qualità e non vogliamo che i turisti vadano in aperta campagna in centri dove tutto è spersonalizzato. Difendiamo questo nostro centro commerciale naturale che Sanremo ha già. Oggi è il momento perché questo capovolgimento generazionale si faccia. A breve presenteremo proposte di rilancio, mi auguro che tutti i commercianti si adoperino per far sì che la città si rinnovi, per combattere e fare concorrenza all’apertura di questi centri . Oltre a dare servizio, con i negozi teniamo le vie illuminate e più sicure”.

“L’apertura di centri del genere crea un turismo mordi e fuggi – conferma Gianluca Berlusconi, presidente Confcommercio Bordighera -  Il consumatore dell’outlet esce dall’autostrada va all’outlet e riparte e se ne va, non c’è un beneficio sulla città. Va bene, creano 200 posti di lavoro ma quanti ne perdiamo in centro? e poi gli impieghi, con quale tipo di contratto? Così impoveriamo nostro territorio e se chiudono i negozi  i Comuni perdono le entrate”.

“Ventimiglia soffre una crisi forte,  ha un turismo pendolare di francesi che vivono la crisi. Se nascesse un centro con una gamma di negozi di ogni genere, target prezzi ampia, si creerebbe la fotocopia del centro che esiste già. Il Parco Roya dovrà avere uno sviluppo ma l’accordo era creare superfici estese da evitare frazionamento negozi. Speriamo che ci sia un confronto con la politica e le amministrazioni su destinazione di queste aree, perché qui decidiamo il destino di Ventimiglia” ha aggiunto a nome della città di confine, il presidente Simone Piccolo.  “Quando si ragiona su grosse strutture di vendita ragiona in senso provinciale – ricorda Marco Gorlero Ascom Confcommercio – anche ad Imperia in passato si è parlato di insediamenti di grosse strutture ma è tutto fermo, di  aree dismesse ce ne sono ma puntiamo alla rivitalizzazione dei centri storici, ad un’azione comune di promozione e riqualificazione, di programmazione sul turismo ad hoc per il nostro territorio”.

“Noi siamo stati i primi in provincia ad essere terre di conquista delle grosse catene commerciali – ha commentato Massimo Giuffra, presidente Confcommercio Arma di Taggia - nel 2005 sono stati aperti 5 grossi punti vendita sia food che gallerie commerciali, ferramenta, etc. I centri di Arma e di Taggia hanno visto la chiusura di molte botteghe, magazzini sfitti, negozi che non ci sono più.  La città si è spopolata e i centri commerciali sono diventati centri di aggregazione per giovani e anziani, la città si è svuotata. Anche i bar si sono svuotati. Quando aprono centri tutti vediamo qualcosa di positivo,ma oggi l’occupazione è di 80 unità altro che 300, i lavoratori sono dati a cooperative e non sono direttamente dipendenti. Al primo aspetto  va tutto bene, finito fuoco di paglia, arrivano le problematiche al tessuto commerciale sul territorio”.

“Oggi c’è la necessità di proporsi ai consumatori con un’offerta globale, non che tutti vendano la stessa cosa. Se io entro a Sanremo devo avere un’immagine di marketing territoriale comune coordinata. Devo trovare benefits dati dalla collettività del centro per promozioni e altri aspetti – ha ribadito Lupi – certo che se arrivo qui e trovo piazza Mameli vuota.. questo non è un ragionamento da centro commerciale! La pubblica amministrazione deve fare la sua parte. L’outlet non risolve l’economia di una città o il problema del reddito dei cittadini, è un’altra offerta, noi siamo per risolvere i problemi della città”.

Silvia Iuliano

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