Il piano finanziario della ‘Porto di Imperia’ è stato fermato per alcune settimane, per un avviso dell’Agenzia delle Entrate, per 142 milioni. Questo il punto principale delle dichiarazioni rilasciate oggi dall’Amministratore dell’approdo imperiese, all’indomani dell’assemblea dei soci.
Secondo i professionisti del porto, ha confermato Giuseppe Argirò, le pretese erano inammissibili: “Ed erano infondate anche per il tribunale e del consulente del tribunale stesso. Gli avvisi di accertamento sono partiti a luglio e precedevano addirittura un sequestro, che avrebbe consentito la continuità azienda. Un sequestro poi dichiarato illegittimo. Non è normale che in un paese si emettano 4 avvisi, che possono portare la chiusura di un’azienda importantissima per la città, e che poi vengono dichiarati infondati. Noi abbiamo avuto il coraggio e la forza di contrastare queste azioni. Abbiamo così deciso di concordare bonariamente l’Agenzia delle Entrate, i cui responsabili si sono dichiarati sempre molto disponibili a lavorare su questo. Vista la delicatezza del tema si sono svolte anche alcune riunioni con i dirigenti nazionali dell’Agenzia delle Entrate. Questi però hanno evidenziato come fosse impossibile fare una conciliazione, visti alcuni reati fiscali vecchi, che riguardano il porto”.
Argirò ha poi evidenziato il suo pensiero su quanto successo: “Io ritengo che la ‘Porto di Imperia’ può essere una società truffata, oppure c’è una correità tra la ‘Porto’ e ‘terzi’ per reati fiscali. Il problema vero riguarda questi avvisi di accertamento (che risultano infondati) non sono ancora stati definiti. L’Agenzia delle Entrate, dopo una analisi approfondita sulla vicenda, ha considerato le nostre argomentazioni non proprio infondate, dandoci una sua disponibilità. Su questo stiamo lavorando da 3 o 4 mesi. Siamo una società che versa 5 milioni l’anno all’erario e ci sembra proprio di essere in mezzo alla burocrazia, che emette degli atti e fa fatica a discuterli”.
Il piano industriale e finanziario, quindi, sarebbe stato fortemente penalizzato da queste vicende, in particolare gli avvisi dell’Agenzia delle Entrate. Giuseppe Argirò ha anche confermato di esseree pronto a valutare la possibilità di prendersi la responsabilità di mandare avanti il piano finanziario, mantenendo ‘pendente’ il giudizio dell’agenzia: “E’ chiaro che se il tribunale ci desse torto ci dovremmo fermare, ma sarebbe un peccato fermarsi di fronte ad una pretesa infondata. Io sono pronto a prendermi questa responsabilità, anche se dovranno essere fatte delle verifiche tecniche in pochi giorni. Nel frattempo, sul piano giuridico, le transazioni sono definitiva ed ho convocato un’assemblea dei soci per il 16 aprile. All’ordine del giorno l’illustrazione delle transazioni e del piano industriale ed azione di responsabilità nei confronti degli amministratori della ‘Porto di Imperia’.”
Intanto Argirò ha anche parlato del lavoro che sta svolgendo l’attività: in ambito tecnico, relativo al deposito dell’atto 173 e presentato dai Commissari al Tribunale di Imperia. L’altro più ampio, relativo al piano di salvataggio che si sta portando avanti.
“Il 173 depositato – ha detto - riguarda l’analisi del piano concordatario presentato il 20 marzo 2013, facendo una disamina di quanto depositato dalla ‘Porto di Imperia’. I Commissari l’hanno definita una ‘domanda aperta’ anche se datata. Rivendico con forza che il nostro agire è sempre stato trasparente e, con questo principio, abbiamo presentato un piano per salvarsi, così come la concessione demaniale, anche se dovevano risolversi alcuni problemi, tra cui la transazione con ‘Acquamare’ ed il sistema bancario. Erano stati evidenziati potenziali rischi sui 4 avvisi di accertamenti, emessi dall’Agenzia delle Entrate, senza dimenticare la proroga della concessione del Comune. Abbiamo impostato una proposta ‘aperta’ per poter salvare questa struttura, anche in funzione dell’importanza della stessa, come evidenziato anche dal tribunale. Avrei preferito che anche altri si fossero espressi come il Tribunale. I Commissari hanno sottolineato che, dopo i rilievi tecnico-contabile, anche con la nuova domanda concordataria (con una nuova attestazione), se non si sciolgono le tre incognite, è inutile presentarla In questa vicenda la cosa più importante in assoluto è che il garante della procedura sia il tribunale di Imperia, che ha dimostrato grande autorevolezza e capacità. Io mi affido con fiducia nelle mani del tribunale ed il 14 ci presenteremo al tribunale, che darà sicuramente un giudizio corretto, sia in positivo che in negativo. Qualcuno ha detto e scritto che la transazione non esiste, ma non è così. Le transazioni hanno dei contenuti e, se non è stata firmata ad oggi, è perché io ho delle pretese ben note. Noi firmeremo una transazione con ‘Acquamare’ se tutto quanto ha come ‘attivo’ viene dato alla ‘Porto di Imperia’. Una condizione già accettata. Le quote di Acquamare devono essere ‘retrocesse’ ad un euro. La transazione, quindi, è stata già condivisa anche se ne esiste un’altra con i nostri creditori. La ‘Porto di Imperia’ deve avere le risorse sufficienti per il completamento della struttura, senza intaccare il patrimonio attuale. In più bisogna avere un ‘quid’ risarcitorio, che possano garantire una patrimonializzazione. In questa difficile trattativa, seppur condivisa con ‘Acquamare’, si inserisce il difficile tema del sistema bancario. Una settimana dopo il mio insediamento avevo scritto una lettera alle banche, contestando la validità dell’ipoteca e contestando il modo con cui il finanziamento era stato gestito. Stessa contestazione fatta negli ultimi tempi dall’ingegner Lunghi. Secondo il pool di banche era invece validamente costituita e, allora, cosa si deve fare? Attendere 10 anni una decisione della Cassazione? Non ne abbiamo il tempo e, quindi, il tribunale ha confermato che sia necessaria una transazione. Questa è un’operazione immobiliare e, quindi, ci vuole una perizia che è stata autorizzata il 7 dicembre scorso, dal tribunale. La perizia fatta sul porto ‘completato’ è intorno ai 400milioni ed è il presupposto al piano industriale. Sicuramente la procedura è aperta da troppo tempo e noi condividiamo l’accelerazione dei Commissari”.
Il fallimento della ‘Porto di Imperia’ è una sciagura ed avrà una ripercussione drammatica per il completamento dell’opera. Per questo serviranno anni per la progettazione e la gara europea. Senza dimenticare chi ha comprato un posto barca (i veri finanziatori del porto) con la propria liquidazione e non può permettersi di ricomprarlo o di intentare una causa. “Pur pagando regolarmente stipendi e fornitori – ha terminato Argirò – stiamo gestendo una serie di problemi, tra cui centinaia di cause, stiamo andando avanti il porto in un vero e proprio ‘mare di tempesta’. Ci auguriamo che, avendo lavorato ad un piano sostenibile per il completamento. Sarebbe un peccato che, per atteggiamenti di terzi o per burocrazia varia, questo processo si debba interrompere, creando effetti devastanti”.












